Grazie all’archivio storico del settimanale, Lauren Lopez ha ricostruito, nella sua tesi magistrale, la storia delle danze popolari nella comunità italiana di Montréal, approfondendo il rapporto tra tradizioni, memoria familiare e identità

MONTRÉAL – Pubblicato dal 1941, Il Cittadino Canadese accompagna da oltre ottant’anni la comunità italiana in Québec, documentandone storia e trasformazioni. Tutte le edizioni andate in stampa tra il 1943 e il 2011 sono consultabili online grazie al progetto di digitalizzazione della Biblioteca e Archivi Nazionali del Québec (BAnQ), che l’8 giugno 2023 aveva ricevuto dall’editore Basilio Giordano l’intera raccolta cartacea del settimanale.
Accedere all’archivio è semplice: basta collegarsi al sito www.banq.qc.ca, selezionare “BAnQ numérique”, digitare “Il Cittadino Canadese” nella barra di ricerca e aprire il primo risultato. È proprio attraverso questo patrimonio documentario che Lauren Lopez, laureata alla Concordia University, ha condotto una parte fondamentale della ricerca per la sua tesi magistrale, intitolata Ballare in Canadà: Italian Folk Dance Practices in Montreal’s Italian Community from the 1950s to the 1990s.
Abbiamo voluto incontrarla per conoscere il percorso che l’ha portata a indagare un aspetto poco esplorato della vita culturale italo-canadese e il modo in cui questa ricerca l’ha aiutata a comprendere meglio le proprie origini.
I nonni materni, Giacinto Aversa e Benedetta Tiberia, erano originari di Ceccano (Frosinone), mentre quelli paterni, Agostino Lopez e Giulietta Olivito, provenivano da San Giovanni in Fiore (Cosenza). Gran parte della famiglia emigrò in Nord America, tra Long Island, nello Stato di New York, e Windsor, in Ontario, dove Lauren è cresciuta, a stretto contatto con due grandi famiglie italo-canadesi e con le loro tradizioni.
L’italianità di Lauren e le persone che hanno contribuito a costruirla
“La mia italianità è sempre stata presente, anche se ho iniziato a riconoscerla soprattutto attraverso le esperienze vissute fuori casa, confrontandomi con altri bambini e con persone al di fuori dell’ambiente familiare”, racconta Lauren.
A sette anni iniziò a frequentare la scuola italiana. Le riunioni familiari, la musica, la televisione italiana e i rapporti con i parenti mantennero vivo il legame con le origini. Un ruolo speciale lo ebbe la nonna materna Benedetta, appassionata di racconti, dolci e vita comunitaria, insieme alle sorelle rimaste in Italia, con cui Lauren parlava regolarmente. Anche la musica ha rappresentato un ponte con la cultura familiare: “Grazie a mia nonna, che si fece mandare un CD per bambini dall’Italia, ho potuto imparare filastrocche e canzoni Disney”.
Tra le figure che hanno segnato il suo percorso ricorda gli insegnanti di italiano Mancisa Curti e Silvio Puzzoli, attivo anche nelle feste comunitarie di Windsor. Fondamentali sono stati anche gli zii Domenic, per molti anni alla guida del Ciociaro Club, che per Lauren “rappresentava la professionalità e la capacità di lavorare duramente per raggiungere gli obiettivi”, e Cathy, fonte d’ispirazione per il suo percorso accademico: “Ha conseguito il suo PhD in un periodo in cui non era ancora così comune per le donne raggiungere questo traguardo”.
Feste e danze popolari il tema della tesi
La scelta di studiare le feste e le danze popolari è nata dall’incontro tra la sua esperienza personale e la volontà di colmare una lacuna negli studi sull’italianità a Montréal. “Oltre alla lingua, la musica, la danza e le arti sono state le modalità attraverso cui ho conosciuto e vissuto la cultura italiana. Cantare in italiano mi fa sentire vicina alla mia cultura”.
La ricerca le ha permesso di ritrovare tradizioni conosciute fin dall’infanzia a Windsor, come la festa della Madonna di Canneto, con picnic, partite a bocce, celebrazioni religiose e processioni. Un altro obiettivo era valorizzare la cultura dei piccoli centri e delle aree rurali, spesso oscurata dall’immagine dell’Italia legata alle grandi città, alla gastronomia e alla moda.
Ma quanto cambiano le tradizioni nel passaggio dall’Italia al Nord America? Lauren preferisce non parlare di autenticità: “Ogni comunità ha mantenuto e praticato la propria cultura in base alle circostanze in cui si è trovata. Le feste si trasformano, si adattano ai tempi e cercano nuove forme per coinvolgere le giovani generazioni. A volte, sono proprio i discendenti degli emigrati a riscoprire pratiche che nei paesi d’origine si erano affievolite”.
