Fino al 19 luglio la Collezione di capolavori della scultura romana è in mostra al Musée des beaux-arts de Montréal

MONTRÉAL – Come già ampiamento riportato nella scorsa edizione del nostro giornale, il 12 marzo un importante evento inaugurale istituzionale ha presentato al Musée des beaux-arts de Montréal la mostra The Torlonia Collection – Masterpieces of Roman Sculpture, aperta poi al pubblico due giorni dopo e che resterà in esposizione fino al 19 luglio. Questa importante iniziativa è il risultato di una sinergia tra la Fondazione Torlonia di Roma e l’Art Institute of Chicago, in collaborazione con il Kimbell Art Museum e il Musée des beaux-arts de Montréal, con il contributo di Fondazione Bvlgari per il restauro delle sculture e di Chiomenti per le attività istituzionali della Fondazione. Presentata per la prima volta a Roma ai Musei Capitolini, in seguito alle Gallerie d’Italia di Milano e al Musée du Louvre di Parigi e ora per la prima volta in Nord America, la mostra include 57 marmi dalla Repubblica fino al periodo imperiale. Si riconoscono i busti degli imperatori Marco Aurelio, Adriano e Commodo, e tra le statue a grandezza naturale, Apollo, Afrodite, Minerva, Artemide, Cupido, Bacco, Iside e Mercurio. Oltre ad un sarcofago con in bassorilievo le celebri 12 fatiche di Ercole. Montréal è la terza e ultima tappa del continente dopo le esposizioni all’Art Institute of Chicago e al Kimbell Art Museum di Fort Worth, in Texas. Le opere sono state autorizzate a viaggiare all’estero per un periodo limitato nell’ambito del tour internazionale della mostra e torneranno in Italia al termine dell’esposizione a fine luglio. Per l’occasione, Il Cittadino Canadese ha incontrato Carlotta Loverini Botta, Direttrice della Fondazione Torlonia.
Lei è di Milano, ormai a Roma da tanti anni, ha passato una vita tra Londra e Parigi; quale di queste capitali le assomiglia o le ha dato di più? “Londra mi ha sempre fatta sentire a casa e mi manca sempre, e Parigi è la capitale europea della cultura, con un sistema che funziona, investe, promuove, e dove ho fatto delle bellissime esperienze”.
Da dove arriva questa passione per l’arte e qual è stato il suo percorso professionale? “Donna di grande cultura e fascino, mia madre mi ha introdotta ad un mondo di fantasia fin da piccola, crescendomi nel concetto di arte e bellezza. Abbiamo visitato insieme le capitali europee e i loro musei. Ho abitato case arredate in modo eclettico, durante l’adolescenza andavo in giro con lei per antiquari, gallerie, negozi di stoffe mercatini. Ho studiato Filosofia all’Università Vita-Salute San Raffaele, che credo mi abbia dato un modus mentis et operandi ampio per affrontare gli aspetti creativi, logistici, economici di qualsiasi progetto, tutti necessari, ma da soli non sufficienti. Ho scritto di arte contemporanea su alcune riviste, tra cui Vogue e L’Officiel. A Londra ho fondato Artistic Traits per sviluppare progetti culturali. Ho lavorato con la casa editrice Cahiers d’Art di Parigi e ho curato delle mostre di giovani artisti emergenti alla galleria ProjectB di Milano. Sono sempre state delle start-up, mi piacciono gli inizi, dove c’è tutto da fare e costruire”.
Come si pone l’Italia sulla scena internazionale in questo settore? “Abbiamo una delle più straordinarie varietà culturali al mondo e queste risorse potrebbero essere ulteriormente sviluppate. C’è un potenziale inespresso sul capitale artistico e umano, che andrebbe valorizzato per creare lavoro e ricchezza. Senz’altro abbiamo realtà che non hanno nulla da invidiare all’estero. Buoni passi avanti sono stati fatti nella nuova collaborazione tra pubblico e aziende private, con un ottimo lavoro svolto dalle fondazioni e dalle case di moda implicate nella conservazione del patrimonio e nella museologia”.
Arrivata alla Fondazione Torlonia nel 2017, lei si è occupata di riordinare e studiare la storia della collezione promuovendone la conservazione, il restauro e la presentazione al pubblico, fino a portarla a Montréal… “La collezione è stata visitabile fino al 1939, ma con lo scoppio della Seconda guerra mondiale il museo non fu più accessibile e le sculture rimasero custodite nelle raccolte della famiglia. Solo nel 2020 una grande mostra ai Musei Capitolini le ha presentate nuovamente al pubblico e alla comunità scientifica internazionale. Dopo Milano e Parigi, il tour nordamericano è stato un impegno di trasporto rilevante. Questi marmi viaggiano in cargo aereo con molte persone, tra le quali un capo-restauratore che controlla lo stato dell’opera, un capo-trasportatore che sa come vadano maneggiati, e un rappresentante istituzionale della Soprintendenza speciale archeologica di Roma. Quello che trovo davvero interessante dell’allestimento della mostra a Montréal è che espone come noi romani viviamo le sculture ogni volta che usciamo di casa. È facile individuare – in totale trasparenza – quelle che hanno subito trasformazioni. Le parti delle sculture che sono state ritoccate (testa, braccia, piedi, ecc.) sono indicate sui diagrammi nelle didascalie, accanto a ciascuna opera”.
Che impressioni ha avuto di Montréal e come è stato collaborare con il MBAM? “Ho trovato una bella società, un capitale umano eccezionale, squadre molto preparate e un museo vivo, partecipato dalla città, pensato per la gente e la varietà dell’offerta”.
https://www.mbam.qc.ca/fr/expositions/la-collection-torlonia-chefs-doeuvre-de-la-sculpture-romaine-2026/ : https://www.fondazionetorlonia.org/.





