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Musumeci e la morte del figlio: “Sono tornato a fare politica perché voleva la facessi, del dolore ho fatto energia”

(Adnkronos) – Quando muore un figlio “o impazzisci e ti chiudi nel tuo mutismo, nel tuo silenzio, ti isoli dal mondo o, altrimenti, del dolore fai energia. Lo elabori. Mio figlio voleva che io facessi politica. E allora ho pensato che lui sarebbe felice se io fossi tornato a fare politica”. E’ il racconto, doloroso, del ministro Nello Musumeci, alla festa di Gioventù nazionale, della morte del figlio Giuseppe, di 30 anni. E di come ha deciso di continuare a fare politica. 

“Se perdi un genitore, sei un orfano. Se perdi un coniuge – ha detto – sei un vedovo, se perdi un figlio nella lingua italiana non c’è un termine. Non esiste, non è previsto proprio, perché è contro natura. È normale che un figlio accompagni il genitore al cimitero. Assurdo che un genitore accompagni il figlio al cimitero. Il figlio accompagna il padre al cimitero perché è nel ciclo biologico. Al contrario, no. Perché quando un padre lascia un figlio al cimitero dopo il funerale lì rimane anche un pezzo di genitore. E allora come fai di fronte a questo destino così ineluttabile? Hai due soluzioni: o impazzisci e ti chiudi nel tuo mutismo, nel tuo silenzio, ti isoli dal mondo o, altrimenti del dolore fai energia. Lo elabori. Mio figlio voleva che io facessi politica. E allora ho pensato che lui sarebbe felice se io fossi tornato a fare politica, perché fu l’unico momento nel quale io avevo deciso di mollare tutto. Perché ti crolla il mondo addosso. E lì hai bisogno del coraggio. Il coraggio di riprendere la vita ogni giorno”.  

“Devi trovare il coraggio per andare avanti e mi sono risollevato – dice – E ho trovato la forza per tornare a fare politica e mi sono candidato alla Regione siciliana proprio qualche anno dopo quella tragedia. Quella tragedia è caduta nel 2013, ma per me è come se fosse accaduta ieri. È una ferita che non si rimargina. Ecco allora il coraggio di affrontare il destino, la paura che tutto crollasse”. 

E dice: “La prospettiva del domani, la paura di chiudermi nel mio dolore mi ha dato il coraggio per ricominciare quindi il coraggio non sempre è scontato ma anche quando credi di non averlo. C’è qualcuno che ti aiuta a trovarlo ed è importante purché sia un coraggio razionale”. 

 

 

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