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La fine della terza via

Come il terzo collegamento tra Québec City e Lévis, mai realizzato nonostante anni di promesse, si è appena chiusa anche la ‘‘terza via’’ di François Legault. Per più di sette anni, il leader della CAQ ha incarnato un’alternativa concreta nella travagliata scena politica provinciale. Né sovranismo radicale, né federalismo tradizionale, ma un Québec più autonomo, laico e pragmatico, capace di coniugare una solida difesa della lingua e cultura francesi con un’economia dinamica e competitiva. La sua scommessa è stata subito chiara: superare l’eterna dicotomia indipendenza-federalismo e offrire un’alternativa più funzionale e realistica, fondata su lavoro, crescita e modernizzazione. Sul piano politico, la sua ascesa è stata sorprendente. Dal modesto 19% del 2012, la Coalition Avenir Québec è esplosa conquistando la maggioranza nel 2018 con oltre il 37% dei voti, rafforzandosi ancora nel 2022 con quasi il 41% dei co. È stata un’altra rivoluzione tranquilla, una ventata di aria fresca in un Québec per decenni prigioniero di un dibattito sterile e logorante. Legault ha saputo intercettare il malessere diffuso di un elettorato stanco dei soliti discorsi identitari, proponendo una gestione più concreta e meno ideologica.  Tuttavia, il suo percorso presenta luci e ombre evidenti. Sul piano economico, i dati ufficiali mostrano una crescita del PIL e un aumento del potere d’acquisto superiori alla media canadese, ma queste cifre non riflettono le difficoltà quotidiane di molte famiglie alle prese con un costo della vita in aumento. Sul fronte energetico, il Québec ha compiuto progressi significativi grazie a un ambizioso piano per raddoppiare la produzione di idroelettricità e a importanti accordi strategici, come quello su Churchill Falls. Tuttavia, sul versante industriale, investimenti pubblici in progetti come Northvolt, Recyclage Carbone Varennes e Lion Électrique hanno generato perdite rilevanti — rispettivamente 270, 144 e 227 milioni di dollari — evidenziando le difficoltà nel tradurre in risultati pratici le strategie di sviluppo sostenibile. A ciò si aggiunge la situazione finanziaria che si è aggravata: dal surplus di 8 miliardi con cui aveva assunto la guida della Provincia, il Québec è passato a un deficit record di 14 miliardi, minando la fiducia dei mercati e limitando la capacità di investire in settori chiave come sanità e istruzione, già fortemente sotto pressione. La pandemia ha rappresentato una prova durissima per Legault, che è stato molto abile ad unire e rassicurare i cittadini. Poi la lunga discesa.

 

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L’inflazione galoppante e i continui scontri con i sindacati — in particolare per il rinnovo dei contratti di insegnanti e personale sanitario — hanno logorato le sue energie e prosciugato i voti, come dimostrano le tre roccaforti perse in altrettante elezioni parziali: Jean Talon (2 ottobre 2023), Terrebonne (17 marzo 2025) e Arthabaska (11 agosto 2025). La sfida finale con i medici di famiglia e specialisti, culminata con l’uscita di scena dolorosa del Ministro della Sanità, Christian Dubé, suo storico alleato, ha segnato la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Dopo diversi addii nel governo, quello di Dubé — che ha lasciato anche la CAQ — ha isolato Legault, facendolo sentire superato e forse per la prima volta inadeguato. Con il consenso ai minimi storici e ‘‘braccato’’ da leader più giovani in ascesa (su tutti Paul St-Pierre Plamondon del PQ e Charles Milliard del PLQ), ha scelto di farsi da parte. Non una resa, ma un gesto di profonda responsabilità e dignità. Per garantire la sopravvivenza della sua creatura politica, Legault ha preferito tagliare il cordone ombelicale, consapevole di aver dato vita a una nuova era, senza volere essere responsabile della sua fine. Al di là degli inevitabili alti e bassi, Legault è entrato nella storia del Québec come l’uomo che ha tracciato un’alternativa concreta, rompendo con decenni di infruttuosi scontri ideologici. La sua uscita chiude un’epoca e apre la sfida di costruire una nuova identità politica ed economica, in un mondo che cambia rapidamente e richiede risposte coraggiose e risolutive. La terza via è al tramonto. Ora tocca al Québec decidere quale strada intraprendere.

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