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Il Prof. Alfonso Santarpia | Pioniere della psicoterapia umanistica- esistenziale da Napoli al Québec

MONTRÉAL – Nato a Castellammare di Stabia, laureato in Psicologia clinica all’Università degli Studi di Roma La Sapienza, Alfonso Santarpia ha conseguito il dottorato all’Université Paris VIII (in co-tutela con l’Università di Bari) e poi si è perfezionato presso l’Université d’Aix-Marseille, fino ad arrivare in Québec, diventando ricercatore e Professore all’Université de Sherbrooke nel 2019, specializzato in psicoterapia umanistica-esistenziale. “La tesi a Roma con Riccardo Venturini, creatore della cattedra di Psicofisiologia clinica, è stata molto importante per me. In seguito, a Parigi, con il Prof. Alain Blanchet, grande specialista del linguaggio, ho potuto studiare come le parole hanno un effetto sul corpo, con l’elettro-fisiologia. Ho poi approfondito i rapporti possibili tra psicologia e pratiche artistiche, e ho scritto un manuale: Introduction aux psychothérapies humanistes. Il mio è sempre stato un approccio di tipo umanistico alla psicologia, multi-disciplinare. Non volevo fare solo lo psicologo a studio, ma ricerca sperimentale, ampliare gli orizzonti…”: così ci racconta il Prof. Santarpia, con scanzonato accento napoletano e alta competenza, tono pragmatico, limpido, preciso, grande passione per la sua materia. Ha creato diversi protocolli (SADUPA, SANTEL, ABLASMI…) per aiutare le persone in situazioni di estrema sofferenza, come la malattia terminale o il lutto. “Perché le nostre categorie abituali non bastano per capire e affrontare la fine della vita o la perdita di una persona cara. Bisogna dunque esplorare tutte le risorse che una persona, per esempio, malata oncologica e in cure palliative, ha al di là della propria patologia, al di là del corpo, dell’io medico, attraverso l’ascolto della musica classica, la pittura, la scrittura creativa e in generale l’arte, per arrivare ad una fine più dignitosa, meno drammatica e più spirituale. La psicologia umanistica-esistenziale è una branca unica, un orientamento specifico che sono fiero di aver portato dalla Francia qui in Québec”.

 

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Alfonso ha ricevuto diversi inviti da parte delle Università quebecchesi per fare conferenze, parlare delle sue ricerche e collaborare a progetti. “Vedevo che c’era un pubblico molto interessato, sentivo un’attenzione per i miei lavori che non avevo in Europa. C’era poi un’opportunità all’Université de Sherbrooke, ma perché avrebbero dovuto prendere me? Non conoscevo nessuno, non avevo una rete di contatti, il mio titolo non era neanche ancora riconosciuto dall’Ordre des psychologues du Québec. Ho tentato lo stesso e dopo un colloquio di 5 ore e un’attesa di 3 mesi, mi hanno preso. Un’esperienza estenuante, ma molto soddisfacente, di riconoscimento di tutto il mio lavoro, di meritocrazia, apprezzamento. Ho sentito di essere visto, ascoltato. Ecco perché gli italiani vanno all’estero. Non è solo per i soldi, è per la fiducia, le opportunità, gli spazi espressivi…”. Nel 2023 Alfonso ha fondato anche un laboratorio di ricerca all’UdeS, il LEAS – Laboratoire expérientiel sur les arts et les spiritualités – che dirige e ha una decina di dottorandi. “Studiamo, per esempio, come la respirazione olotropica, la danza swing o certi contesti spirituali aiutino le persone depresse o in crisi esistenziale. Ultimamente affrontiamo anche i temi legati all’Intelligenza Artificiale e le sue potenzialità, a ChatGPT e i suoi rischi”. Recentemente, il Prof. Santarpia ha ricevuto un finanziamento dal Fonds de recherche du Québec – Société et culture (FRQSC) per creare un documentario che esplora il ruolo delle pratiche artistiche nella remissione dal cancro, con l’obiettivo di evidenziare l’impatto dell’arte nella resilienza e nel recupero emotivo. Alfonso fa anche attività di studio privato, con una certa sensibilità verso la sua Comunità e gli italiani che vorrebbero rivolgersi ad uno psicologo nella loro lingua madre. Eppure, onestamente, avvisa: “Andare dallo psicologo è diventata quasi una moda, ma questa idea che serva a tutti non è giusta. È sano anche cavarsela da soli. L’uomo ha in sé gli strumenti per farcela… se non è veramente necessario, a volte la psicoterapia può fare anche peggio. Certamente, sopravvivere e vivere sono due cose diverse. Chi sopravvive dovrebbe rivolgersi ad un professionista”.

 

Per maggiori informazioni: https://www.usherbrooke.ca/recherche/fr/specialistes/details/alfonso.santarpia/ ; alfonso.santarpia@usherbrooke.ca

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