Roma, 10 lug. (askanews) – Intesa raggiunta tra le associazioni datoriali su contratti e rappresentanza. A sottoscrivere il documento, dopo un lungo confronto, le associazioni dell’industria, del commercio, dell’artigianato, delle cooperative, delle assicurazioni e delle banche.
La prossima settimana potrebbe già partire il confronto tra associazioni datoriali e sindacati. Cgil, Cisl e Uil, lo scorso 17 giugno, avevano infatti varato una piattaforma unitaria per un accordo quadro interconfederale, con le principali associazioni datoriali, su modello contrattuale e rappresentanza.
Nella bozza di accordo sottoscritto dalle associazioni d’impresa si legge che, alla luce delle più recenti novità introdotte dal decreto Primo Maggio, le parti “concordano nel ritenere che risulta fondamentale individuare criteri oggettivi ed affidabili per misurare la maggiore rappresentatività comparata datoriale”.
Le associazioni dei lavoratori convengono, poi, “sulla necessità di definire tali criteri condivisi tenendo conto della tipologia e della natura giuridica delle imprese rappresentate”. Per questo “condividono l’obiettivo di procedere a una corretta perimetrazione dei campi di applicazione contrattuale, quale presupposto per individuare il contratto collettivo di riferimento sulla base del peso rappresentativo dei soggetti firmatari”.
In tale prospettiva, in coerenza con il percorso di razionalizzazione avviato presso il Cnel le parti “si impegnano ad evitare impropri ampliamenti dei perimetri contrattuali e ad istituire un Osservatorio con funzioni di monitoraggio e di regolazione delle eventuali sovrapposizioni contrattuali”.
Le associazioni datoriali, inoltre, ritengono che sia necessaria “una selezione più trasparente e rigorosa delle parti sociali anche ai fini istituzionali, ossia per la partecipazione ai tavoli di confronto, consultazione e interlocuzione con le istituzioni e con gli altri enti competenti. I criteri per la selezione ai fini istituzionali, sia delle organizzazioni datoriali che sindacali, devono basarsi su dati omogenei, certi e misurabili”, si legge ancora nella bozza d’intesa.
Vengono individuati tre criteri per la selezione, ai fini istituzionali, delle organizzazioni datoriali dotate di effettiva rappresentatività. Il primo criterio riguarda la “seniority dell’organizzazione”, intesa come la sua “presenza storica e continuativa nel sistema delle relazioni industriali”. Il secondo criterio riguarda la partecipazione dell’organizzazione “a organismi di rappresentanza europea riconosciuti come parti nel dialogo sociale europeo nell’ambito dei lavori del Comitato economico e sociale europeo (Cese)”. Il terzo criterio ha a che fare con “la presenza nel proprio sistema di contrattazione collettiva, anche per effetto di delega al secondo livello, di istituti strutturati, volti a disciplinare e sostenere forme di welfare contrattuale, integrative rispetto al sistema pubblico di welfare, spettanti alla generalità dei dipendenti ed aventi valore economico”.
A questi tre criteri definiti “qualitativi” viene aggiunto un quarto criterio “quantitativo”, fondato sul numero di dipendenti che “vedono regolato il proprio rapporto dalla contrattazione collettiva del settore rappresentato, tenendo anche in considerazione la tipologia di impresa e l’ampiezza dei settori produttivi di riferimento della Confederazione, qualora le tematiche trattate nei tavoli istituzionali abbiano natura trasversale”.
Le organizzazioni dei lavoratori sono poi concordi sulla necessità di individuare insieme dei “criteri oggettivi e quantitativi anche per misurare la rappresentatività delle associazioni datoriali ai fini contrattuali, in ciascun settore produttivo, tenendo conto della tipologia e della natura giuridica dell’impresa”. Entrando nel merito, le associazioni concordano sul fatto che “l’individuazione del contratto collettivo da prendere a riferimento per la determinazione del Tec non comporta obbligo di applicazione generalizzata (erga omnes)”. Ma convengono che “l’applicazione integrale di un diverso contratto collettivo di settore che, tuttavia, garantisca ai lavoratori un trattamento economico e normativo uguale a quello del contratto collettivo di riferimento dia diritto di accedere a tutti benefici di legge”.
Con l’obiettivo d’individuare il contratto collettivo di riferimento, le associazioni firmatarie “concordano che l’individuazione del Tec da prendere come riferimento deve tener conto della tipologia e della natura giuridica dell’impresa” e concordano che “l’unico criterio universale quantitativo oggettivo che consente di misurare, in maniera certa e omogenea, la rappresentatività dei soggetti dal lato datoriale che sottoscrivono un determinato contratto collettivo è quello preso in considerazione dal Cnel e, quindi, quello della diffusione del contratto tra i lavoratori del settore, distinguendo per tipologia e natura giuridica dell’impresa”.
Inoltre confermano l’impegno a verificare che, nei rispettivi contratti collettivi nazionali, “non si dia corso ad impropri allargamenti dei perimetri di applicazione e, quindi, ci si attenga il più strettamente possibile al rispetto dei perimetri tradizionalmente definiti”.Infine s’impegnano a costituire “un Organismo che possa svolgere un’opera di monitoraggio e segnalazione di eventuali comportamenti non conformi circa il rispetto di quanto appena concordato”.





