Roma, 27 ott. (askanews) – In relazione al comunicato diffuso dallassemblea dei redattori di Askanews e alla proclamazione dello sciopero, lAzienda ritiene doveroso precisare, con estrema forza e chiarezza, alcuni elementi, al fine di ripristinare la verità dei fatti ed evitare che una vicenda di natura meramente disciplinare venga strumentalizzata e rappresentata in termini del tutto impropri e falsi, facendo riferimento, ad esempio, alla limitazione dellautonomia dei giornalisti, che in nessun modo, neanche indirettamente, viene intaccata.
Purtroppo, dobbiamo constatare che la nota è assolutamente priva di fondamento e veridicità. LAgenzia Askanews rappresenta, senza ombra di dubbio, un esempio e un modello in termini di indipendenza e garanzia dellautonomia dei giornalisti.
Nessuna ingerenza o pressione esterna ha mai limitato la libertà professionale dei nostri giornalisti, come gli stessi, del resto, sanno benissimo. Appare quindi assai poco credibile sostenere che lAgenzia abbia potuto licenziare per giusta causa un proprio giornalista per pressioni esterne. Peraltro, tale ricostruzione risulta ancor meno plausibile se si considera che il giornalista licenziato non si occupava di politica, economia o di altri settori per i quali si sarebbe potuto anche solo ipotizzare un possibile condizionamento dellattività professionale.
Le ragioni del licenziamento attengono esclusivamente a un comportamento individuale, disciplinarmente rilevante in ogni contesto aziendale, che non riguarda in alcun modo lesercizio della professione giornalistica, ma esclusivamente azioni soggettive tenute in costanza di rapporto e nellambito delle relazioni maturate in ragione del proprio lavoro circostanza, semmai, aggravante , in dinamiche del tutto estranee al libero e autonomo svolgimento della professione e tali da compromettere irrimediabilmente il rapporto fiduciario tra dipendente e Azienda.
Né può essere trascurata una circostanza che appare significativa anche rispetto alla ricostruzione oggi proposta: se il collega avesse realmente ravvisato nella vicenda una lesione della propria autonomia professionale, sarebbe quantomeno singolare che, in sede di contestazione disciplinare, pur potendo chiedere di essere sentito con lassistenza del CDR o di rappresentanti sindacali, non abbia ritenuto di avvalersi di tale facoltà.
Il CDR e lassemblea avrebbero inoltre ben potuto approfondire il contesto e le ragioni del provvedimento, qualora avessero richiesto o accettato un confronto. Una richiesta di chiarimenti non è mai stata avanzata dal CDR come sarebbe stato prassi fare né prima della riunione dellassemblea né successivamente, né formalmente né informalmente. A fronte di ciò, lAzienda ha invece manifestato più volte la propria disponibilità, già dal giorno successivo al licenziamento, a un incontro sia con il CDR sia, se necessario, con lintera assemblea. Unofferta che non ha avuto seguito.
Si chiarisce una volta per tutte che il provvedimento adottato nei confronti del collega è lesito di una procedura disciplinare individuale, fondata su fatti accertati e comprovati. Al di là della lettura soggettiva fornita dallinteressato e delle ragioni da lui addotte a giustificazione della propria condotta, la circostanza fondamentale alla base del provvedimento non è stata sostanzialmente smentita. Non vi è stata, pertanto, alcuna pressione esterna: le ragioni del licenziamento si fondano su fatti accertati e sulla valutazione autonoma della loro rilevanza disciplinare da parte dellAzienda.
È pertanto fuorviante e scorretto rappresentare il licenziamento come una decisione determinata da pressioni esterne o come il risultato di una scelta aziendale volta a privilegiare una relazione commerciale rispetto alla tutela di un giornalista. Tale rappresentazione non è solo falsa e strumentale, ma rappresenta un inaccettabile vulnus alla rispettabilità e alla reputazione di questa Agenzia.
Le specifiche garanzie di cui gode il giornalista rispetto agli altri lavoratori dipendenti, anche nellambito della disciplina del rapporto di lavoro, trovano la loro giusta ragione nella fondamentale tutela della libertà di stampa e, quindi, dellautonomia professionale del giornalista. Un principio che Askanews ha sempre considerato irrinunciabile e che la propria storia testimonia.
Proprio perché sia preservato il valore fondamentale di tale prerogativa, essa non può trasformarsi in una pretesa di impunità disciplinare, né può essere invocata per sottrarre alla valutazione del datore di lavoro comportamenti individuali estranei allesercizio della professione giornalistica. Una simile strumentalizzazione rischia di svilire il significato stesso delle garanzie riconosciute alla categoria e di trasformare la tutela dellautonomia professionale in una difesa corporativa del singolo, in assenza di un effettivo nesso con un interesse collettivo della categoria o dellassemblea dei redattori.
LAzienda rispetta il diritto dei giornalisti di esprimere le proprie valutazioni, di manifestare dissenso rispetto alle decisioni aziendali, di esprimere solidarietà a un collega e di formulare valutazioni, anche critiche, sullentità della misura disciplinare adottata. Tuttavia, in mancanza di un interesse collettivo concretamente individuabile, lo sciopero, proclamato in solidarietà con il singolo lavoratore, potrebbe configurarsi come uno sciopero di mera solidarietà e, come tale, sollevare seri dubbi sulla propria legittimità.
Resta ferma, ancora una volta, la disponibilità a un confronto serio e rispettoso, fondato sulla conoscenza dei fatti e sulla distinzione tra le legittime posizioni delle parti e le circostanze oggettive della vicenda.
La tutela dellautonomia giornalistica e il rispetto delle regole che disciplinano i rapporti di lavoro non sono principi contrapposti: entrambi richiedono responsabilità, correttezza e rispetto dei fatti.
