Il 20 luglio 1976 la navetta spaziale Viking 1, portava su Marte il Lander che avrebbe condotto numerosi esperimenti sul suolo del pianeta rosso, e l’Orbiter che girava attorno per fare dei rilievi sullo spazio e delle fotografie del suolo che la NASA ha poi pubblicato su diversi siti.

Si notano dei rilievi che hanno suscitato e suscitano ancora un acceso dibattito fra i sostenitori della vita extraterrestre e quelli che credono al paranormale. È visibile infatti un viso umano che pare essere stato scolpito da qualche alieno che ha lasciato un segnale o un indizio ben preciso. Il “Volto su Marte” è stato spiegato in modo diverso dagli esperti con l’aiuto di altre immagini ad alta risoluzione. Hanno dedotto che è un’illusione dovuta al gioco di luci ed ombre e in realtà è solo una formazione geologica.

Osserviamo la foto qui sopra. Sembra la figura di un uomo che sta leggendo un libro su una spiaggia, inginocchiato sull’acqua. La prospettiva è fenomenale; luci ed ombre concorrono a dare l’aspetto di preghiera, la lettura di un libro sacro. La nostra mente raccoglie i dettagli di altre immagini, catalogati nel nostro cervello e li fonde in un insieme razionale; l’illusione è perfetta.

Esaminiamo adesso il disegno di tre superfici, due piatte e in mezzo una curva, e cerchiamo di scoprire se la parte inclinata è concava o convessa. Diciamo subito che concava è una superficie che si incava nel foglio, appare cioè allontanarsi dall’osservatore; convessa è invece quando sporge dal foglio, la cui gobba, cioè, è rivolta verso l’osservatore. Guardiamo il disegno per qualche istante e cerchiamo di indovinare.
Anche qui la mente cade preda di un’illusione. Il disegno, in effetti, è bidimensionale; quello che vediamo non è né concavo né convesso, ma piano. Se invece prendiamo un foglio e lo pieghiamo in modo da far apparire la parte arrotondata davanti o dietro, allora abbiamo creato una figura tridimensionale e se la gobba la mettiamo dietro sarà concava…
Torniamo al lettore sulla spiaggia. Ecco che cosa ci mostra una foto presa da un altro angolo: Delle pietre sparse nell’acqua.

Questo fenomeno si chiama pareidolia: “il processo automatico e istintivo che ci porta a vedere ciò che non c’è realmente”.
• La pareidolia è un’illusione subcosciente che ci fa associare forme casuali a immagini familiari, come volti umani o oggetti noti.
• Esempi: Vedere animali nelle nuvole, un volto sulla superficie di Marte, o una faccia nel disegno di una presa elettrica.
• Origine del termine: Deriva dal greco para (”vicino”) e eidolon (immagine).
La pareidolia è spesso sfruttata per creare immagini suggestive o evocative nell’arte e nella pubblicità. Attenti allora alle apparenze e a quello che crediamo di vedere, la realtà può essere diversa.






