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Le linee di Nazca

Nazca è una località del Perù resa famosa dalle numerose linee scavate nell’altipiano della stessa regione. 13,000 linee solcano il deserto, generando i famosi disegni che tutti abbiamo visto in reportage, film, libri di storia, fumetti…

 

Scavate tra il 300 a.C. e il 500 d.C, le quasi 800 figure rappresentano animali, segni geometrici, vegetali e umani. Sono state ottenute togliendo le pietre, colorate dagli ossidi di ferro di cui è ricoperto l’altipiano, e lasciando il fondo giallo del pietrisco e della sabbia. Il fatto che siano rimaste intatte dopo due millenni è dovuto alla siccità del deserto e all’assenza di venti forti.

 

 

Questi “geoglifi” hanno suscitato l’interesse degli archeologi e dei visitatori, che hanno cercato di trovare una spiegazione e il motivo di tanto lavoro.

Le linee si notano anche da una collina vicina, ma sono state rese più famose con l’aiuto di aerei e droni.

La presenza di una figura, l’Astronauta, ha fatto immaginare un‘indicazione dei luoghi di atterraggio per qualche astronave con cui gli extraterrestri sarebbero arrivati.

 

Più realistiche sono le ipotesi degli studiosi: Mejia (1927) e Kosok(1939) ipotizzarono un centro di cerimonie religiose.  Hans Horkheimer  (1947) affermò che erano tracce da seguire durante il culto degli antenati. Maria Reiche li collegò alle costellazioni, forse un calendario astronomico. Reindel e Isla ipotizzarono che si riferivano al culto dell’acqua.

 

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Morrison citò il leggendario eroe-maestro Viracocha, noto anche come Quetzalcoatl Kontiki, Gli “antichi indios” pensavano che sarebbe tornato dal cielo, e avevano tracciato quei disegni per indicargli la strada del ritorno.

 

È sorprendente come l’essere umano sia affascinato dai segni lasciati da antichi popoli e dalla natura dei reperti che si scoprono man mano che la tecnologia mette a disposizione strumenti più sofisticati. Quello che rende più interessanti tali scoperte è l’interpretazione del mistero e l’insegnamento che ne deriva una volta scoperte le funzioni di tali reperti. Si pensa che l’uomo studi il passato per comprendere gli errori e le conquiste del pensiero, con l’obiettivo di progredire e rendere la vita più facile e piacevole. Mi domando se questa teoria si applica ai tempi moderni. Credo che la storia recente non abbia purtroppo il fascino del lontano passato che possa influenzare gli avvenimenti odierni. Da ciò che stiamo osservando in questo secolo così travagliato è facile capire che la storia non ci insegna proprio niente e l’uomo è in continua ricerca di un’eterna scoperta delle stesse cose come se la memoria avesse brevi limiti temporali.   

 

ERRATA CORRIGE.

Ci scusiamo coi lettori se l’articolo precedente, “Le straordinarie capacità delle piante”, sia stato inserito nella vecchia rubrica “Il genio Italiano”.

 

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