La leggenda di Dedalo era conosciuta fin dal 1400 A.C. Fu un inventore, un architetto e un genio di fantasia straordinaria. Aveva un atelier ad Atene dove il figlio della sorella, Perdix, lavorava come apprendista. Il successo del giovane fu subito evidente, ma Dedalo non poteva ammettere di avere un rivale. Il ragazzo, osservando una spina di pesce costruì la prima sega, un’invenzione che Dedalo non poteva accettare per l’ingenuità e la deduzione logica. Il povero Perdix fu spinto giù dall’Acropoli di Atene dallo zio. La dea Atena, però lo salvò trasformandolo in una pernice. Dedalo fu processato e condannato.
Per evitare la prigione, si rifugiò a Creta dove cominciò a lavorare per il re Minosse. E qua arriva la parte più scabrosa della storia. Minosse aveva ricevuto dal dio Poseidone un toro bianco con l’ingiunzione di sacrificarlo sull’altare del dio stesso. Il re però lo tenne per sé e ne sacrificò un altro. Immaginate la furia di Poseidone! Per vendicarsi cercò l’aiuto di Afrodite, la dea dell’amore, e assieme riuscirono a far invaghire Pasifae, moglie di Minosse, del toro bianco. Certo l’accoppiamento oltre che innaturale presentava dei problemi logistici. Come risolvere il problema e soddisfare la smania della donna? Dopo le insistenze di Pasifae, Dedalo costruì una giovenca di legno coperta da una vera pelle di mucca e aiutò la donna a nascondersi dentro…

Così nacque il Minotauro, a metà toro e a metà uomo. Minosse ordinò a Dedalo di costruire un labirinto per rinchiudervi la bestia, poi, per vendetta, lo chiuse nella costruzione assieme al figlio Icaro. I due non potevano lasciare l’isola per mare perché tutte le imbarcazioni erano sorvegliate e ispezionate, né potevano nascondersi perché tutte le vie terrestri erano controllate. Dedalo raccolse delle piume di uccelli e con la cera costruì delle ali. Il monito di non volare troppo in alto non fu ascoltato da Icaro, che, inebriato dal volo, si avvicinò al sole facendo così sciogliere la cera. Senza più sostegno, il giovane precipitò nel mare e annegò. Sembra che mentre Dedalo seppelliva il figlio, una pernice lo derise a vendetta di ciò che aveva fatto a Perdix.
Per sfuggire alla rabbia di Minosse, l’architetto si rifugiò in Sicilia, alla corte di Cocalus che regnava a Camicus nell’Agrigentino. Minosse, ancora infuriato, ideò uno stratagemma per cercare di sapere dove si era rifugiato l’architetto. Promise delle ricchezze enormi a chi avesse saputo risolvere un enigma quasi impossibile; sapeva che solo l’ingegnoso Dedalo ci sarebbe riuscito: chi fosse riuscito a far passare un filo di seta dentro una conchiglia a spirale avrebbe ricevuto il premio. La voce si sparse in tutto il Mediterraneo e giunse all’orecchio di Cocalus, che allettato dal premio, convinse Dedalo a trovare il metodo. Ed ecco come il genio riuscì:

All’estremità della conchiglia fece un piccolo buco e vi mise del miele. Legò un filo di seta sottile ad una formica e la mise all’entrata della stessa. Si sa che le formiche adorano il miele, e fu così che, attirata dal profumo, la formica trascinò il filo dentro la conchiglia fino ad uscirne dove c’era il miele. Minosse accorse in Sicilia per consegnare il premio e mentre era ospite di Cocalus fu ucciso forse dallo stesso Cocalus o da Dedalo. La leggenda accetta le due versioni. Si narra che Dedalo, morì poi morso da un serpente.
• La prima considerazione sulla morte di Perdix ci porta alla conclusione che l’invidia e l’uso improprio del potere non restano impuniti.
• Il peccato di Pasifae, benché originato dall’intervento degli dei, è un abuso della morale sopraffatta dal desiderio.
• Il volo di Icaro e la sua morte ci fanno pensare alle conseguenze degli eccessi incontrollati delle scoperte tecnologiche
• La formica nella conchiglia è una prova dell’intelligenza umana e del suo potere creativo.





