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Focolaio di tubercolosi all’Istituto di Medicina legale di Milano, fino a 3 settimane per chiarire il quadro

(Adnkronos) – Prosegue lo screening avviato a Milano dopo il rilevamento di casi di tubercolosi all’Istituto di Medicina legale dell’università Statale del capoluogo lombardo. Le attività sono “in corso sui contatti, anche esterni all’Istituto”, fa sapere l’Ats della Città metropolitana di Milano, rispondendo alle domande dell’Adnkronos Salute, e prevedono “l’effettuazione del test cutaneo Mantoux e in caso di positività, un secondo test di conferma su sangue che richiede una tempistica maggiore per avere l’esito”.  

I casi di malattia confermati risultano ancora oggi essere 8, da quanto ribadito ufficialmente dall’Ats. Ieri l’Associazione liberi specializzandi in Medicina (Als), che ha segnalato l’episodio e annunciato un esposto, citava anche altre 7 persone per le quali sarebbe stata rilevata una positività. Ma servirà ancora tempo per avere un quadro più completo e certo. Si parla – a quanto si apprende – di almeno 2-3 settimane. Perché l’idea è di completare nel giro di 7-10 giorni il primo step (cioè l’effettuazione del test cutaneo Mantoux), compatibilmente con la disponibilità in questi giorni di ferie delle persone da testare, mentre il secondo step – gli esami del sangue – richiederà all’incirca due settimane.  

L’Ats ricorda che “la sola positività al test evidenzia solo l’avvenuto contatto con il micobattere. Il soggetto non ha segni di malattia e non è contagioso”. E il test positivo “non discrimina tra infezione recente o pregressa o avvenuta attraverso una diversa fonte”. In generale, gli esperti si aspettano una quota di positivi che si infetta senza essere ammalata. La valutazione, in ogni caso, viene definita complessa, anche perché l’incubazione della Tbc può essere lunga – fino a settimane o mesi – ed è difficile ricostruire la catena di contagio. Si considerano dunque tutti gli scenari. E si raccoglieranno tutte le informazioni per formulare delle ipotesi.  

In parallelo, “sono in corso le indagini per risalire alla possibile fonte di contagio e verificare l’attuazione delle misure di prevenzione, anche attraverso la raccolta e la valutazione di documentazione e l’ispezione del luogo di lavoro”, riferisce l’Ats. Nelle scorse ore era filtrata l’ipotesi di un’autopsia eseguita sul corpo di una persona con sospetta tubercolosi come contesto in cui potrebbe essere avvenuta l’esposizione. Ma, da quanto spiega l’Ats, “la sala operatoria non è stata chiusa”. Al momento “non sono emersi elementi che richiedono l’adozione di provvedimenti immediati”. Non ci sono, secondo gli esperti, gli estremi per una bonifica ambientale massiva, in aggiunta alle procedure di sanificazione che vengono fatte e non risulterebbe evidenza di pericolo immediato.  

Il focolaio è emerso dopo che – come ricostruisce l’Ats – nelle ultime settimane erano prevenute segnalazioni di Tbc a carico di operatori dell’Istituto di Medicina legale di Milano. A seguito di questo, sono stati attivati i protocolli di prevenzione e sorveglianza con offerta del test di screening a tutti i soggetti coinvolti. Complessivamente sono stati identificati appunto 8 casi, di cui 4 diagnosticati grazie allo screening. “Tutti i pazienti sono in cura e nessuno è ricoverato”, aveva precisato subito l’Ats, chiarendo che, in collaborazione con il centro di riferimento regionale di Villa Marelli dell’Asst Grande ospedale metropolitano Niguarda, continuava l’attività di sorveglianza sanitaria e il monitoraggio della situazione. 

Dal canto suo, l’università degli Studi di Milano ha assicurato “la massima attenzione a quanto segnalato da Als” e ha confermato di aver “avviato le opportune verifiche istruttorie per ricostruire quanto accaduto, coinvolgendo le diverse strutture competenti”. In tale ambito, ha fatto sapere l’ateneo, “è stato già attivato il raccordo con le autorità sanitarie e di vigilanza per gli approfondimenti interni necessari alla completa ricostruzione del quadro informativo e documentale”. 

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