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Midterm, le sfide che decideranno il futuro dei progressisti Dem

Roma, 30 ott. (askanews) – “Una società diventa grande quando gli anziani piantano alberi alla cui ombra sanno che non siederanno mai”: questo il commento che campeggiava sulla fotografia pubblicata un anno fa dal senatore progressista del Vermont, Bernie Sanders, che lo mostrava accanto a Zohran Mamdani, il nuovo sindaco di New York proveniente dalla sinistra progressista e socialista americana. Sanders si era candidato alla presidenza degli Stati Uniti nel 2016 e nel 2020 ed entrambe le volte non era riuscito a vincere le primarie dei Dem, a causa della cosiddetta ‘eleggibilità’, ossia della capacità di un candidato di area progressista di vincere le elezioni. Dopo la vittoria di Mamdani a New York, sono poi emersi dalle primarie del partito democratico volti nuovi rispetto a politici di lungo corso, con campagne incentrate sulla tassazione dei più ricchi, sul taglio alle spese militari e sulla promozione di programmi finanziati dallo Stato, come l’assistenza sanitaria universale e l’accesso all’edilizia abitativa.

Successi che rientrano in un contesto in cui gli elettori democratici si definiscono sempre più spesso ‘liberal’ (progressisti), auspicando un orientamento analogo anche da parte dei candidati del proprio partito, stando a un sondaggio condotto lo scorso agosto da Reuters/Ipsos. Dalla ricerca era emerso che la quota di democratici che si autodefiniscono ‘liberal’ è salita al 71%, rispetto al 55% del 2012, mentre la percentuale di quanti si considerano ‘conservatori’ è scesa dal 33% al 16%. Nello stesso sondaggio più di sette democratici progressisti su dieci hanno affermato che è ‘essenziale’ che i candidati del partito sostengano un aumento delle tasse su aziende e miliardari, così come un sistema sanitario pubblico universale.

I candidati di sinistra ritengono anche che il loro programma e la maggiore attenzione posta sulla classe lavoratrice stiano facendo presa anche sui moderati e sui Repubblicani. E qualora dovessero imporsi alle midterm, è molto probabile che interpreteranno il risultato come un mandato da parte dell’elettorato per portare avanti le loro politiche di sinistra al Congresso. Un eventuale insuccesso, tuttavia, consentirebbe invece all’establishment democratico di continuare a sostenere che gli elettori moderati e indipendenti preferiscano politici centristi. Un’impostazione che ostacolerebbe molto probabilmente i progressisti che puntano a giocare un ruolo nella corsa alla candidatura presidenziale democratica del 2028.

In una recente intervista al New York Times, Sanders ha detto di essere impegnato “a fare tutto il possibile affinché i democratici tornino a controllare la Camera e il Senato”, precisando di essersi speso in particolare a sostegno dei democratici progressisti in quattro sfide per il Senato dall’esito incerto: Michigan, Maine, Minnesota e Florida. Secondo il senatore del Vermont, per la vicegovernatrice Peggy Flanagan, in Minnesota, si prospetta “una sfida più ardua di quanto molti pensino”, mentre in Florida Angie Nixon potrebbe riuscire in un’impresa inaspettata: “Non mi sorprenderebbe affatto se vincesse”.

Il Nyt ha evidenziato alcune delle competizioni elettorali ritenute un banco di prova per la tenuta del movimento progressista:

SFIDE IN CUI I DEMOCRATICI SONO FAVORITI

Peggy Flanagan, vicegovernatrice del Minnesota candidata al Senato, appare favorita in uno Stato che la vicepresidente Kamala Harris conquistò alle presidenziali del 2024 con uno scarto di quattro punti percentuali rispetto a Donald Trump. Tuttavia, la sua campagna è stata segnata da un grave scandalo per frode. La sua avversaria repubblicana, Michele Tafoya, ex commentatrice sportiva per la Nfl, ha cercato di accreditarsi come figura moderata, in contrapposizione al sostegno esplicito di Flanagan a ‘Medicare for all’ e ad altre sue posizioni di sinistra. Se Flanagan dovesse vincere le elezioni, diventerebbe la prima donna nativa americana a sedere al Senato degli Stati Uniti.

Bob Brooks, vigile del fuoco in pensione e leader sindacale, è considerato leggermente favorito nella corsa per il settimo distretto della Pennsylvania. Progressista che ha ottenuto fin da subito appoggi trasversali, tra cui quelli di Sanders e del governatore della Pennsylvania Josh Shapiro, Brooks sfida il deputato repubblicano Ryan Mackenzie.

Manny Rutinel, ex parlamentare statale in Colorado, tenta di sottrarre il seggio al deputato repubblicano Gabe Evans nell’ottavo distretto del Colorado, un’area a nord di Denver. Evans è considerato vulnerabile, ma Rutinel, dopo aver sconfitto alle primarie un democratico moderato, è finito nel mirino per il suo orientamento politico di sinistra. Già attivista per i diritti degli animali, di recente ha preso le distanze da alcune sue dichiarazioni passate in cui criticava il consumo di carne e latticini.

