Roma, 5 nov. (askanews) – Costruire una nuova cultura di pace attraverso il cinema, la riflessione sul modello di sviluppo economico e la mobilitazione della società civile. E’ questo l’obiettivo della 18ma edizione del Festival del cinema dei diritti umani di Napoli, in programma dal 9 al 20 novembre, che quest’anno sarà dedicata ai temi dello sviluppo umano e dello sviluppo integrale, con particolare attenzione al rapporto tra conflitti, disuguaglianze e sostenibilità.
La manifestazione parte dalla constatazione che le diplomazie internazionali non riescono a contenere le guerre in corso e che la crescente competizione economica globale sta mettendo in discussione gli equilibri internazionali. Secondo gli organizzatori, la corsa all’accaparramento delle risorse naturali e delle fonti energetiche, insieme all’espansione delle spese militari, rischia di compromettere non soltanto la stabilità internazionale, ma anche la sopravvivenza stessa dell’umanità.
“Costruire una nuova Cultura di Pace è un obbligo urgente, imposto dal modello di sviluppo dominante, non più una opzione per anime belle; è l’unico modo per rallentare la corsa verso il conflitto mondiale”, si legge nel documento di presentazione del Festival, che richiama la necessità di riformare le Nazioni unite e rilanciare il multilateralismo, la cooperazione internazionale e la tutela dei diritti umani.
Per gli organizzatori, i governi e le istituzioni internazionali non sono più in grado di garantire da soli la pace. Diventa quindi indispensabile coinvolgere direttamente la società civile, a partire da due obiettivi: fermare il riarmo e i conflitti attraverso una mobilitazione internazionale e promuovere una riforma delle istituzioni sovranazionali, accompagnata da una revisione dei modelli di sviluppo fondati sulla competizione economica senza limiti.
Al centro dell’edizione 2026 ci saranno dunque i concetti di sviluppo umano e sviluppo integrale, elaborati negli ultimi decenni nell’ambito delle Nazioni unite e rilanciati anche dalla Chiesa cattolica. Il Festival intende promuoverne la conoscenza al di fuori degli ambienti specialistici, coinvolgendo scuole, università, docenti e cittadini in un percorso di educazione collettiva.
In questo processo, sottolineano gli organizzatori, cinema, letteratura, teatro e arte possono svolgere un ruolo fondamentale, contribuendo a raccontare le conseguenze delle disuguaglianze e dei conflitti e a immaginare alternative. È una vocazione che il Festival porta avanti da vent’anni, dando spazio attraverso il cinema alle storie delle popolazioni più povere e alle conseguenze degli squilibri economici globali.
L’appuntamento di Napoli, dal 9 al 20 novembre, si propone quindi come un’occasione per considerare la pace non soltanto un ideale, ma un impegno quotidiano, fondato sulla partecipazione, sull’educazione e sulla responsabilità collettiva. “Vi aspettiamo a Napoli per apprendere e vivere la Cultura di Pace come impegno, come speranza, come emergenza. Con il Cinema dei Diritti Umani”, conclude il documento.





