Elisabetta Polito porta in passerella corpi, età, origini e storie diverse con l’ARC Gala: Fashion + Art, il 24 settembre: un evento in cui creatività e inclusione diventano strumenti di solidarietà e comunità

MONTRÉAL – Quando pensiamo al mondo della moda, il pensiero corre immediatamente a Milano, Parigi o New York. Negli ultimi anni, però, anche Montréal si sta ritagliando un ruolo sempre più significativo sulla scena internazionale. Lo conferma la sesta edizione della Settimana della Moda di Montréal, in programma dal 21 al 27 settembre, con oltre 40 eventi tra sfilate, mostre e appuntamenti speciali.
Nel quadro della manifestazione, il 24 settembre, al Renaissance Banquet Hall, si terrà l’ARC Gala: Fashion + Art, organizzato dall’artista italo-canadese Elisabetta Polito. Una serata che unirà moda, musica e arte, ma soprattutto creatività, inclusione e solidarietà, a sostegno di Studio Art Lab, organizzazione non profit che crea spazi accessibili affinché persone di tutte le età e abilità possano esprimersi attraverso l’arte, il cucito e la creatività.

“La persona è il vero lavoro”
Artista, costumista, designer, educatrice e madre, Elisabetta Polito è cresciuta a Rivière-des-Prairies. Dopo gli studi alla Concordia University e alla Brandeis University, ha vissuto per 17 anni a Boston, costruendo una carriera tra teatro, moda, design e insegnamento. Come costumista ha firmato oltre 60 produzioni teatrali, ottenendo anche un Elliot Norton Award, e ha diretto il programma di Fashion Technology alla Boston Arts Academy.
È proprio nell’insegnamento che ha maturato una delle convinzioni che oggi guidano il suo lavoro: “Quando insegno, non guardo davvero il lavoro, guardo le persone”. E aggiunge: “Il materiale è il mezzo. La persona è il vero lavoro”. Ciò che conta, per lei, è il percorso: “Mi interessa vedere come qualcuno affronta un problema, come lo risolve e come impara a chiedere aiuto”. Il momento più significativo arriva quando chi ha superato una difficoltà si rivolge a un altro e dice: “Vieni, ti faccio vedere”. È allora che, osserva Elisabetta, “la fiducia diventa generosità e ciò che si è imparato diventa comunità”.
“Il corpo cambia, tutti attraversiamo delle stagioni”
Anche il rapporto con il corpo occupa un posto centrale nella sua visione della moda. Un tema profondamente personale, dopo aver affrontato due volte il cancro. La prima esperienza, con la perdita dei capelli, le ha fatto riflettere sul peso che l’immagine esercita sul modo in cui veniamo percepiti. La seconda l’ha portata a scegliere una mastectomia senza ricostruzione. “Non posso indossare la maggior parte degli abiti perché sono costruiti per un corpo con il seno. Questo mi ha fatto pensare a tutte le donne, con o senza seno, e a ciò che questo significa per loro”.
Anche la maternità ha trasformato il suo corpo: durante le due gravidanze ha preso circa 40 chili. Da qui una riflessione che va oltre la taglia: “Il corpo cambia, si espande e si contrae. Tutti attraversiamo delle stagioni. La domanda non dovrebbe essere soltanto: che taglia devo indossare ma cosa mi fa sentire bene e mi fa stare bene nel corpo che ho oggi?”.
“La tua pelle è il tessuto principale”
La sua idea di moda è quindi lontana dal concetto di corpo perfetto. “La tua pelle è il tessuto principale, quello che conta è come ti senti dentro quel corpo”. L’abito, nella sua visione, deve adattarsi alla persona, valorizzarla e permetterle di esprimere la propria identità.
Anche la passerella dell’ARC Gala rifletterà questa filosofia: donne, uomini, bambini, persone di età e corporature diverse, differenti origini culturali, persone con disabilità o che utilizzano ausili per la mobilità, accanto a modelli professionisti.
“Ho sempre vestito corpi diversi. Quando un attore entra in un costume, puoi vedere cambiare la sua sicurezza e il modo in cui entra nel personaggio”. E proprio agli studenti insegnava che “qualsiasi corpo può essere vestito”.
L’obiettivo è permettere a chi guarda di riconoscersi e pensare: “Potrei farlo anch’io”.
“Ho deciso di costruire la comunità che volevo”
Dopo gli anni trascorsi a Boston, Elisabetta è tornata a Montréal nel 2025, anche nel solco di una tradizione familiare: le nonne e la madre avevano lavorato nel settore della moda.
Da questa scelta nasce Studio Art Lab, costruito attorno a tre parole: accesso, resilienza e comunità. “L’accesso non significa semplicemente poter entrare da una porta, significa poter partecipare una volta dentro. La resilienza non significa fingere che le cose siano facili, ma sviluppare gli strumenti per affrontarle. E la comunità nasce quando le persone capiscono di avere qualcosa da offrire agli altri”.
Una visione intergenerazionale che mette insieme bambini, ragazzi, adulti, anziani, nuovi arrivati, artisti e persone neurodivergenti: “Non perché siamo tutti uguali, ma perché ognuno sa qualcosa che l’altro non sa”.
Il progetto guarda soprattutto all’Est di Montréal, dove Elisabetta è cresciuta e dove vorrebbe realizzare un centro permanente dedicato all’apprendimento creativo e alle arti.

