Milano, 2 ott. (askanews) – “Stavo lottando per la mia vita. A un certo punto ho capito che se non avessi fatto nulla, sarebbe stata la fine. Avevo subito così tante ferite che ero crollato a terra. Se non mi fossi rialzato… Piloto aerei da 17 anni e sono comandante da 11. Posso dire cosa succede in un aereo anche ad occhi chiusi”. Lo ha raccontato in collegamento col premier indiano Narendra Modi, Smit Machchhar, il pilota indiano accoltellato dal suo copilota sul volo flydubai diretto a Tel Aviv.
“Mentre ero disteso lì, ho sentito che l’aereo stava precipitando. Sapevo che era la mia ultima possibilità e che la porta era proprio lì. In quel momento stavo ancora subendo dei colpi, ma ho semplicemente aperto la porta e tutti sono entrati – ha spiegato – ognuno di loro ha avuto un ruolo altrettanto importante. Stavo cercando di salvarmi la vita, ma sapevo che non potevo lasciare morire tutte quelle persone”.
Grazie poi all’intervento degli altri passeggeri, fra cui due piloti, l’aereo è atterrato in Arabia Saudita, con tutti i passeggeri in salvo.





