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Meloni accelera su burqa, in Parlamento già molte proposte Lega e Fdi

Roma, 21 set. (askanews) – La “crociata” contro il burqa e il niqab nelle scuole ha, da oggi, il sigillo della premier Giorgia Meloni. Che ieri, con il suo annuncio a Fenix, la festa di Gioventù nazionale, ha impresso lo sprint per far uscire dai cassetti i progetti di legge in materia che sono stati depositati in Parlamento. La premier non ha specificato se si tratterà di un decreto legge o di un ddl, ma lo ha consegnato all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri di giovedì prossimo. Il primo a gongolare è Roberto Vannacci: su X ha postato un video dal titolo ‘Meloni e il centrodestra inseguono Vannacci’. In mano un ombrellino, come le guide turistiche, “così non vi perdete”.

Dall’inizio della legislatura, il tema di vietare l’uso del velo integrale, è stato messo più volte nero su bianco dalla Lega, poi nell’ottobre dello scorso anno anche il partito della premier, Fratelli d’Italia, ha presentato una legge sul separatismo islamico, in cinque articoli, in una conferenza stampa a Montecitorio con la responsabile immigrazione di Fdi Sara Kelany, l’allora sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, il capogruppo Galeazzo Bignami e il responsabile del programma Francesco Filini, schierati in sala Tatarella. L’articolo 5 vieta l’uso di “indumenti” che coprano il volto o di qualunque mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento di una persona, e quindi il velo integrale, “in luoghi pubblici, aperti al pubblico”, scuole e università, “esercizi commerciali e uffici”.

Nella stessa giornata era arrivata la reazione della Lega di Matteo Salvini: “bene che Fdi ci segua in questa battaglia”. A conferma del derby sempre più serrato sui temi dell’immigrazione, la sicurezza e i rapporti con l’Islam. Un derby proseguito, qualche mese dopo, con un altro ddl depositato anche in Senato dal partito di Matteo Salvini per introdurre il “delitto di costrizione all’occultamento del volto”. Tanti gli emendamenti disseminati qui e là dalla Lega nei diversi decreti sicurezza e ora pure nel ddl che contiene la stretta su acquisto e revoca della cittadinanza, targato Igor Iezzi, in commissione Affari costituzionali della Camera.

Con lo sprint impresso da Meloni, ci sono le premesse affinché la Pdl sul separatismo islamico, a prima firma Kelany, incardinata a gennaio scorso, possa giungere a meta. Forse, visto che non si sa ancora quando si andrà ad elezioni.

Il provvedimento oltre al divieto di indossare il burqa, introduce anche il carcere per chi chiede e produce “certificati di verginità”, innalza le pene per i matrimoni forzati contro chi fa “leva su precetti religiosi”, impone la tracciabilità dei finanziamenti per moschee e luoghi di culto, introduce il reato di chi professa “idee fondate sulla superiorità o l’odio religioso”. A marzo, a questo provvedimento sono state abbinate due proposte della Lega sul radicalismo e le moschee, a prima firma Bordonali e Iezzi (entrambe sottoscritte dall’ex leghista Gianangelo Bof passato nella ‘sporca dozzina’ di Futuro nazionale), che allargano ulteriormente il perimetro degli interventi.

Non è escluso che, però, si preferisca circoscrivere la norma al mondo della scuola legandola solo all’altra proposta lanciata da Meloni: un tetto del 30% di studenti stranieri nelle classi. Ma il responsabile del programma Filini ha puntualizzato che il ministro Valditara “sta lavorando a questo provvedimento da un po’ di tempo” e che “probabilmente si accorperà con altri disegni di legge, tra cui quello di Fdi in discussione alla Camera, che prevede appunto il divieto di burqa e niqab nei luoghi pubblici e non solo nelle scuole. Credo che verrà incardinato dopo la legge elettorale”. Per la candidata sindaco di Milano per la Lega, la vicesegretaria del partito Silvia Sardone, il burqa dovrebbe essere vietato ovunque.

In Italia, contrariamente ad altri paesi europei, a partire dalla Francia, non esiste una legge specifica che vieti il velo integrale per motivi religiosi. La materia è regolata dalle norme generali di pubblica sicurezza ed è disciplianata dall’art. 5 della legge n. 152 del 1975 che vieta l’uso, senza giustificato motivo, di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico. Ed è sul “giustificato motivo” che si è giocata la ‘partita’ in questi anni, con alcune interpretazioni giurisdizionali a favore della legittimità a motivo della convinzione religiosa o culturale.

Mentre le opposizioni attaccano la premier accusandola di demagogia e di fare la campagna elettorale sulla pelle dei bambini, e di spostare il focus dai problemi reali della scuola, il deputato vannacciano Rossano Sasso, il quale a giugno aveva presentato una risoluzione in commissione Cultura contro l’islamizzazione delle scuole, poi approvata, che impegnava il governo a legiferare in tal senso, afferma: “Più Vannacci cresce, più il centrodestra moderato ci insegue e recupera la trebisonda. Bene. Ora barra dritta e subito la legge anti-islamizzazione voluta dal generale Vannacci”.

Tra chi si affida ai dati per capire la complessità dei fenomeni, il portale di informazione scolastica la ‘Tecnica della Scuola’, fa notare l’esiguità del numero delle alunne che in Italia indossano il velo integrale: su quasi un milione di studenti stranieri nelle scuole italiane, poco più di un terzo è legato alla religione musulmana; e si calcola una sola alunna con burqa ogni 660 classi.

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