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Dazi e Palestina: Carney sfida Trump e convince gli elettori

MONTRÉAL – Nonostante le crescenti tensioni commerciali con gli Stati Uniti, aggravate dall’imposizione da parte dell’amministrazione Trump di dazi fino al 35% su alcune merci canadesi, il Primo Ministro canadese Mark Carney ha scelto di non rispondere con controdazi, adottando una strategia volta a preservare l’equilibrio economico e politico tra i due Paesi. Dal 7 agosto scorso, infatti, è entrato in vigore un aumento dei dazi americani dal 25% al 35% sulla maggior parte delle importazioni canadesi non coperte dagli accordi commerciali nordamericani (CUSMA, ex NAFTA). Questi si sommano a tariffe già esistenti, come il 50% su acciaio e alluminio, il 25% su automobili e componenti, il 10% su prodotti energetici e il 50% su rame. Grazie al CUSMA, comunque, circa il 91% delle esportazioni canadesi verso gli Stati Uniti gode di esenzioni, limitando l’impatto complessivo.

 

Carney ha dichiarato che Ottawa è “deluso” dalla decisione di Washington, ma ha sottolineato come il governo “agirà per proteggere i posti di lavoro, investire nella competitività industriale, comprare canadese e diversificare i mercati d’esportazione”. La Casa Bianca, dal canto suo, ha giustificato le tariffe con la presunta mancanza di cooperazione canadese nel contenimento del traffico di fentanyl, sebbene solo l’1% di queste droghe entri negli Stati Uniti dal Canada. In questo senso, Carney ha evidenziato gli investimenti “senza precedenti” nella sicurezza delle frontiere e gli sforzi per ridurre ulteriormente i flussi illeciti.

 

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Sul fronte diplomatico, nei giorni scorsi Carney ha annunciato che il Canada intende riconoscere ufficialmente lo Stato palestinese alla prossima Assemblea generale delle Nazioni Unite, una decisione condivisa da paesi come Francia, Regno Unito e Australia. Il Premier ha chiarito che il riconoscimento sarà subordinato a due condizioni: lo svolgimento di elezioni palestinesi nel 2026 e la completa smilitarizzazione del territorio, escludendo il ruolo di Hamas. Un’annuncio che ha incrinato ancora di più i rapporti già tesi con Trump, che ha avvertito come questa decisione complicherà ulteriormente i negoziati tra Washington e Ottawa, mettendo in difficoltà il dialogo tra i due Paesi.

 

Nonostante ciò, la linea adottata dal governo canadese sembra riscuotere consensi nell’opinione pubblica. Un recente sondaggio di Abacus Data certifica che il 50% dei canadesi approva l’operato dell’esecutivo liberale, con un sostegno personale a Carney del 48%. La scelta di non aggravare ulteriormente i rapporti con gli Stati Uniti viene percepita come responsabile per proteggere un’economia strettamente legata a quella americana, mentre il riconoscimento della Palestina è apprezzato come un segnale di impegno per i diritti umani e la pace, valori importanti per l’elettorato canadese. Se si votasse i questo momento, infatti, il Partito Liberale si assesterebbe a quota 43 per cento, mentre i conservatori si assicurerebbero il 40% delle preferenze. L’Ndp, ancora senza leader dopo le dimissioni post elezioni di Jagmeet Singh, non andrebbero oltre l’8% dei voti, mentre rimango stabili Bloc Quebecois al 6% e Verdi al 4%. (V.G.)

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