Intervista esclusiva de Il Cittadino Canadese a Roby Facchinetti, Dodi Battaglia, Red Canzian e Riccardo Fogli, attesi il 27 novembre al Théâtre Rialto di Montréal. Tra ricordi, amicizia, nostalgia e grandi successi, i quattro artisti raccontano il segreto di una musica che continua a unire le generazioni e a far sentire a casa gli italiani nel mondo

MONTRÉAL – Sessant’anni di carriera, oltre 400 canzoni e una storia che ha attraversato epoche, mode e generazioni, lasciando un segno indelebile nella musica italiana. I si preparano a tornare a Montréal dopo oltre quarant’anni: l’appuntamento è per venerdì 27 novembre, alle 20, al Théâtre Rialto, con lo spettacolo La Nostra Storia, che celebra il 60º anniversario della band nata a Bologna nel 1966. In vista dell’atteso concerto, Il Cittadino Canadese ha intervistato in esclusiva i quattro protagonisti: Roby Facchinetti, Dodi Battaglia, Red Canzian e Riccardo Fogli. In una conversazione di circa 18 minuti, gli artisti hanno ripercorso il segreto della loro longevità musicale, il rapporto con il pubblico italiano all’estero, i ricordi delle tournée nordamericane e le aspettative per il ritorno nella metropoli quebecchese. Non sono mancati i riferimenti alla nostalgia, alla forza delle canzoni che uniscono le generazioni, all’amicizia e al ricordo degli storici autori Valerio Negrini e Stefano D’Orazio, quest’ultimo batterista del gruppo, scomparso nel 2020 per complicazioni legate al Covid-19. Ecco cosa ci hanno raccontato.
ROBY FACCHINETTI
Siete nati a Bologna nel 1966. Sessant’anni di successi, attraversando mode, epoche e cambiamenti. Qual è il segreto di una carriera così straordinaria? “Innanzitutto la musica che facciamo è stata il grande collante. Abbiamo sempre condiviso una musica che piaceva prima di tutto a noi. E poi siamo quattro persone di città e mentalità diverse. Credo che nella nostra storia sia accaduta una serie di miracoli: il fatto che ci siamo incontrati, che abbiamo sempre condiviso quello che amavamo e che siamo riusciti a dare il massimo di noi stessi. Dopo sessant’anni siamo ancora qui e tra pochi giorni arriveremo in Canada a portare la nostra musica. È anche questo è un miracolo!”. Mia madre è cresciuta con Tanta voglia di lei (1971), mentre io adoro La donna del mio amico (1996), nella quale mi sono personalmente riconosciuto. Due canzoni separate da 25 anni: come riuscite a emozionare generazioni così diverse? “La canzone è sempre un grande matrimonio fra musica e testo. Il nostro poeta Valerio Negrini ha raccontato sentimenti universali. Tanta voglia di lei parla di un tradimento, mentre La donna del mio amico racconta un amore impossibile, nel quale l’amicizia diventa addirittura più forte dell’amore. I nostri due poeti, Valerio Negrini e Stefano D’Orazio, hanno scritto parole capaci di toccare le corde più profonde dell’emozione. Tante persone ci chiedono come abbiamo fatto a raccontare esattamente quello che stavano vivendo in un determinato momento. È davvero una magia inspiegabile. Ma la musica deve avere anche questa funzione”.
