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Comunali, ‘campo largo’ rilancia: i conti dopo i ballottaggi

Roma, 26 mag. (askanews) –

Roma, 26 mag. (askanews) – Il colpo nel ‘campo largo’ è stato
accusato, al di là delle dichiarazioni ufficiali, perché la
vittoria a Venezia era davvero sembrata a portata di mano, ma
adesso i partiti di centrosinistra provano a rilanciare, per
evitare che le comunali finiscano per smorzare la spinta del
referendum. La parola d’ordine che tutti nel fronte progressista
ripetono è “i conti si fanno dopo i ballottaggi”, l’obiettivo è
oscurare il colpo mancato nella laguna con il conteggio finale
dei comuni vinti e dei voti raccolti complessivamente. Ieri lo
avevano detto a caldo Elly Schlein e Matteo Renzi, oggi lo ripete
Giuseppe Conte: “È una tornata elettorale che non si è ancora
conclusa, ci sono tanti ballottaggi, aspettiamo a tirare le
conclusioni”.

E’ il mantra che ripete anche Igor Taruffi, responsabile
organizzazione del Pd, ormai abituato a suggerire una valutazione
complessiva quando si vota per regionali e comuni: “Non c’è
dubbio che Venezia è il risultato su cui tutta l’attenzione si è
focalizzata. Però noi proviamo a ragionare guardando l’insieme:
erano 18 i comuni capoluogo di provincia che sono stati chiamati
al voto, di questi cinque sono stati vinti al primo turno dal
centro-sinistra, tre dal centrodestra e quattro da candidature
civiche di cui nessuno comunque di destra. Sei vanno al
ballottaggio, in tre è avanti il centrodestra, in tre è avanti il
centro-sinistra”. Dunque, conclude “se stiamo ai numeri questo è.
Il computo complessivo secondo me lo vedremo alla fine dei
ballottaggi: quanti saranno i comuni andati al centro-sinistra e
quanti al centrodestra”. E il Pd è convinto che il conteggio
finale premierà i progressisti.

Lo sguardo lungo non serve solo sul piano mediatico, per
contrastare appunto il messaggio dell’ “assalto fallito” che il
centrodestra cerca di far passare grazie al voto di Venezia. Quel
risultato apre oggettivamente dei problemi politici che il
centrosinistra sembrava aver archiviato con il referendum. Pina
Picierno, Pd, vice-presidente del Parlamento europeo, è l’unica a
dirlo apertamente e in maniera ruvida, ma in tanti condividono
l’analisi: “I risultati forse ci aiutano a riportare sulla terra
chi aveva già preso il volo costruendo letture nazionali fondate
più sulle suggestioni che sulla realtà. Così come il referendum
non era una elezione politica, e chi ha pensato che fosse l’alba
del sol dell’avvenire ha completamente sbagliato analisi, così le
amministrative non sono elezioni politiche”.

Non è solo un generico richiamo a non cedere a facili
trionfalismi dopo il referendum, quello del fronte riformista del
Pd è un invito a rivedere alcune scelte di fondo che venivano
date per scontate, a cominciare dall’attenzione rivolta
prevalentemente all’elettorato “delle piazze”, ai militanti che
manifestano per Gaza, alle battaglie della Cgil. Non solo, il
voto per le comunali ha aperto anche una riflessione sulle
alleanze e, quindi, sullo stesso ruolo che il Pd deve giocare.
Come dice più di un parlamentare – anche alcuni della maggioranza
schleiniana – “il dato che emerge è che nel voto locale gli
alleati sono debolissimi: vale per M5s, vale per i centristi…
Se non portiamo i voti noi del Pd, con l’aiuto delle liste
civiche, non si va da nessuna parte”. D’altro canto, però, solo
la Picierno apre la discussione, il resto della minoranza Pd si
limita alle analisi del voto sulle chat di whatsapp perché
nessuno vuole “fare il controcanto alla segretaria”, come dice un
parlamentare ‘riformista’.

Ma che la sconfitta abbia lasciato il segno non lo dicono solo i
riformisti Pd. Anche Nicola Fratoianni avverte: “Se qualcuno
pensava che le prossime elezioni politiche fossero già vinte
sbagliava. C’è una partita apertissima”. In questo caso,
ovviamente, il sottotesto è diverso da quello dei ‘riformisti’
dem. Per il leader Avs “quei 15 milioni di voti (del no al
referendum, ndr) non possono essere considerati come un voto in
cassaforte vanno conquistati e motivati”, ma “per farlo occorre
che la coalizione metta in campo un’anima, un progetto, una
proposta e cominci a muoversi nel Paese”. Un’anima e un progetto
che, nei ragionamenti di Avs, devono essere ancora più nettamente
e radicalmente di sinistra. Dopodiché anche lui rinvia il
giudizio a dopo il secondo turno: “Vedremo i ballottaggi”.

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