Il giornale italiano 1° in Québec e in Canada

ULTIM'ORA ADNKRONOS

Ex Ilva, gli industriali si mobilitano per la “cordata italiana”

Roma, 5 ago. (askanews) – Restano 80 giorni prima che scatti la chiusura definitiva dell’area a caldo dell’ex Ilva, imposta dalla sentenza della Corte d’appello di Milano. Dal tavolo convocato oggi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) con Confindustria, Federacciai, Federmeccanica e le principali imprese siderurgiche italiane emerge però una possibile via d’uscita per la produzione di Taranto. “Come ha detto il presidente Orsini e confermato il presidente di Federacciai Gozzi a seguito del tavolo odierno, ci sono le condizioni per valutare la possibilità di realizzare una cordata italiana promossa dal sistema industriale italiano per fare una sua proposta che consenta il salvataggio e rilancio della produzione siderurgica a Taranto”, ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, al question time alla Camera.

A parlarne per primo, infatti, è stato lo stesso Orsini, che al termine del tavolo ha aperto all’ipotesi di “una cordata italiana che abbia a cuore l’industria di base”, resa possibile dalle nuove condizioni relative allo stabilimento. Confindustria, ha spiegato il presidente, sta lavorando per coinvolgere imprenditori disposti a investire nel Paese, con un piano industriale che tuteli i quasi 10.800 lavoratori coinvolti.

Anche il presidente di Federacciai Antonio Gozzi ha confermato la disponibilità ad approfondire il dossier per “verificare se sussistano le condizioni e le possibilità per promuovere una cordata di operatori siderurgici italiani finalizzata al rilancio degli impianti non interessati dal blocco disposto dalla sentenza”, auspicando che un eventuale coinvolgimento diventi un impegno condiviso dell’intero Sistema Italia.

Sulla stessa lunghezza d’onda Federmeccanica: “Le imprese italiane si trovano coinvolte in un quadro molto critico che ovviamente non hanno né cercato né voluto, ma non ci tireremo certo indietro”, ha affermato il presidente Simone Bettini. “Come abbiamo detto più volte, non possiamo permetterci di fare a meno dell’ex Ilva. Il Governo deve assumersi la responsabilità e creare tutte le condizioni per salvaguardare l’integrità dell’ex Ilva portando avanti la decarbonizzazione, tutelando allo stesso tempo la manifattura italiana e l’occupazione. Non possiamo permetterci che scoppi una bomba sociale e industriale”.

Sul fronte giudiziario, Urso ha spiegato che non ci sono margini: “gli altoforni dell’area a caldo non potranno più essere riattivati”. Da qui la necessità di disinnescare la “bomba sociale”, il cui esito sarebbe la desertificazione industriale della città.

Parallelamente al tavolo sulla cordata, al Mimit si è discusso anche di nuovi investimenti sul territorio di Taranto e della Puglia. Sul tavolo sono arrivate manifestazioni di interesse da Pirelli, che secondo quanto riferito da Urso starebbe valutando un progetto fino a 100 milioni di euro capace di generare circa mille nuovi posti di lavoro, e da altri gruppi tra cui Webuild, Renexia del gruppo Toto, Vestas, Zero Group, Statkraft e Innovation Group.

Un quadro che dal territorio viene però letto con maggiore cautela. “Sono uscito dalla riunione peggio di come sono entrato”, ha commentato il presidente della Regione Puglia Antonio De Caro, per il quale il confronto sui nuovi investitori ha lasciato in ombra il vero nodo: un polo siderurgico decarbonizzato, con i forni elettrici, che resti a Taranto. De Caro ha chiesto che lo Stato assuma un ruolo di garante in qualsiasi intesa, soprattutto se in gioco ci sono risorse pubbliche.

Richieste simili sono arrivate dal sindaco di Taranto Piero Bitetti, secondo cui qualsiasi valutazione potrà arrivare solo di fronte a “una proposta certa, completa”, con un piano industriale che abbia lo Stato come garante e preveda tutele per i lavoratori.

Nel frattempo le segreterie nazionali di Fim, Fiom, Uilm hanno riferito di aver inviato il documento unitario “Piano Straordinario Nazionale di messa in sicurezza e rilancio dell’ex Ilva” a tutte le forze politiche di Governo e opposizione, alle Regioni e ai Sindaci coinvolti, a Federmeccanica e a Confindustria.

Domani la vicenda sarà di nuovo al Mimit, per il terzo giorno consecutivo, con un incontro con le associazioni che rappresentano le imprese dell’indotto dello stabilimento di Taranto, finalizzato ad approfondire le prospettive produttive e industriali del sito e le conseguenze sul sistema produttivo locale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

NOTIZIE RECENTI

Adnkronos

Pubblicità

Askanews