Roma, 7 feb. (askanews) – Moneta elettronica, le imprese accelerano. Nel commercio, nel turismo e nei servizi il pagamento digitale è ormai una componente strutturale dellofferta: nel 2024 i POS attivi nel nostro Paese hanno raggiunto quota 3,75 milioni, con circa 660mila terminali in più rispetto al 2018 (+21%). Una crescita proseguita anche nel 2025 portando, secondo le nostre stime, il numero dei POS in Italia a circa 3,87 milioni. Sono le stime di elaborazioni e analisi condotte da Confesercenti su dati ufficiali.
LItalia, dice l’associazione con un comunicato, si colloca dunque tra i Paesi più avanzati in Europa sul fronte dei pagamenti elettronici: nello stesso periodo i POS attivi risultano pari a poco più di 3,2 milioni in Francia e a 1,5 milioni in Germania. Insieme ai POS, crescono anche i pagamenti digitali presso i punti vendita fisici in Italia commercio, pubblici esercizi, attività turistiche e servizi che nel 2025 dovrebbero raggiungere i 376 miliardi di euro.
Le imprese hanno dunque scelto di investire nella modernizzazione, anche per logica di servizio: i contanti sono ancora favoriti dagli italiani, ma lapprezzamento per i pagamenti digitali è in aumento. E i punti vendita rispondono ampliando la gamma di strumenti accettati, affiancando contante, carte e strumenti digitali evoluti.
Cresce infatti anche lofferta di soluzioni Buy Now Pay Later: si stima che oggi in Italia tra 40 e 50mila esercizi le mettano a disposizione della clientela. A fronte di una comprensibile attenzione al tema, le frodi restano molto contenute; inoltre, la maggior parte avviene a distanza, non nei pagamenti al punto vendita.
Allo stesso tempo, prosegue Confesercenti, resta centrale il tema della sostenibilità dei costi per gli esercenti: le transazioni elettroniche possono arrivare a costare fino al 22% in più, in termini unitari, rispetto a quelle in contanti. Un differenziale gravoso soprattutto sulle microtransazioni, che sono una parte significativa delle vendite quotidiane per molti pubblici esercizi e altre attività di prossimità.
Pesano, inoltre, i costi accessori – hardware, canoni, etc. – che alzano la spesa totale degli esercenti: per unattività con 300mila euro di transazioni, la moneta elettronica, secondo le nostre valutazioni, può costare tra i 5 e i 6 mila euro lanno.
Limmagine delle imprese italiane come anti-cashless è da archiviare, così come la demonizzazione del contante: levidenza dei dati mostra che le imprese non contrappongono gli strumenti di pagamento, ma li integrano per dare libertà di scelta ai clienti. Quello che non è da archiviare, invece, è il tema dei costi per gli esercenti, soprattutto nelle microtransazioni, commenta Nico Gronchi, Presidente di Confesercenti. Un problema particolarmente sentito da bar, tabaccherie ed esercizi di prossimità, dove si lavora su scontrini contenuti e margini ridotti. La transizione digitale è un fatto e va accompagnata, ma servono condizioni sostenibili e trasparenti lungo tutta la filiera, tanto più mentre lEuropa accelera sulleuro digitale: linnovazione deve semplificare la vita di cittadini e imprese, non aumentare i costi di chi ogni giorno garantisce servizi essenziali sui territori.