DODI BATTAGLIA
Ci risulta che siate venuti a Montréal nel 1983, ben 43 anni fa. Che ricordo avete della città e cosa vi aspettate dal concerto del 27 novembre? “Non siamo certissimi dell’anno, ma il periodo è quello. Torniamo molto volentieri in una città bellissima, che ci ha sempre accolti con grande calore e affetto, piena di italiani. Ci aspettiamo un’accoglienza straordinaria. Siamo carichi e desiderosi di tornare a suonare a Montréal. Io poi sono particolarmente legato al Canada perché il marito di mia figlia è canadese, di Vancouver. Manchiamo da troppo tempo, bisogna proprio che ci aggiorniamo!”. In sessant’anni la musica è cambiata tantissimo. Anche il vostro pubblico è cresciuto con voi. Esiste una differenza tra i fan italiani in patria e quelli che vivono all’estero? “La musica è cambiata moltissimo, ma noi siamo rimasti fedeli alla nostra matrice iniziale, molto italiana, romantica, tradizionale, pur essendo sempre attenti alle novità musicali nel mondo. Fino a una ventina di anni fa, quando venivamo in Canada o negli Stati Uniti, spesso acquistavamo strumenti che allora era difficile trovare in Italia. Erano occasioni di grande curiosità e rinnovamento. Anche il pubblico è cresciuto con noi, è cambiato il mondo e il modo di vivere lo spettacolo. Noi abbiamo affrontato temi profondi, dal tradimento alla diversità, sempre in maniera garbata e gentile. La curiosità e la voglia di evolverci fanno parte del nostro DNA”.
RED CANZIAN
Avete inciso oltre 400 brani. Se dovessi sceglierne uno da dedicare agli italiani emigrati, lontani dalla propria terra, quale sarebbe? “Direi Uomini soli, perché racchiude anche la solitudine di chi vive lontano da casa. È un perfetto matrimonio tra musica e parole. Ma la solitudine non deve essere necessariamente triste: a volte è una scelta, fa parte del percorso della nostra vita. Credo sia la canzone adatta a chi, da Montréal o dal Canada, ogni tanto pensa con nostalgia alla Calabria, al Veneto, alla propria terra”. Montréal è una città multiculturale, dove convivono italiani, francofoni, anglofoni e tante altre comunità. Sperate di conquistare anche chi non parla italiano, attraverso la forza delle vostre armonie? “Sono entrato nei Pooh nel 1973 e dopo appena dieci giorni eravamo già in tournée in Canada e Stati Uniti. Allora il pubblico aveva un accento molto più simile a quello di un paesano in Calabria, che a quello di Toronto! Oggi le cose sono cambiate: gli italiani si sono sposati con canadesi e americani… Montréal, poi, è una città molto europea, più di Toronto o Vancouver, anche per la lingua e l’architettura. Mi aspetto, quindi, un pubblico molto variegato. La cosa bella sarà allargare la nostra cerchia e conquistare anche chi conosce meno la nostra storia, attraverso l’esecuzione, la performance e la forza del concerto. Ci divertiremo, vedrai”.
RICCARDO FOGLI
Il pubblico di Montréal non vede l’ora di rivedervi. Puoi anticiparci qualche sorpresa? Quante canzoni proporrete e quanto durerà lo spettacolo? “Questo è un mistero! La vita dei Pooh è un mistero, ma un mistero meraviglioso. Credo che sceglieremo canzoni che vi lasceranno con il cuore che batte a mille all’ora, credimi! Sono felicissimo di vivere questo viaggio con i miei fratelli Pooh. A volte li guardo quasi da fuori e ogni sera provo una grandissima emozione”. Sessant’anni di storia significano anche cambiamenti, separazioni e ritorni. Tu sei uscito dal gruppo e poi sei rientrato. Come vedevi i Pooh dall’esterno e cosa ha significato ritrovare i tuoi compagni? “La verità è che quando sei un Pooh, rimani Pooh per tutta la vita. Sei affezionato a quello che hai fatto con loro, ma anche a quello che continuano a fare senza di te. È una grande famiglia. Poi c’è stata questa reunion, con me e soprattutto con Stefano D’Orazio. Stefano, che salutiamo ogni sera insieme a Valerio Negrini, i nostri poeti. È una famiglia allargata, piena di amore e romanticismo. E ve ne accorgerete ascoltando il nostro concerto”. Quattro artisti, sessant’anni di storia e un entusiasmo immutato. I Pooh si preparano a riabbracciare il pubblico di Montréal, promettendo una serata ricca di musica, ricordi ed emozioni.






