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EES al via: ecco cosa cambia per chi viaggia in Europa

Addio timbro: dal 10 aprile scorso il nuovo sistema prevede impronte digitali e riconoscimento facciale

 

Chi vive in Canada e pianifica un viaggio in Europa dovrà fare i conti con una novità importante: dal 10 aprile 2026, lo spazio Schengen — che raggruppa 29 Paesi, tra cui Francia, Italia, Germania e Spagna — ha attivato pienamente il sistema EES, acronimo di Entry/Exit System. Il vecchio timbro sul passaporto appartiene ormai al passato. Al suo posto: fotografie del viso, impronte digitali ed una registrazione digitale che accompagnerà il viaggiatore per i successivi tre anni.

 

Cosa succede all’arrivo in aeroporto. Il funzionamento è semplice, ma richiede tempo. Al primo ingresso nell’area Schengen, ogni visitatore non residente nell’Unione europea — canadesi inclusi, indipendentemente dall’esenzione dal visto — deve fermarsi a una postazione automatica o a uno sportello doganale per fornire i dati biometrici: scansione del volto, impronte delle dita e lettura del passaporto. Vengono inoltre richieste informazioni sull’itinerario, sull’alloggio previsto e sulla situazione economica del viaggiatore. I dati raccolti rimangono nel sistema per tre anni: alla visita successiva, la procedura sarà più rapida, perché il profilo esiste già. I bambini sotto i 12 anni sono parzialmente esentati: vengono fotografati ma non è richiesta l’impronta digitale.

 

Il risvolto pratico: code più lunghe. Il prezzo da pagare, almeno in questa fase iniziale, è la pazienza. Le associazioni aeroportuali europee e le compagnie aeree hanno già avvertito che, nelle ore di punta, le attese ai controlli possono raggiungere le due ore — e in alcuni scali si registrano tempi ancora più lunghi. Chi prenota voli con scali brevi in Europa rischia di perdere la coincidenza per colpa dei tempi di attesa alle postazioni: meglio optare per scali di almeno tre ore nei prossimi mesi.

 

EES non è ETIAS: attenzione alla confusione.
Il sistema di registrazione alla frontiera non va confuso con un’altra misura europea in arrivo: l’ETIAS (European Travel Information and Authorisation System), previsto per la fine del 2026. Quest’ultimo sarà invece un’autorizzazione preventiva — simile all’ETA richiesta per viaggiare negli Stati Uniti o nel Regno Unito — che il viaggiatore dovrà ottenere PRIMA di partire. L’ETIAS non è ancora operativo. Il governo canadese raccomanda di diffidare di siti web che offrono già questa ‘‘autorizzazione’’: si tratta di truffe.

 

Chi viene respinto e perché. Da quando il sistema ha cominciato a essere introdotto progressivamente negli aeroporti europei, nell’ottobre 2025, oltre 27.000 persone si sono viste negare l’ingresso: la maggior parte per documenti irregolari o giustificazioni di viaggio ritenute insufficienti. Circa 700 di loro sono stati identificati come soggetti che rappresentano una minaccia per l’Unione europea.

 

Cosa cambia – e cosa no – per i cittadini italiani. Per chi è in possesso della cittadinanza italiana, o di qualsiasi altro Paese membro dell’Unione europea, l’EES non cambia nulla sul piano formale: i cittadini comunitari non vengono registrati nel sistema, non forniscono impronte digitali e non si sottopongono alle procedure biometriche. Questo vale anche per i molti italo-canadesi che conservano la cittadinanza italiana: il passaporto italiano garantisce l’accesso all’area Schengen senza alcun vincolo aggiuntivo, indipendentemente da quante volte si attraversi la frontiera e per quanto tempo si soggiorni. Il disagio, tuttavia, esiste. Negli aeroporti che condividono i varchi tra cittadini UE e non, o dove le file si mischiano nella pratica, il rallentamento generale prodotto dalle nuove procedure finirà inevitabilmente per allungare i tempi anche per chi tecnicamente ne è escluso. Presentarsi con largo anticipo rimane un consiglio valido per tutti. Una precisazione importante per chi possiede sia la cittadinanza italiana che un immobile in Italia senza risiedervi stabilmente: in questo caso la cittadinanza  è il fattore determinante: la  proprietà immobiliare, da sola, in assenza di cittadinanza o residenza, non offre alcuna protezione dall’applicazione dell’EES.

 

Cosa non cambia, e cosa non garantisce. L’EES non attribuisce alcun diritto di soggiorno. Non è un visto, non autorizza a lavorare in Europa e non sostituisce in nessun modo un percorso di residenza. Chi possiede un immobile in Italia senza cittadinanza europea, per esempio, resta soggetto alle stesse regole di chiunque altro. Chi invece valuta un trasferimento stabile in Italia ha a disposizione strumenti diversi: il Digital Nomad Visa per i lavoratori da remoto, o l’Elective Residency Visa per chi può mantenersi con redditi passivi. L’EES riguarda esclusivamente i sog-giorni brevi — al massimo 90 giorni in un periodo di 180 — e serve semplicemente a registrare e monitorare chi entra e chi esce.

 

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