Roma, 5 nov. (askanews) – “Landscapes of Ending”, il nuovo documentario di Francesco Mattuzzi, unico titolo italiano nel Concorso Internazionale Lungometraggi del 67esimo Festival dei Popoli, sarà presentato domani, 6 novembre, alle ore 17.00, al Cinema La Compagnia di Firenze, in anteprima assoluta alla presenza del regista. Il film esplora il confine tra la vita e la morte attraverso quattro storie che lo abitano in modi diversi.
In una società contemporanea che tende ad allontanare il tabù della morte dallo sguardo e ad affidare alla tecnologia la promessa di prolungare la vita, “Landscapes of Ending” compone un affresco corale sulle nostre paure e speranze. Il documentario intreccia quattro percorsi, quattro storie apparentemente distanti tra loro, che ruotano attorno a un tema comune: il modo in cui affrontiamo la nostra finitezza, tra il desiderio di prolungare la vita, di scegliere come lasciarla o di trovare un modo per accoglierne il limite. A Londra, il biologo Chris Faulkes studia gli eterocefali glabri, piccoli roditori noti per la loro straordinaria longevità, indagando sulle possibilità della scienza di intervenire sui processi dell’invecchiamento, ma anche sui limiti di una visione che aspira a estendere sempre più la durata della vita. In Italia, Sabina, un’anziana donna che desidera decidere della propria fine, guarda al Sarco – il dispositivo per l’assistenza al fine vita ideato da Philip Nitschke come possibilità di scelta. La sua storia si sviluppa nell’attesa e nel confronto con ostacoli e pregiudizi, mostrando quanto possa essere difficile trasformare una scelta personale in una possibilità concreta. Nitschke, ideatore del dispositivo, rappresenta un ulteriore punto di vista: quello di chi cerca nella tecnologia una risposta alla volontà di controllare il momento della propria fine. In Arizona, la comunità di Sun City West attraversa la terza età riscoprendo il senso del tempo presente attraverso abitudini, relazioni e nuovi inizi.
Attraverso questo mosaico umano e filosofico, Mattuzzi costruisce un’indagine sulla ricerca di senso nella nostra transitorietà. Alle vicende dei protagonisti si alternano immagini contemplative e visionarie, che aprono il racconto a una dimensione più intima e suggeriscono ciò che le parole non sempre riescono a esprimere.
Ad accompagnare le immagini del film, una colonna sonora composta da sei brani degli The Urban Voodoo Machine, collettivo musicale britannico fondato a Londra nel 2002 dal carismatico frontman e cantautore di origine norvegese Paul-Ronney Angel. Il loro blues contaminato da sonorità gitane si intreccia con le atmosfere rarefatte e visionarie del film, accompagnando il viaggio tra i luoghi e le storie dei protagonisti e contribuendo a definirne il tono sospeso.





