Olimpiadi invernali di Milano Cortina
MONTRÉAL – I XXV Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026 si sono chiusi domenica 22 febbraio con un bilancio trionfale per la delegazione italiana, che ha riscritto la storia dello sport invernale azzurro. Con una delegazione record di 196 atleti, l’Italia ha conquistato un totale di 30 medaglie (10 ori, 6 argenti e 14 bronzi), superando il precedente primato di 20 podi stabilito a Lillehammer 1994. Questo bottino ha permesso agli azzurri di chiudere al quarto posto nel medagliere ufficiale, eguagliando il miglior piazzamento di sempre. Tra i protagonisti assoluti spicca Federica Brignone, autrice di una prova magistrale nello slalom gigante femminile che le è valsa l’oro. Emozioni fortissime sono arrivate anche dalla pista di ghiaccio con il trionfo dell’inseguimento a squadre maschile formato da Davide Ghiotto, Andrea Giovannini e Michele Malfatti. Nel biathlon, Lisa Vittozzi ha confermato il suo status di fuoriclasse vincendo l’oro nell’inseguimento da 10 km, mentre nello ski cross Simone Deromedis ha sbaragliato la concorrenza portando l’Italia sul gradino più alto del podio. Non sono mancate le conferme per le leggende: Arianna Fontana, portabandiera alla cerimonia d’apertura insieme a Federico Pellegrino, ha aggiunto un argento al suo palmarès, raggiungendo quota 13 medaglie olimpiche in carriera. Il successo organizzativo e sportivo, celebrato con una standing ovation dal CIO (Comitato Internazionale Olimpico), ha visto anche il debutto trionfale di nuove arene come la Milano Santa Giulia Ice Hockey Arena. Per i campioni azzurri, oltre alla gloria, sono previsti premi record da 180 mila euro per ogni medaglia d’oro conquistata.
Il Canada ritorna a casa con qualche rimpianto
MONTRÉAL – Le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 si sono chiuse per il Canada con un mix di orgoglio patriottico e l’amaro in bocca per alcune finali sfuggite d’un soffio. La spedizione della Foglia d’acero torna a casa con un bottino di 21 medaglie (5 ori, 7 argenti e 9 bronzi), di cui 12 di atleti del Québec, un risultato che conferma il Paese tra le superpotenze degli sport invernali, pur senza eguagliare il record storico di 29 podi stabilito a PyeongChang 2018. Il momento più carico di tensione è arrivato proprio nell’ultima giornata, con la seguitissima finale di hockey maschile tra Canada e Stati Uniti. In una riedizione moderna del “miracolo sull’ghiaccio”, i canadesi si sono dovuti arrendere per 2-1 all’overtime dopo una battaglia epica. Nonostante la sconfitta, il capitano Connor McDavid ha lasciato il segno nel suo debutto olimpico, stabilendo il record di punti (13) in una singola edizione per un giocatore NHL e venendo eletto MVP del torneo. Anche la nazionale femminile ha vissuto un destino simile, cedendo l’oro agli USA sempre ai tempi supplementari. A risollevare l’umore ci ha pensato il curling maschile, dove il team guidato da Brad Jacobs ha conquistato un oro pesantissimo superando la Gran Bretagna in finale. In questa occasione, Marc Kennedy è diventato il primo curler a vincere tre medaglie olimpiche in carriera. Grandi soddisfazioni sono arrivate anche dalle piste di velocità: il trio composto da Ivanie Blondin, Valérie Maltais e Isabelle Weidemann ha trionfato nell’inseguimento a squadre femminile, confermando una superiorità tecnica impressionante. Nello sci freestyle, la leggenda Mikaël Kingsbury ha arricchito il suo palmarès con un oro nei moguls paralleli e un argento nel singolo, mentre la giovane Megan Oldham ha incantato nel Big Air femminile, mettendosi al collo una preziosa medaglia d’oro. Menzione speciale per Courtney Sarault, capace di vincere ben quattro medaglie nello short track (due argenti e due bronzi), diventando la prima canadese a riuscirci in una singola edizione. Anche se il totale complessivo delle medaglie è il più basso degli ultimi 24 anni, il Canada ha dimostrato di avere una nuova generazione di atleti pronta a raccogliere l’eredità dei veterani. Il viaggio verso i Giochi del 2030 nelle Alpi francesi è già iniziato, con la consapevolezza che il DNA invernale canadese resta uno dei più competitivi al mondo.

All’Arena di Verona la cerimonia di chiusura

Beauty in Action è il titolo dello spettacolo che ha chiuso i XXV Giochi invernali. Uno show che ha celebrato l’Italia mescolando sport, opera, danza, acqua, luce e musica. Alla fine, il passaggio della bandiera olimpica alla Francia. Verona ospiterà anche l’altra grande cerimonia, quella che aprirà le Paralimpiadi il 6 marzo
MONTRÉAL – La bellezza di Benedetta Porcaroli, la grazia e la leggerezza di Roberto Bolle, il brivido della tromba di Paolo Fresu e la “sorpresa” che ha preceduto l’Inno d’Italia hanno salutato, domenica sera 22 febbraio, all’Arena di Verona, la XXV Olimpiade Invernale di Milano Cortina 2026. Un gran finale nel segno della grande musica lirica, che proprio nell’anfiteatro romano trova da un secolo il suo palcoscenico più iconico.
Con la direzione artistica di Alfredo Accatino, lo spettacolo di due ore e mezza ha voluto rappresentare il territorio italiano, dal ghiaccio delle Alpi al mare e alla Laguna di Venezia. Nell’anfiteatro è arrivata anche la Premier Giorgia Meloni, con il vice Matteo Salvini e il Ministro dello Sport Andrea Abodi.
Si è partiti con un “corto” dedicato alle opere liriche italiane, dove Francesco Pannofino ha fatto da direttore di scena. Il “padrone di casa”, Rigoletto, è emerso sopra un lampadario dal fondo della scena, con il Libiam nei lieti calici poi in bicicletta raggiunge il vicino Teatro Filarmonico per incontrare Porcaroli per un altro intermezzo di musica sinfonica. Si torna all’Arena con le coreografie di Aterballetto e le fotografie di Faces of Italy scattate da Marco Delogu. Brividi nel momento dell’entrata della bandiera italiana e dei medagliati olimpici azzurri: il Canto degli Italiani è stato introdotto e contrappuntato dalla tromba di Fresu ed eseguito dal Coro dell’Arena, premessa all’ingresso della Fiamma Olimpica, in un’ampolla in vetro creata dal maestro muranese Lino Tagliapietra, portata dai quattro “moschettieri” del fondo 4×10 a Lillehammer: Maurilio De Zolt, Flavio Vanzetta, Silvio Fauner e Marco Albarello. Ancora musica, quella delle colonne sonore più belle del cinema per l’ingresso degli atleti – portabandiera azzurri gli ori Davide Ghiotto e Lisa Vittozzi – assieme ai classici pop da ballare con Margherita Vicario e Davide Shorty con Calibro 35. Poi un omaggio ai medagliati e ai 18mila volontari olimpici, rappresentati dal 90enne Mario Gargiulo, già presente a Cortina 1956, sulle musiche di Gabry Ponte. Il clou della serata è quando Roberto Bolle fa il suo ingresso da una botola per Water Cycle, la coreografia ispirata al ciclo dell’acqua. Un cerchio che si solleva e si trasforma in sole, due gondole ricordano Venezia, mentre Joan Thiele esegue alla chitarra la versione dolce de Il mondo di Jimmy Fontana. Quindi il passaggio della bandiera dai sindaci di Milano e Cortina, Sala e Lorenzi, ai presidenti delle Regioni alpine francesi per i Giochi 2030, con l’esecuzione della Marsigliese, ha fatto da prologo ai discorsi finali. “Grandissima Italia, sei stata di parola”, ha detto Giovanni Malagò, Presidente della Fondazione Milano Cortina, mentre Kirsty Coventry, Presidente del CIO, ha sottolineato il “nuovo standard per il futuro” dei giochi diffusi, chiudendo ufficialmente l’Olimpiade 2026.
“Grazie per aver condiviso il meglio con il mondo, è stato magico”. Il braciere in Arena si è infine spento, in contemporanea con Milano e Cortina D’Ampezzo e sulle note della pianista veneziana Gloria Campaner. Sembrava tutto finito, quando Rigoletto è tornato per un ultimo gran finale musicale con Major Lazer e Achille Lauro, chiudendo nelle scatole di scena scenografie, costumi personaggi d’opera. Ora l’attenzione si sposta sulle Paralimpiadi, che inizieranno il prossimo 6 marzo, portando con sé lo stesso spirito di inclusione e sfida che ha reso grande questa competizione.






