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Il cibo Made in Italy fa volare le vendite nei supermercati

di Alessandra Cori

 

Più prodotti “tricolore” nel carrello della spesa degli italiani. Il 39% degli italiani si è dichiarato intenzionato a comprare più prodotti locali nei prossimi sei mesi, rivela un’indagine internazionale sulle nuove strategie di acquisto condotta da YouGov, importante istituto di ricerca presente in tutto il mondo. Una percentuale superiore del 25% alla media della Ue e che conferma l’attaccamento dei nostri connazionali al territorio e alle sue tipicità. Infatti, nonostante gli italiani affermino di voler prestare più attenzione a non farsi sfuggire le promozioni e a controllare i prezzi, in entrambi i casi con un’incidenza superiore alla media europea, l’orientamento al prodotto Made in Italy resta al primo posto tra i comportamenti adottati per far quadrare il piacere della buona alimentazione con i limiti imposti dal carovita.

 

Già nel 2024 il paniere dei prodotti che richiamano in etichetta la loro italianità, ad esempio riportando la bandiera tricolore, la IGP o il claim Made in Italy, è stato il più importante in termini di vendite tra quelli monitorati. Inoltre, tra super e ipermercati il mondo dell’italianità risulta composto da 30mila prodotti, che nel 2024 hanno incassato 11,6 miliardi di euro, in lieve crescita rispetto all’anno precedente a fronte di volumi stabili.

 

Ma di cosa parliamo quando parliamo di prodotti “italiani”? Di quel 17,4% di referenze a scaffale che riporta il tricolore sull’etichetta, di un 9,1% realizzato con almeno un ingrediente 100% italiano, di un 5,7% che viene dichiarato realizzato sul territorio nazionale ma anche e soprattutto di quasi 5mila prodotti tutelati da un’indicazione geografica europea. D’altronde, siamo il Paese numero uno nella Ue per numero di alimenti e bevande Doc, Dop, Igp e   Igt, con 856 riconoscimenti pari al 27% di tutti quelli registrati a Bruxelles, che nel 2023 hanno sviluppato oltre 9 miliardi di euro di valore alla produzione e che diventano il doppio al consumo, contribuendo per il 19% al fatturato dell’agroalimentare nazionale.

 

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La più conosciuta e prestigiosa delle etichette riconosciute dall’Unione Europea è la Denominazione di origine protetta (DOP), assegnata a 410 vini e 174 prodotti alimentari. L’indagine l’ha cercata nei punti vendita, trovandola su 1.467 prodotti che, rispetto al 2023, hanno aumentato le vendite del 2,7% a volume e del 5,8%, a valore, arrivando a sfiorare un incasso di 803 milioni di euro tra super e ipermercati. Tra le categorie le migliori performance le hanno registrate i formaggi da tavola porzionati, le mele e gli oli extravergine di oliva.

 

Tra i prodotti caseari spiccano il Gorgonzola, che nel 2024 ha toccato il record produttivo con 5,2 milioni di forme, e soprattutto il Parmigiano Reggiano, che ha aumentato del 5,2% i volumi venduti in Italia per un controvalore al consumo di 1,55 miliardi di euro.

 

Dunque, è evidente che le DOP e IGP sono il vettore decisivo per l’acquisto del prodotto Made in Italy perché considerati garanzia di autenticità, provenienza e sicurezza rappresentando il vero valore aggiunto per i consumatori ma soprattutto per la Gdo. Spiegano i redattori dell’indagine che “in una fase in cui le famiglie comprano di meno ma più spesso, e l’effetto scorta è fuori moda, l’offerta di prodotti freschi ai banchi serviti dei supermercati è ritornata determinante”. Soprattutto in prodotti pregiati, come salumi e formaggi DOP e IGP. Non a caso il lavoro di YouGov stima che l’85% delle famiglie italiane li acquista al banco spendendo oltre 180 euro l’anno. A convincere è soprattutto l’assortimento che più è ampio e soprattutto “tipico” e più fa vendere.
Un campione dell’italianità come il prosciutto crudo, per esempio, viene comprato al taglio da 16,7 milioni di famiglie che, proprio grazie all’assortimento proposto al banco servito, non si fermano a una sola tipologia ma acquistano in media 2-3 differenti DOP.

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