CONCORRENZA SLEALE
di Alessandra Cori
Carciofi egiziani che diventano romaneschi, tonnellate di passata di pomodoro di provenienza cinese o bulgara che, neanche a dirlo, diventano Made in Italy, tonnellate di riso in arrivo dall’Asia che inondano il mercato dell’Italia, primo produttore di riso in Europa e, immancabili, tonnellate di olio di oliva di provenienza greca o tunisina che diventano extravergine italiano senza esserlo e, talvolta, senza neanche essere extravergine.
Tutti prodotti la cui origine è stata accertata dalle forze dell’ordine ma che, nella pratica, viaggiano senza documenti di tracciabilità e per questo, come emerso in più di un caso, pronti a essere “nazionalizzati” ovvero ri-etichettati come italiani e poi immessi sul mercato senza che i consumatori siano messi nella condizione di identificarne la provenienza, esercitando inoltre una concorrenza sleale nei confronti di imprese che italiane lo sono davvero.
Si tratta di prodotti, inoltre, che in qualche caso, come in quello dell’olio d’oliva, arrivano anche a colmare un vuoto d’offerta della produzione nazionale e in altri, come nel caso dei carciofi egiziani importati nel pieno della campagna dei carciofi italiani, finiscono per provocare, come spesso denunciato dagli agricoltori, una pressione al ribasso sui prezzi.
Sono alcuni dei casi di prodotti agroalimentari irregolari bloccati dalle forze dell’ordine nell’ultimo anno e comunicati la riunione della cabina di regia nazionale, il coordinamento che coinvolge Ispettorato controllo qualità, Carabinieri Forestali e Nas, Capitanerie di Porto, Guardia di Finanza, Agenzia delle Dogane e Monopoli, Agea e Polizia di Stato.

“Il punto – ha chiarito il Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida – non è certo quello di impedire il flusso di importazioni. Noi restiamo a favore del libero mercato. Ma vogliamo anche che siano assicurate pari condizioni concorrenziali, che i prodotti, per quanto possibile, siano realizzati seguendo le medesime norme produttive e che, merci di origine straniera, non vengano poi commercializzate come italiane mettendo in atto una concorrenza sleale nei confronti delle imprese nazionali”.
La cabina di regia è stata istituita presso il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle foreste nel 2023 per favorire lo scambio di informazioni, ridurre sovrapposizioni e concentrare i controlli sui contesti a maggiore rischio di frode.
“Il lavoro messo in campo con la cabina di regia – ha aggiunto Lollobrigida – sta consentendo di compiere importanti passi avanti nella tutela del settore agroalimentare Made in Italy e delle imprese che operano rispettando le regole. L’incremento delle verifiche e il lavoro effettuato per renderle sempre più efficaci evitando duplicazioni è rivolto, in particolare, a verificare la regolarità dei prodotti agroalimentari provenienti dall’estero. lavoro che risulterà tanto più importante in vista degli importanti accordi commerciali internazionali stretti dalla UE con Mercosur e India. Negoziati che abbiamo corretto in corso d’opera perché consideravano solo le opportunità per gli esportatori e non anche i rischi sul mercato interno. La nostra task force sui controlli ci auguriamo che presto possa diventare un modello anche in Europa per evitare casi di concorrenza sleale anche ai danni delle altre aziende agroalimentari europee”.
Infatti, dopo la direttiva (UE) 2019/633, adottata in Italia nel 2021 per garantire una maggiore tutela contro ritardi nei pagamenti, modifiche o cancellazioni unilaterali degli ordini, rifiuti di contratti di acquisto scritti, la plenaria dell’Europarlamento ha approvato il regolamento che impone alle autorità nazionali di porre fine ex-officio a qualsiasi pratica sleale transfrontaliera nel territorio dello Stato membro.
Di fatto sarà obbligatorio intervenire per sanzionare pratiche diffuse, con cui chi fa impresa ha a che fare ogni giorno, che intaccano la qualità dei prodotti, incentivano lo sfruttamento del lavoro, caporalato e pratiche non sostenibili. Si parla di danni, a livello europeo dove circola un quarto degli scambi di prodotti alimentari mondiali, per oltre 10 miliardi l’anno, con costi aggiuntivi, per chi produce, quantificabili in 5 miliardi di euro.





