Il giornale italiano 1° in Québec e in Canada

ULTIM'ORA ADNKRONOS

Fine vita, Cnf: otto avvocati su 10 chiedono una legge chiara

Roma, 4 lug. (askanews) –

Roma, 4 lug. (askanews) – Il 77 per cento degli avvocati italiani
tra i 25 e i 44 anni sostiene l’introduzione di una legge sul
fine vita e si dichiara favorevole ad ampliare l’attuale platea
di persone che possono accedervi, secondo i requisiti stabiliti
dalla Corte Costituzionale, e a semplificare le procedure
previste. Il 31% degli intervistati si dice d’accordo ad aprire
anche all’ipotesi di eutanasia attiva.

I dati emergono da un’indagine Ipsos, commissionata a marzo dal
Consiglio Nazionale Forense, che ha coinvolto un campione di
5.500 avvocati, per analizzare l’orientamento della categoria su
un tema di crescente rilevanza nel dibattito etico, giuridico e
civile del Paese.

“La voce degli avvocati è chiara: serve una legge sul fine vita
che tuteli la libertà e la dignità della persona, senza ambiguità
né zone grigie. Ora che il Parlamento sta discutendo il testo, è
il momento di decidere con coraggio e responsabilità”, afferma il
presidente del Cnf, Francesco Greco.

Sei avvocati intervistati su dieci (62%) si dichiarano favorevoli
al diritto di ogni individuo di scegliere le proprie cure di fine
vita, inclusa l’eutanasia. Tra gli under 45, la percentuale sale
oltre il 70%. Il consenso complessivo arriva all’82% se si
includono coloro che sono favorevoli solo in casi molto specifici
e controllati. Tra gli avvocati con più di 74 anni, questa
posizione è condivisa dal 28%. Solo il 12% degli intervistati si
oppone per motivi etici o religiosi, mentre il 5% è indeciso.

Sul fronte del testamento biologico, sette intervistati su dieci,
soprattutto nella fascia d’età 25-34 anni, lo considerano uno
strumento fondamentale per esprimere le proprie volontà sui
trattamenti medici in caso di incapacità. La percentuale sale a
nove su dieci includendo anche chi si dichiara favorevole ma con
alcune riserve. A livello personale, uno su due, specialmente tra
i più giovani, è favorevole a soluzioni come il suicidio
assistito o l’eutanasia attiva qualora un familiare soffra di una
malattia incurabile. I contrari sono il 12%.

Sei avvocati su dieci riconoscono il proprio ruolo cruciale nel
supportare i clienti in decisioni così delicate, garantendo piena
consapevolezza delle implicazioni legali e la tutela dei diritti
in ogni fase, con informazioni giuridiche complete e aggiornate
nel rispetto delle volontà.

La complessità e delicatezza delle situazioni da gestire, anche
in presenza di dissenso tra cliente e familiari, rappresenta la
principale sfida secondo sette intervistati su dieci. Inoltre,
per quattro su dieci, la normativa in continua evoluzione ne
complica l’interpretazione e l’applicazione. Circa un terzo degli
intervistati sottolinea che ciò ha ricadute sulla responsabilità
professionale dell’avvocato, rendendo necessario un aggiornamento
costante.

Guardando all’estero, il 31% degli avvocati indica come modelli
più efficaci quelli di Paesi Bassi e Belgio, dove eutanasia
attiva e suicidio assistito sono regolamentati per maggiorenni
capaci di intendere e volere, affetti da malattie incurabili che
causano sofferenze insopportabili.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *