
MONTRÉAL – Il Cittadino Canadese ha avuto il piacere di incontrare una critica italiana di fama internazionale, invitata dall’Istituto Italiano di Cultura di Montréal come membro della giuria nell’ambito delle Rencontres internationales du documentaire de Montréal (RIDM) 2025, che si sono svolte dal 20 al 30 novembre. Paola Casella è giornalista per il gruppo Rizzoli Corriere della Sera, nonché critica cinematografica per MYmovies. Fa parte del comitato editoriale di Cinecritica e del comitato di selezione dell’Italian Association of Film Critics (FIPRESCI). È inoltre vicepresidente e delegata nazionale italiana della FIPRESCI, la Federazione internazionale della stampa cinematografica, e direttrice artistica dell’associazione culturale italiana Rete degli Spettatori. Fa parte dei votanti per i Golden Globes, i David di Donatello e i Nastri d’Argento. È membro del comitato scientifico del Premio Fiesole ai Maestri del Cinema e del comitato di selezione del Premio Solinas per la migliore sceneggiatura. Si è inoltre occupata della selezione della Settimana Internazionale della Critica (SIC) nell’ambito della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia. Come presidente della FIPRESCI è stata anche membro della giuria al Festival di Cannes. Paola Casella è infine docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e formatrice per i ministeri italiani della Cultura e dell’Istruzione. Ha intervistato i grandissimi, come Vittorio Gassman, Ennio Morricone, George Clooney, Meryl Streep, Martin Scorsese, Stanley Tucci – “è venuto a casa mia per farsi intervistare, gentilissimo” – Francis Ford Coppola, Paola Cortellesi, Claudia Cardinale, Giancarlo Giannini, Sergio Castellitto, Pierfrancesco Favino, Elio Germano, Monica Bellucci – “È molto più semplice e alla mano di quanto si possa pensare” – Roberto Benigni, Paolo Sorrentino…

Da dove è cominciata questa passione e come si è sviluppata negli anni? “Io sono di Milano, ma a 18 anni sono andata negli Stati Uniti e ho studiato alla Boston University. Sono poi rientrata in Italia, installandomi a Roma, dove ho seguito un master in sceneggiatura della RAI. Ma volevo conoscere la materia dall’interno per analizzarla, piuttosto che scrivere film. La mia vera vocazione è sempre stata il giornalismo, parlare di cinema, ma adesso anche di serie, perché tanti registi di cinema ormai si sono convertiti a quello, il prodotto è cambiato. Se qualcuno mi chiede una consulenza per la sua produzione, ovviamente poi non posso fare io la critica di quel film…”.
Tra i libri che ha scritto, c’è Hollywood Italian, sulla stereotipizzazione degli italiani nel cinema americano… “Da giovane, quando ero negli USA, mi sono accorta che c’erano delle aspettative precise su di me: che parlassi a voce alta, che gesticolassi, che fossi molto emotiva, passionale, impulsiva, chiassosa, tutte cose che in realtà non fanno parte del mio carattere o della mia educazione. C’era grande simpatia verso gli italiani, ma molti cliché nell’immaginario e un pregiudizio portato avanti anche dal cinema, soprattutto dal sottogenere sulla mafia. Quel libro tratta l’argomento dall’inizio del cinema fino al 1998, proprio alla vigilia dei The Sopranos…”.
E come è arrivata a Montréal, in Canada? “La FIPRESCI ha una collaborazione con il festival del documentario e io come vice-presidente sono stata una delle tre nella giuria della sezione Compétition Nouveau Regards, insieme ad una belga e un quebecchese. Mi sono trovata benissimo, tra persone educate, competenti, serie, organizzate, con una selezione di alto livello e davvero internazionale, ma un’atmosfera molto informale. È stata la mia prima a volta a Montréal e l’ho adorata. Alla fine, abbiamo votato per Soul of the foot di Mustafa Uzuner, uno sperimentale tra politica e famiglia girato tra Canada e Turchia”. Quest’anno, grazie al sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura di Montréal, anche un film di produzione italiana ha partecipato alla 28ª edizione del RIDM 2025, nella sezione Compétition Internationale Longs Métrages: Waking Hours, di Federico Cammarata e Filippo Foscarini, a tema sociologico, sui diritti umani e le migrazioni, presentato alla Cinémathèque Québécoise.





