di Alessandra Cori
Incidono cambiamenti climatici e fitopatie
Dopo più di tre anni il saldo della bilancia commerciale ortofrutticola diventa positivo, i consumi riprendono vigore e alcune eccellenze del nostro comparto agricolo tornano a brillare. Ma il percorso di rilancio del settore è ancora in salita perché in dieci anni, a parità di ettari, sono andate perse 1,3 milioni di tonnellate di produzione. Ciò fa capire quanto la redditività sia minata da cambiamenti climatici e fitopatie. “Se fossimo razionali – ha detto recentemente il Presidente di Italia Ortofrutta, Andrea Badursi – non dovremmo più produrre ortofrutta. Infatti, investiamo e produciamo senza sapere quale sarà il risultato”.
Nel primo trimestre 2025, dati Istat-Fruitimprese, la bilancia ortofrutticola nazionale ha chiuso i conti in attivo per oltre 300 milioni di euro, migliorando del 26,9% rispetto a un anno fa, con un surplus anche nei volumi di oltre 10mila tonnellate di scarto tra export ed import.
Merito di una politica di rilancio delle nostre esportazioni, fa sapere Fruitimprese, in particolare della frutta fresca, che segna un +21,7% in quantità e un +23,8% a valore. Le mele, in particolare, sono cresciute del 20,34% a volume e del 17,95% a valore, rispetto al primo trimestre 2024. Bene anche i kiwi, il giallo, in particolare, in ripresa del 12,55% sulle quantità e del +27,03% sui valori. Riparte, dopo mesi di stasi, anche la frutta secca, segnata da ottime quotazioni sui mercati internazionali, dal momento che con solo l’1,6% in più di vendite oltre confine, ha guadagnato il 9,7% in più.
I risultati del primo trimestre acquistano maggior rilevanza se si considera il quadro geopolitico particolarmente instabile e il contesto di drastica riduzione dei flussi commerciali in cui sono maturati. Adesso che l’ennesimo ostacolo si affaccia all’orizzonte, il presidente di Fruitimprese invita il comparto dell’ortofrutta a cavalcare le politiche protezionistiche del Presidente Trump, puntando sui mercati che hanno deciso di reagire. “Sono anni che abbiamo avviato le trattative per esportare le mele in Messico – dice il Presidente Marco Salvi – ed è arrivato il momento di accelerare, come del resto hanno fatto recentemente i nostri competitor francesi oppure come gli esportatori di ciliegie spagnoli, che ora hanno accesso al mercato cinese”.

Sul fronte delle importazioni, i dati sono meno performanti. Calano i volumi del 3,8% sullo stesso periodo del 2024, mentre crescono significativamente i valori del 9,2%. Tiene l’import di frutta tropicale e risale leggermente l’import di agrumi di appena 1,9% rispetto al primo trimestre 2024, a causa di una campagna nazionale non particolarmente prolifica.
All’interno, invece, ripartono anche i consumi domestici di ortofrutta fresca. Infatti, nel primo trimestre 2025, secondo i dati disponibili, i volumi acquistati crescono del 2% rispetto al primo trimestre 2024, attestandosi a circa 1,29 milioni di tonnellate. Ancor più marcata la crescita del valore generato dagli acquisti, che raggiunge 3,15 miliardi di euro, con un incremento del 5%, sostenuto da un aumento del prezzo medio del 3%.
Cosa aspettarsi per la frutta estiva? Dopo un’apertura di stagione con il caso ciliegie della Puglia arrivate a costare 20 euro al chilo, l’attenzione adesso è puntata sulle drupacee emblema dell’estate, vale a dire pesche e nettarine. L’Italia, secondo produttore Ue dopo la Spagna, ha chiuso una stagione 2024 con 973mila tonnellate, +11% rispetto al 2023. Per il 2025 si prevede una riduzione di circa l’8%. Situazione più preoccupante per le albicocche, che al Nord potrebbero dimezzare le quantità. A fronte di questi crolli di produzione, si capisce come il vero tema, di questi tempi, sia continuare a produrre.
Lo sguardo è rivolto anche a Bruxelles, dove è in corso l’esame sul nuovo regolamento in materia di agrofarmaci. La drastica riduzione dei fitofarmaci, che era stata indicata dal Green Deal europeo, ha messo l’intero sistema produttivo in gravissime difficoltà. L’Unione Europea ha lasciato i produttori senza mezzi di difesa e senza alternative efficaci contro cambiamenti climatici e fitopatie: dai circa mille principi attivi che erano a disposizione dell’agricoltura, in pochi anni si è passati a meno di trecento. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.





