
MONTRÉAL – Lo sapevate che a settembre Montréal si trasforma in un grande palcoscenico dedicato alla street dance? Dal 1° al 7 settembre, il Quartier des spectacles accoglierà ballerini e artisti provenienti da diversi Paesi in occasione del JOAT Festival international de street dance. Per una settimana, tra la Place des Arts e il Club Soda, si susseguiranno battle, spettacoli, musica, incontri e atelier, molti dei quali gratuiti e aperti a tutti. Prima, però, di scoprire tutti gli appuntamenti in programma a Montréal, premiamo il tasto rewind. Perché l’energia che vedremo sul palco ha una storia antica, nata nelle strade americane più di cinquant’anni fa.

Non una, ma tante street dance. Quando si sente parlare di street dance, è facile pensare a un unico stile con regole e passi ben precisi. La realtà è molto più ricca e variegata. Sotto questo nome si raccoglie, infatti, un’intera famiglia di danze diverse, nate davvero sull’asfalto, nei parchi e nei club, grazie alla creatività delle Comunità afroamericane e latinoamericane degli Stati Uniti. La storia più famosa ci porta nella New York degli anni ’70. Nel Bronx, durante le iconiche block party (le feste di quartiere per strada), i DJ iniziano a prolungare le sezioni più ritmiche dei dischi, i cosiddetti break. È su quei beat che i ballerini si buttano al centro del cerchio per sfidarsi: nascono i B-Boy, le B-Girl e prende vita la breakdance. Ma non tutto parte dal Bronx. Negli stessi anni, dall’altra parte degli USA, in California, la strada fa nascere stili esplosivi come il Locking e il Popping. Più tardi, nei club al chiuso, prenderà forma la house dance, mentre dalle periferie di Los Angeles emergerà l’energia grezza del krump. Insomma, dire street dance significa parlare di una grande famiglia. Stili diversi, storie diverse, ma con un unico comune denominatore: l’asfalto sotto i piedi.
Battle, cypher e una regola fondamentale: avere il proprio stile
C’è però qualcosa che continua a ritornare: il cerchio. È il cypher, uno degli elementi più caratteristici di questa cultura. Ballerini e spettatori formano un cerchio lasciando libero lo spazio centrale. A turno qualcuno entra, ascolta la musica e balla. Non esiste una coreografia appresa in anticipo: sono l’improvvisazione, la musicalità e lo stile personale a prendere il sopravvento. Da questa cultura del confronto nascono anche le celebri
battle, le sfide che ancora oggi sono al centro delle grandi competizioni di street dance. Due ballerini, o due crew, si confrontano attraverso la danza. Non basta però eseguire il movimento tecnicamente più difficile: bisogna interpretare la musica, sorprendere, avere personalità e, soprattutto, saper rispondere a ciò che accade nel cerchio. Da quei primi incontri la street dance ne ha fatta di strada: è entrata nei videoclip, nelle scuole, nei teatri e nelle competizioni internazionali. La breakdance è arrivata addirittura ai Giochi Olimpici di Parigi 2024.

Origini del festival. Dietro questo festival c’è la visione del ballerino montréalese Handy Yacinthe. Dopo anni passati a sfidarsi nelle battle di mezzo mondo, Yacinthe si rende conto che gli eventi tradizionali sono troppo rigidi. Lui sogna uno spazio libero, dove i ballerini possano mescolare linguaggi e stili differenti. Nasce così il JOAT, acronimo di Jack Of All Trades (“tuttofare”), il soprannome che Yacinthe si era guadagnato sul campo per la sua fame di sperimentare senza limiti. Nel 2014 a Montréal prendono vita i primi due eventi. È una scommessa, ma l’esperimento funziona alla grande: nel 2016 il JOAT diventa ufficialmente un festival internazionale. L’energia è talmente contagiosa che il format fa subito il giro del mondo: tra il 2017 e il 2020 le JOAT Battles sbarcano a Singapore, in India, a Taiwan, negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Giappone. I vincitori di ogni tappa vincono un biglietto diretto per la finale di Montréal, trasformando la città in un trampolino di lancio globale e nel punto di ritrovo definitivo per la cultura street. Oggi, a 12 anni da quel primo beat, il JOAT è diventato una settimana intera di pura celebrazione, capace di radunare a Montréal alcuni migliori talenti del pianeta.
JOAT 2026: una settimana per guardare… ma anche per ballare. L’appuntamento con l’edizione 2026 è fissato dal 1° al 7 settembre nel cuore del Quartier des spectacles. Il programma è davvero immenso — e lo trovate completo sul sito https://joatfestival.com — ma ci sono alcuni appuntamenti che valgono assolutamente il viaggio. Per chi vuole godersi lo spettacolo delle grandi sfide internazionali, il punto di riferimento è il Club Soda, che ospiterà i quattro battle principali a pagamento: si parte il 3 settembre con il Breaking e si prosegue il 4 con l’Hip Hop, mentre il 5 sarà la volta dei giovanissimi dai 10 ai 15 anni con il JOATKIDZ, per poi chiudere il 6 settembre con il Popping. Un piccolo suggerimento: se volete assaporare l’atmosfera delle sfide senza acquistare il biglietto, le preselezioni si terranno all’aperto sull’Esplanade della Place des Arts e saranno completamente gratuite per il pubblico. Se invece avete voglia di mettervi in gioco in prima persona, le Spot Session del 3, 4 e 5 settembre, alle ore 14:00, sono l’occasione ideale per sfidarsi in modo informale. Inoltre, dal 3 al 6 settembre, l’area del festival si animerà con il Marché JOAT, un punto d’incontro dove la street culture incrocia l’artigianato locale tra designer, makers e artisti indipendenti. Inoltre, nel fine settimana l’Esplanade ospiterà una serie di atelier d’introduzione gratuiti e aperti a tutti.
Insomma, non serve essere ballerini professionisti per scoprire questo mondo. Si può assistere a una sfida, imparare qualche passo, accompagnare i bambini a provare o, più semplicemente, fermarsi a osservare e lasciarsi coinvolgere dall’atmosfera.