Tra le scoperte più emozionanti c’è il fatto che la bisnonna paterna indossasse quotidianamente il costume tradizionale di San Giovanni in Fiore. Vedere oggi giovani donne portare abiti simili durante le manifestazioni locali le ha permesso di sentirsi legata a una storia familiare mai conosciuta direttamente. “Quando vedo le fotografie della mia bisnonna e poi guardo un video recente in cui una giovane donna porta lo stesso abito durante una sfilata, sento un legame con persone che non ho mai incontrato”.
La diaspora, quindi, non è soltanto un luogo di conservazione delle tradizioni, ma anche uno spazio di scambio con l’Italia, alimentato dai viaggi, da internet e dai contatti familiari.

Il Cittadino Canadese, una fonte preziosa per ricostruire la storia della comunità
L’archivio del settimanale su BAnQ si è rivelato uno degli strumenti più importanti della ricerca. Ha consentito a Lauren di ripercorrere la nascita delle manifestazioni, seguirne l’evoluzione e identificare i protagonisti delle attività culturali italiane a Montréal.
“Per ricostruire quando si svolgevano gli eventi, i partecipanti e i dettagli che li caratterizzavano, mi affidavo soprattutto a Il Cittadino Canadese. Per dimostrare che una festa rappresentava una tradizione, non bastava trovare un singolo articolo: dovevo verificare se si ripeteva negli anni, se coinvolgeva le stesse persone e come si evolveva”.
Lauren ha consultato anche testate in inglese e francese, ma ha trovato nel settimanale una ricchezza documentaria particolarmente utile. “Gli altri giornali si limitavano a pubblicare un annuncio o a segnalare un evento a Little Italy. Non era sempre così, ma nel complesso ho trovato ne Il Cittadino Canadese una ricchezza di informazioni molto valide”.
Le scoperte della ricerca
Tra gli aspetti che l’hanno maggiormente colpita c’è il modo in cui, soprattutto tra gli anni Cinquanta e Novanta, la cultura italiana veniva utilizzata per promuovere prodotti, marchi e organizzazioni. Le iniziative dedicate all’Italia associavano il Paese al lusso, all’alta moda e alla gastronomia, ma comprendevano anche esibizioni di danza popolare.
Lauren cita le settimane promozionali organizzate da Hudson’s Bay, durante le quali l’Italia veniva presentata attraverso le stelle del cinema, la gastronomia d’élite e marchi come Gucci. “L’obiettivo era collegare il proprio brand al lusso italiano e attirare clienti. Allo stesso tempo, però, il programma includeva esibizioni di danza popolare”. Questa convivenza tra un’immagine raffinata e commerciale dell’Italia e le tradizioni popolari rivela come il patrimonio culturale possa assumere significati diversi a seconda del contesto in cui viene proposto.
Una ricerca che ha rafforzato il legame con le proprie origini
Il percorso accademico ha rafforzato il legame di Lauren con l’italianità. Crescere a Windsor, in una famiglia legata alla lingua e alle tradizioni italiane, significava talvolta sentirsi sospesa tra due mondi. “Mi sentivo a volte fuori luogo, come se non appartenessi del tutto a nessun ambiente. Vivevo le tradizioni italiane, ma non sempre riuscivo a mostrarle in pubblico”.
A Montréal, il confronto con una comunità più numerosa e l’esperienza universitaria le hanno offerto l’opportunità di raccontare il proprio percorso di vita e riconoscere il valore della sua identità. “Gli ambienti accademici mi hanno dato la possibilità di raccontare apertamente la mia storia e di riconoscere come legittima la versione di italianità con cui sono cresciuta”.
Pur essendo nata in Canada, Lauren considera autentico il proprio legame con l’Italia, alimentato anche dai familiari che vivono nel Belpaese. “Ancora oggi qualcuno mi dice che non sono italiana perché sono nata in Canada. Non pretendo di avere la stessa esperienza di chi è nato e cresciuto in Italia: sono identità ed esperienze diverse. Tuttavia, i miei cugini non mi fanno sentire meno italiana. Al contrario, mi incoraggiano a parlare e praticare la lingua”.
È questa, probabilmente, la consapevolezza più importante maturata attraverso la ricerca: l’identità non è un’eredità da dimostrare, ma un legame che si costruisce nel tempo, attraverso la famiglia, la memoria e le esperienze personali.
La tesi di Lauren Lopez è consultabile online: https://spectrum.library.concordia.ca/id/eprint/997883/



