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Hollywood in Abruzzo, grazie a Bruno Rosato di Montréal
Bruno Rosato con Mel Gibson

 

Bruno Rosato personifica Hollywood, anche se risiede a Montréal, e ad Hollywood ci arriva spesso anche attraverso l’Abruzzo. Bruno è una persona affabile e alla mano, ma difficile da    beccare, nonostante le ripetute sollecitazioni.

Rosato ci viene descritto come un produttore televisivo e cinematografico che è anche un direttore del casting, cioè colui che sceglie gli attori per recitare in una produzione televisiva o cinematografica. Rosato ha lavorato per un grande numero di produzioni. La conversazione con Il Cittadino è iniziata all’inizio di agosto quando, però, non aveva molto tempo in quanto era a Londra con Mel Gibson, oltre a dover seguire i lavori di ristrutturazione della casa del nonno, Antonio Rosato, a Fallo in Abruzzo.

Il nonno aveva lasciato Fallo, comune in provincia di Chieti, nel 1956 assieme al figlio Michele (padre di Bruno). Rosato, che si è scusato del ritardo nel rispondere e che presto dovrà recarsi a girare un film in Polonia, ha partecipato a 97 produzioni di Hollywood in qualità di casting director e a 33 produzioni come produttore. 

Hollywood si collega con Bruno anche grazia alla cugina Cristina Rosato, un’affermata attrice di 42 anni che fa la spola tra Montreal e Los Angeles, apparsa in 16 film e 28 serie televisive.  

Il 53enne Bruno ha visitato per la prima volta Fallo all’età di sei mesi.  Con noi figli mio padre parlava in italiano, inoltre siamo andati a scuola per perfezionarlo, afferma Bruno.

In seguito Bruno ed i genitori tornavano a Fallo per due mesi l’anno ed oggi, confida il produttore, sono in Italia dai tre ai cinque mesi l’anno.

 

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Gianni Quagliarella, giornalista e mezzobusto del TG3 Rai Abruzzo, ci aveva originalmente presentato Rosato come un personaggio di Hollywood che aveva portato celebrità americane a Fallo. Infatti Bruno racconta di aver convinto l’attore Michael Madsen, il produttore/regista Roger Frappier, e la produttrice canadese Valérie d’Auteuil, ad acquistare casa a Fallo. Tra le tante realizzazioni, d’Auteuil ha co-prodotto Aline, un docu-dramma sulla cantante canadese Celine Dion. Madsen, scomparso di recente, ha partecipato ad oltre 300 produzioni, e Frappier é stato per ben tre volte nominato agli Oscar.

 

Quanto alla sua professione, ci sono due aspetti curiosi circa il ruolo del direttore del casting». Il primo è che la parola casting” è universale: rimane casting” in qualsiasi lingua. La seconda curiosità ci viene spiegata dall’esperto di cinematografia Marco Spagnoli: Il ruolo del casting director in Italia è venuto fuori negli anni ’60, quando tanti film americani venivano a girare a Roma e loro usavano già questa figura per scegliere gli attori. All’inizio era più una ‘cosa solo americana’ e qualcuno in Italia dava una mano, poi negli anni ’80 il mestiere ha iniziato a diffondersi anche qui. Negli anni ’90 è diventato un vero e proprio lavoro riconosciuto, con una associazione che è nata per unire tutti quelli che facevano casting”.

 

A livello professionale, Rosato spiega che a questo punto della mia carriera, ricevo più chiamate di quante ne faccia. Ma prima di arrivare a questo punto, ho dovuto insistere molto per trovare impieghi”. Inoltre afferma di dare [anche] un contributo creativo. I registi bravi sono anche aperti a lasciare che gli attori durante le audizioni influenzino il personaggio e persino rimodellino la sceneggiatura”.

 

Chiediamo come evita di crearsi nemici quando un attore viene scartato. “I rifiuti fanno parte della vita di un attore”, risponde, ma incalziamo dicendo che gli attori tendono ad essere molto emotivi. Come gestisce i capricci? “Ricordo loro che anch’io affronto i rifiuti ogni giorno”, conclude.

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