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LA GUERRA: è una necessità esistenziale del genere umano?

Sembra che l’essere umano abbia bisogno della guerra, che la ricerca del potere, la supremazia del “noi” sugli “altri” sia inserita nel nostro DNA.

 

Uno dei misteri più inquietanti dell’uomo resta quello di capire che cosa spinga l’uomo alla guerra.

 

Attualmente, sulla Terra, si contano 20 conflitti importanti. Quello che prima era un “sentito dire” o un resoconto giornalistico, oggi è diventato uno spettacolo televisivo a cui ci stiamo abituando. Diventa una consuetudine vedere armi sempre più sofisticate: aerei supersonici, navi, carri armati, droni. Le parate militari suscitano persino ammirazione per l’incredibile perfezione delle marce, quando centinaia di persone diventano una sola entità capace di incutere timore all’”altro”. I morti per naufragio delle imbarcazioni dei migranti non ci interessano più, adesso possiamo osservare l’esplosione di bombe in diretta, le città rase al suolo, donne, bambini, vecchi che muoiono tra stenti, accampati tra i ruderi. I più giovani si vedono raramente, sono tutti al fronte o fuggiti in un altro paese.

 

Nell’articolo precedente ho cercato di esaminare la psicologia delle persone preda di un culto o di una smoderata ammirazione per un leader, “il culto della personalità”, adesso mi sembra opportuno affrontare la caratteristica del leader che dichiara una guerra.

 

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La guerra… è una esigenza necessaria dell’essere umano? Se esaminiamo brevemente le guerre più conosciute, potremo capire meglio come si sviluppa questo fenomeno perverso. La leggenda della guerra di Troia è uno degli esempi più conosciuti di una guerra inutile e scatenata per futili motivi. “Paride, il troiano innamorato di Elena, moglie di Menelao, re di Sparta, la rapisce e la porta nella sua città. La decisione di Menelao è inappellabile e, radunato un esercito di Greci, assedia Troia e la distrugge dopo dieci anni.” Le guerre alla conquista dei luoghi santi furono iniziate per motivi religiosi; ma “la guerra è sempre guerra, anche se santa”… scrivevo qualche anno fa. Sorvoliamo i vari conflitti che hanno contribuito allo “sfoltimento” della popolazione, dalle guerre di Roma alle lotte tra i vari regni che si sono succeduti durante tutto il periodo storico che arriva al secolo scorso e all’attuale.   

 

L’Arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono austroungarico, fu ucciso a Sarajevo dal nazionalista serbo-bosniaco Gavrilo Princip, scatenando la Prima Guerra Mondiale, causa anche una situazione instabile nei Balcani e dei nazionalismi estremi dei suoi Paesi. I morti furono 15-17 milioni. La Seconda Guerra Mondiale iniziò con l’invasione della Polonia da parte di Hitler per una “guerra lampo”. I morti furono 60-70 milioni.

 

È vero che una guerra è favorita dalle situazioni instabili di una regione, ma il più importante motivo è da ricercare nel leader o nel gruppo ristretto di persone che dirigono il paese aggressore.    

   

La componente essenziale di un leader o di un gruppo dominante di un popolo è il “narcisismo”. Questa caratteristica particolare è indice di una sensazione smodata di auto-importanza e del desiderio di essere percepiti come guide indispensabili e, soprattutto, infallibili. In effetti, sotto l’affermazione del proprio valore c’è spesso una componente di instabilità emotiva e la paura di essere giudicati come incapaci di risolvere i conflitti.

 

Un’auto-stima moderata è un motore che ci spinge a migliorarci. Un narcisismo rigido, o “disturbo narcisistico di personalità”, porta ad un’eccessiva affermazione della propria importanza, alla convinzione di essere superiori agli altri, al rifiuto di qualsiasi critica, al bisogno di essere al centro dell’attenzione, alla totale indifferenza nei riguardi dei bisogni degli altri. Manca la diplomazia, che è la caratteristica di accettare le opinioni dell’avversario e venire ad un compromesso che rispetti le due posizioni. Tipici esempi sono la posizione di Putin nell’attuale guerra contro l’Ucraina e l’affermazione di Trump che dice: There is one thing, my own morality. My own mind. It’s the only thing that can stop me and that’s very good.” La coscienza di essere sempre dalla parte giusta porta ad una vendetta sproporzionata, “alla pretesa di dominio assoluto, ad una guerra che non può finire finché l’ego non è soddisfatto, e l’ego è raramente soddisfatto” (Lipman-Blumen, 2005). Sembra che tali leader abbiano un ego così fragile che sono incapaci di accettare l’opposizione politica. Inoltre la propaganda aumenta la tendenza a sentirsi superiori a “loro” che diventano “i nemici”.

 

Se la guerra è una componente della natura umana, com’è possibile evitarla? Qualcuno direbbe che l’aggressione è fondamentale per la sopravvivenza del genere umano e più particolarmente per un gruppo etnico. Io sono del parere che una maggiore conoscenza di noi stessi e del nostro passato è il mezzo necessario per evitare i conflitti. Solo nella dialettica delle idee si può sperare in un arricchimento della conoscenza e solo accettando il “diverso” è possibile il compromesso.

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