Mentre ricomincia la guerra commerciale con gli Stati Uniti, il Canada fa muro per difendere un modello nazionale che ha il suo cuore pulsante nelle fattorie del Québec
Il sistema della “gestione dell’offerta” (gestion de l’offre o supply management) è uno dei pilastri dell’agricoltura canadese e riguarda cinque comparti: latte vaccino, pollo, tacchino, uova da tavola e uova da cova destinate alla produzione di polli da carne. Nato per proteggere gli allevatori dall’instabilità dei mercati, il modello è tornato prepotentemente al centro del confronto commerciale tra Canada e Stati Uniti, con Washington che chiede maggiore accesso al mercato canadese e Ottawa che difende un sistema considerato strategico soprattutto in Québec.
Le radici storiche: una risposta all’instabilità del mercato. Per comprendere la gestione dell’offerta bisogna tornare agli anni ’60 e ’70 del Novecento. Prima della sua introduzione, i produttori di latte, pollame e uova erano esposti a una forte instabilità finanziaria. Periodi di sovrapproduzione potevano provocare bruschi cali dei prezzi e mettere in difficoltà numerose aziende agricole. Per rispondere a questa situazione, tra gli anni ’60 e ’70 prese progressivamente forma un sistema coordinato a livello federale e provinciale. L’obiettivo era regolare la produzione in funzione della domanda, garantendo maggiore stabilità ai produttori. Da allora, il settore si basa su tre pilastri:
1. Pianificazione della produzione tramite quote (quotas). La produzione viene regolata in funzione della domanda interna. I livelli vengono stabiliti a livello nazionale e successivamente ripartiti tra le organizzazioni provinciali, che assegnano ai produttori le rispettive quote secondo le regole previste nei diversi comparti. Gli allevatori devono quindi rispettare i quantitativi di produzione loro assegnati e possono incorrere in penalità qualora li superino. Il sistema serve così a limitare i surplus e ad allineare il più possibile l’offerta alla domanda del mercato interno.
2. Meccanismi di determinazione dei prezzi. I prezzi riconosciuti ai produttori vengono stabiliti attraverso meccanismi che tengono conto, tra gli altri fattori, dei costi di produzione, delle condizioni del mercato e della tipologia di prodotto. L’obiettivo è garantire agli agricoltori una remunerazione equa per il lavoro e gli investimenti. I prezzi pagati dai consumatori nei supermercati, invece, non sono fissati dal sistema della gestione dell’offerta.
3. Barriere doganali e dazi anche superiori al 200%. Per limitare l’impatto delle importazioni sulla produzione canadese, il Canada applica un sistema di contingenti tariffari (Tariff-Rate Quotas): determinati volumi di merci straniere possono entrare nel Paese a dazio zero o ridotto. Superate le quote stabilite, scattano tariffe molto elevate, che in alcuni casi superano il 200%, rendendo assai meno competitive le importazioni e proteggendo il mercato interno. Per il Québec, dove questi comparti hanno un peso particolarmente importante, il sistema riveste anche una significativa funzione economica e sociale, contribuendo alla stabilità delle aziende agricole familiari e delle comunità rurali.
Lo scontro con Donald Trump e la realtà dei dazi. Il tallone d’Achille della gestione dell’offerta è la sua natura fortemente protezionistica, che da decenni irrita alcuni partner commerciali del Canada, in particolare gli Stati Uniti. Con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, la pressione sul sistema è aumentata ulteriormente. Trump ha ripetutamente criticato le elevate tariffe canadesi sui prodotti lattiero-caseari e chiesto un maggiore accesso al mercato per i produttori americani. Già durante il suo primo mandato aveva utilizzato la leva commerciale per forzare la rinegoziazione del NAFTA, trasformato nell’USMCA (CUSMA in Canada). In quell’occasione, il Canada concesse agli Stati Uniti un maggiore accesso al proprio mercato agricolo, compreso quello lattiero-caseario. Oggi, di fronte ai nuovi dazi statunitensi e alla revisione programmata dell’accordo commerciale nordamericano, la gestione dell’offerta è nuovamente una fiche sul tavolo delle trattative. Nonostante Washington abbia imposto barriere doganali su altri settori strategici canadesi, come l’acciaio, l’alluminio e le auto, Ottawa continua a difendere il proprio sistema agricolo.
Perché il Québec non vuole cedere. Per il governo del Québec la gestione dell’offerta rappresenta una linea rossa. Un’apertura sostanziale del mercato alle richieste di Washington aumenterebbe la concorrenza americana per i produttori locali, in un settore nel quale Canada e Stati Uniti adottano sistemi di sostegno e modelli produttivi differenti. Se da un lato i critici sostengono che la gestione dell’offerta limiti la concorrenza e possa contribuire a mantenere più elevati i prezzi di alcuni prodotti, dall’altro i suoi sostenitori sottolineano la stabilità garantita ai produttori, la prevedibilità dell’offerta e il sostegno alle economie rurali. Il sistema non si basa sui tradizionali sussidi diretti alla produzione, anche se Ottawa ha versato negli ultimi anni importanti compensazioni ai produttori per le concessioni commerciali accordate attraverso CETA, CPTPP e CUSMA. La gestione dell’offerta resta così uno dei grandi fortini dell’agricoltura canadese: un modello nato per stabilizzare il mercato interno che oggi deve affrontare una nuova tempesta commerciale internazionale.