SFIDE DALL’ESITO INCERTO

Randy Villegas non è un ‘Valleycrat’, ossia un democratico della Central Valley di orientamento da moderato a conservatore, che il partito solitamente candida nel 22esimo distretto della California. Villegas ha sconfitto un moderato alle primarie e ha parlato apertamente della sua vicinanza a Bernie Sanders e del suo sostegno a un sistema sanitario universale. Punta sul fatto che le sue proposte possano fare presa in una delle aree più povere della California, mentre i Repubblicani cercano di dipingerlo come un esponente di una sinistra troppo radicale. La ridefinizione dei confini del distretto, fatto lo scorso anno dai Democratici, potrebbe favorire Villegas nella sfida contro il deputato repubblicano in carica, David Valadao.

Sam Forstag, ex leader sindacale e vigile del fuoco paracadutista, punta a strappare ai Repubblicani il primo distretto del Montana, un seggio vacante nella parte occidentale dello Stato. Durante le primarie ha rivendicato le proprie radici progressiste, citando spesso la sua partecipazione a un comizio di Sanders e facendo campagna elettorale insieme alla deputata Alexandria Ocasio-Cortez. In vista delle elezioni in uno Stato fortemente conservatore, Forstag ha rimosso questi riferimenti dal proprio sito web. Sfida Aaron Flint, veterano dell’esercito e conduttore radiofonico di orientamento conservatore.

Troy Jackson, ex presidente del Senato statale del Maine, ha sostituito lo scorso luglio Graham Platner, un altro esponente progressista, nella corsa per il Senato federale contro la senatrice repubblicana in carica Susan Collins. Si tratta, di fatto, di una sfida tra una moderata e un candidato progressista sostenuto da Sanders; un contrasto che i Repubblicani hanno messo in risalto nel tentativo di mantenere il seggio in uno Stato a forte maggioranza democratica.

Abdul El-Sayed, già direttore sanitario di una contea, è forse la figura progressista di maggior spicco: il suo successo o il suo insuccesso potrebbero essere considerati un indicatore dell’andamento del movimento nel suo complesso. Candidato al Senato degli Stati Uniti per il Michigan, El-Sayed è riuscito a imporsi nonostante decine di milioni di dollari spesi durante le primarie, che lo hanno visto battere un avversario moderato. I Democratici centristi temono che le sue posizioni di sinistra possano favorire il suo avversario repubblicano, Mike Rogers, e costare al partito un seggio fondamentale. Esponenti progressisti, tra cui Sanders e Ocasio-Cortez, hanno partecipato alla sua campagna elettorale, così come l’ex presidente Barack Obama.

SFIDE CHE VEDONO FAVORITI I REPUBBLICANI

Matt Dunlap, revisore dei conti dello Stato del Maine ed ex segretario di Stato del Maine, è sostenuto da ‘Our Revolution’, l’organizzazione di sinistra fondata da ex collaboratori delle campagne elettorali di Sanders. Dunlap punta a mantenere il controllo democratico sul secondo distretto del Maine, un’area rurale attualmente rappresentata dal deputato Jared Golden, un politico molto più moderato che ha deciso di ritirarsi. Secondo gli analisti, il suo avversario repubblicano, l’ex governatore Paul LePage, sarebbe in vantaggio.

Angie Nixon è candidata al Senato in Florida, lo Stato dove nel 2024 il presidente Trump ha vinto con uno scarto di 13 punti percentuali. Membro dei ‘Democratic Socialists of America’, Nixon ha sorpreso l’establishment del suo partito vincendo le primarie; alcuni osservatori ritengono che potrebbe riuscire nell’impresa anche a novembre contro la senatrice repubblicana in carica, Ashley Moody, che appare nettamente favorita.

Justin Pearson, parlamentare statale in Tennessee, è salito alla ribalta politica nel 2023, quando venne espulso dall’assemblea legislativa statale per aver partecipato a una protesta a favore del controllo sulle armi all’interno dell’aula. Con il sostegno di gruppi progressisti come ‘Justice Democrats’, ha sfidato il deputato democratico Steve Cohen per un seggio a Memphis, storicamente una roccaforte democratica. Tuttavia, una ridefinizione dei collegi elettorali, voluta dai Repubblicani, ha trasformato il nono distretto del Tennessee in una circoscrizione che si prevede passerà facilmente sotto il controllo repubblicano; una mossa che ha spinto Cohen ad annunciare il proprio ritiro. Nonostante Pearson parta in svantaggio rispetto al parlamentare statale repubblicano Brent Taylor, i Democratici nutrono ottimismo sulle sue possibilità.

(di Simona Salvi)

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