“Non voglio una serata tradizionale”
L’ARC Gala rappresenta un passo importante di questo percorso e, coerentemente con la filosofia della sua ideatrice, non sarà una serata convenzionale. “Non voglio una cena seduti a tavola. Voglio che sia un’esperienza, qualcosa attraverso cui le persone possano muoversi, guardare, parlare, partecipare. Sono stata a tanti gala e alcuni possono essere molto noiosi. Voglio che qui ci sia sempre qualcosa che accade, qualcosa con cui interagire”.
La serata, presentata da Franco Taddeo, comprenderà mostre d’arte, artisti ospiti, espositori e venditori, oltre a tre presentazioni: una di una sua ex studentessa di Boston, una di un designer e amico che realizza completi per personalità legate ai Boston Celtics e ai New England Patriots e, infine, la sua collezione, che ripercorrerà le diverse fasi del suo lavoro.
“Creare un po’ di good trouble”
Tornare a Montréal significa, per Elisabetta, anche mettere in discussione ciò che può essere migliorato. Richiamando le parole di John Lewis – good trouble, necessary trouble – racconta di essere tornata per creare quel “buon disordine” capace di generare cambiamento. “Non si tratta del mio ego. Non ho bisogno che ci sia il mio nome su un edificio. Voglio avere un impatto concreto”.
È questo il senso di Believe in the Magic, tema dell’ARC Gala: non aspettare la magia, ma creare le condizioni perché possa accadere. Una persona che scopre una capacità inattesa, un giovane che trova la propria strada, un anziano che trasmette ciò che sa, un artista che riceve una prima opportunità.
“Il cancro mi ha insegnato che il tempo non è qualcosa di teorico. Tornare a casa mi ha insegnato che, a volte, quello che cerchi non esiste ancora. E allora devi costruirlo”.
L’appuntamento del 24 settembre
L’ARC Gala: Fashion + Art si terrà giovedì 24 settembre 2026 al Renaissance Banquet Hall. L’ingresso VIP è previsto alle 17:30, mentre l’apertura al pubblico generale sarà alle 18:30. Per informazioni, biglietti e sponsorship: studioartlab.ca
Durante la serata saranno consegnati due riconoscimenti: il Giuseppe Polito Legacy Award, dedicato alla memoria del padre, e il Minerva Award, destinato a celebrare donne di qualsiasi settore che hanno aperto la strada alle nuove generazioni femminili.
Più che una semplice sfilata, l’ARC Gala vuole essere il primo capitolo di un progetto più ampio: una serata in cui moda e arte diventano strumenti per raccontare le persone e trasformare l’inclusione in possibilità concrete. Perché, come dice Elisabetta, “stiamo costruendo persone”.






