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I voli miracolosi

Come viaggiatore abituale con oltre un milione e più di miglia accumulate, la Delta Airlines mi chiede regolarmente un’opinione dopo ogni volo.

 

L’idea di migliorare un servizio che utilizzo frequentemente per partecipare a fiere televisive nazionali e internazionali mi interessa, quindi rispondo volentieri alle domande dei questionari delle linee aeree.

 

Come frequent flyer, avrei diverse raccomandazioni, soprattutto per migliorare la procedura d’imbarco. Le mie opinioni, però, vengono regolarmente ignorate. Forse questa volta non sarà così per via di un articolo di copertina su The Wall Street Journal (ed anche uno su Il Corriere della Sera), che descrive in dettaglio l’abuso da parte di persone che richiedono assistenza con sedie a rotelle per l’imbarco, ma poi scendono velocemente dall’aereo a piedi, sollevando con facilità le proprie valigie.

 

Il WSJ definisce queste persone «Jetway Jesus» poiché sembrano ricevere un intervento divino proprio mentre attraversano la rampa d’imbarco per entrare in aereo. Il problema con questi passeggeri dei ‘‘voli miracolosi’’ è che si stanno moltiplicando esponenzialmente in quanto vengono sostanzialmente ignorati dalla direzione delle compagnie aeree e dagli addetti all’imbarco. Alcuni passeggeri intraprendenti arrivano persino a chiedere a viaggiatori anziani dall’aspetto fragile di richiedere una sedia a rotelle in modo da poterli accompagnare lungo il corridoio d’imbarco.

 

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Ma approfittare di questa situazione non è illegale, al massimo si tratta di un abuso. La responsabilità risiede nel personale di terra delle compagnie aeree che permette questo abuso, e che si giustifica dicendo di non voler sollevare obiezioni per non creare problemi. L’impasse potrebbe essere facilmente risolto se questi passeggeri fossero incoraggiati ad imbarcarsi per ultimi, il che, in fin dei conti, andrebbe a loro vantaggio, come spiegato di seguito.

 

Nei sondaggi, ho più volte sottolineato che l’obiettivo delle compagnie aeree dovrebbe essere quello di velocizzare la procedura d’imbarco, di garantire un accesso equo all’aereo a tutti e di aiutare coloro che necessitano di più tempo per salire a bordo comodamente, cosa che si otterrebbe facendo imbarcare i passeggeri con difficoltà per ultimi.

 

Il modo in cui ora viene gestito l’imbarco non favorisce i passeggeri con bambini piccoli e quelli con disabilità o infermità vere, perché imbarcandosi per primi sono spesso spinti dagli altri passeggeri — che si accalcano subito dietro — a fare in fretta, incoraggiati dallo stesso personale aereo che non vuole ritardi nel decollo.

 

Alcune compagnie aeree europee stanno effettivamente riducendo i tempi di imbarco, nonché il numero di persone con sedie a rotelle, facendo imbarcare per ultimi i passeggeri che necessitano di più tempo. In un recente questionario, ho raccontato la storia di un volo dall’aeroporto di Nizza, in Francia, effettuato dopo una fiera televisiva nella vicina Cannes, quando una coppia di mezza età in sedia a rotelle, con maschere per l’ossigeno, è arrivata all’area d’imbarco. Dopo essere stati informati che si sarebbero trovati più a loro agio imbarcandosi per ultimi, hanno rapidamente rimosso le maschere e si sono incamminati verso l’aereo non appena è stato annunciato il loro gruppo d’imbarco.

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