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Legault all’attacco: tagli alla burocrazia e lotta alla criminalità

France-Élaine Duranceau al Tesoro, Drainville all’Ambiente e Lafrenière alla Sicurezza

 

QUÉBEC – Con un rimpasto ministeriale di ampio respiro, il Primo Ministro François Legault ha presentato un governo quasi del tutto rinnovato e nuove priorità politiche per affrontare al meglio l’ultimo anno di legislatura. L’obiettivo: recuperare terreno nei sondaggi, decisamente deficitari, e convincere gli elettori a concedergli un terzo mandato. Mercoledì 10 settembre, all’Agora dell’Assemblea nazionale, Legault ha ribadito con forza la sua promessa di “snellire lo Stato” e tagliare in profondità la burocrazia. “Bisogna uscire da questa camicia di forza”, ha dichiarato, affidando alla nuova Presidente del Consiglio del Tesoro, France-Élaine Duranceau il compito di ridurre sprechi e lentezze amministrative. Particolare attenzione sarà rivolta al Ministero dell’Ambiente, ora guidato da Bernard Drainville, che dovrà accelerare le autorizzazioni senza bloccare lo sviluppo economico. Accanto ai tagli alla burocrazia, la sicurezza diventa un altro pilastro della nuova strategia di governo. “Dobbiamo combattere con fermezza criminalità organizzata, gang di strada, sfruttamento dei minori e traffico di droghe pesanti», ha detto Legault. Il nuovo Ministro della Sicurezza pubblica è Ian Lafrenière, che conserva anche la responsabilità degli Affari autoctoni. François Legault, che ha assunto personalmente la responsabilità della regione dell’Abitibi-Témiscamingue, non si dà per vinto: “Ho più voglia che mai di lottare. Alla mia età non mi interessano più le gare di popolarità. Quello che mi spinge è soltanto l’amore per il popolo del Québec, nient’altro”. Le reazioni al rimpasto sono state subito feroci. Jean Boulet, confermato al Lavoro, dovrà “modernizzare il regime sindacale”. Parole interpretate come una dichiarazione di guerra dalla presidente della CSN, Caroline Senneville. Anche i medici non hanno accolto con favore il progetto di riforma del settore: il Presidente della FMOQ, Marc-André Amyot, ha parlato apertamente di “fiasco annunciato” in materia di accesso alle cure. Tra le priorità dell’ultimo anno di legislatura vi è anche il dossier sull’identità culturale: Jean-François Roberge, confermato al Ministero dell’Immigrazione, Lingua francese e Laicità, annuncerà un disegno di legge per vietare le preghiere in strada.

 

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Il nuovo Consiglio dei Ministri conta due donne in meno e non rispetta pienamente la parità di genere, pur collocandosi ancora nella cosiddetta “zona paritaria” (40%). Fanno il loro ingresso nell’esecutivo cinque deputati non di primissimo piano: Samuel Poulin (Beauce-Sud), Donald Martel (Nicolet-Bécancour), Éric Girard (Lac-Saint-Jean), Jean-François Simard (Montmorency) e Amélie Dionne (Rivière-du-Loup–Témiscouata).

 

Nonostante i tanti cambi, il Premier François Legault ha mantenuto nei posti chiave alcuni suoi fedelissmi. Sonia LeBel lascia il Consiglio del Tesoro per assumere la guida dell’Istruzione, mentre Martine Biron passa dalle Relazioni internazionali all’Istruzione superiore. Travolta dallo scandalo SAAQclic, Geneviève Guilbault perde i Trasporti, ma resta al governo con le Municipalità. Fatto fuori, invece, François Bonnardel, Ministro dei Trasporti dal 2018 al 2022 e Ministro della Sicurezza Pubblica dal 2022 al 2025. Jonatan Julien, che era stato responsabile delle Infrastrutture, passa ai Trasporti e difenderà, insieme al nuovo Ministro dell’Ambiente Bernard Drainville, il controverso progetto del terzo collegamento Québec-Lévis. Le Relazioni internazionali passano a Christopher Skeete, la Famiglia a Kateri Champagne Jourdain, l’Impiego a Pascale Déry, mentre gli Anziani saranno seguiti da Caroline Proulx. Benoit Charette, già all’Ambiente, si occuperà ora delle Infrastrutture. Restano invece al loro posto Christine Fréchette (Economia), Eric Girard (Finanze), Simon Jolin-Barrette (Giustizia) e Mathieu Lacombe (Cultura e Comunicazioni), Gilles Bélanger (Cybersicurezza e Digitale), Chantal Rouleau (Solidarietà sociale), Isabelle Charest (Sport) e Lionel Carmant (Servizi sociali). Sono quattro i ministri esclusi: oltre a François Bonnardel, restano fuori Suzanne Roy (ex Famiglia), André Lamontagne (ex Agricoltura) e Maïté Blanchette Vézina (ex Risorse naturali e Foreste). A questi si aggiunge Andrée Laforest, che ha lasciato il dicastero delle Municipalità per candidarsi alla carica di Sindaco di Saguenay in vista del voto del 2 novembre. Il rimpasto arriva a poco più di un anno dalle urne. Per Legault e la sua squadra non è stato un periodo facile: prima il disastroso flop della piattaforma SAAQclic, poi lo stop al progetto Northvolt in Montérégie. Due inciampi pesanti che hanno lasciato il segno. Per dare fiato ai nuovi Ministri e consentire loro di familiarizzare con i dossier, il governo ha deciso di posticipare al 30 settembre la ripresa dei lavori parlamentari, inizialmente prevista a metà mese. Una sorta di “pausa tecnica”, che più che slancio sa di corsa a ostacoli verso le prossime elezioni.                     

  (V.G.)

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