Reggio Emilia, 13 set. (askanews) – “Io ci sono!”. Elly Schlein ufficializza di fatto la sua candidatura, alla guida del paese e alle primarie, che ormai sembrano certe. La segretaria Pd conclude la festa dell’Unità, un’ora e tre quarti di discorso davanti alla platea dell’arena del Campovolo di Reggio Emilia, “diecimila persone”, assicura il responsabile organizzazione Igor Taruffi. Un intervento lungo, che riassume tutte le linee programmatiche e politiche illustrate durante i suoi oltre tre anni di segreteria e che si conclude, appunto, con l’annuncio che da giorni era nell’aria e che a questo punto chiude la discussione sull’opportunità dei gazebo. Lei dice “decideremo se fare un accordo o se fare le primarie”, ma l’accordo lo ha escluso Giuseppe Conte anche ieri (“Non possiamo decidere nelle segrete stanze”). E la leader democratica non devia dalla sua linea “zen” neanche oggi che il presidente M5s ha tirato un colpo basso sul tema delle armi all’Ucraina.
Conte, alla festa del Fatto quotidiano, è andato giù pesante: “Non può essere che vinca Schlein e a quel punto si danno a gogò armi in Ucraina per un conflitto che ci sta portando a un conflitto mondiale”. Un colpo basso, non si tratta solo di ribadire la posizione M5s contro l’invio di aiuti militari. L’ex premier di fatto mette la segretaria Pd tra coloro che non si preoccupano del rischio escalation e che vogliono mandare sempre più armi, un disegno che lui quasi ogni giorno descrive come frutto degli interessi di gruppi di potere ed economici che vogliono speculare sul conflitto.
I parlamentari Pd, prima del comizio della leader, sono sconsolati. I riformisti come Lorenzo Guerini, Filippo Sensi, Lia Qiuartapelle attaccano Conte. Ma anche i dem della sinistra interna non sanno che dire: “Che dobbiamo fare? Mandarlo a quel paese? Così vince la destra”.
La Schlein per un’ora e mezzo evita accuratamente il tema, attacca il governo Meloni che “ha fallito”, insiste su sanità, salario minimo, congedo parentale. Chiede agli alleati di “accelerare sul programma comune”, ribadisce la promessa di fare “muro” contro la “vergognosa legge elettorale” che il centrodestra vuole approvare.
Alle discussioni interne al campo largo sembra non voler offrire cassa di risonanza, appena un accenno ai maldipancia verso Matteo Renzi: “L’alleanza progressista si può e si deve ancora allargare, ma non restringere”, puntualizza. Promette una riforma della Rai, assicurando che “Giorgia Meloni è l’ultima premier che lottizza il servizio pubblico”.
Ma il succo politico del suo discorso arriva alla fine, come da manuale. Rivendica i risultati raggiunti – europee, regionali, referendum – e si toglie qualche sassolino dalle scarpe: “Avevano scommesso che non sarei durata sei mesi, invece sono contenta di fare la mia quarta festa dell’Unità nazionale”. Altro che farsi da parte per un federatore, sembra il sottotesto, “scommettevano su una scissione invece abbiamo rialzato la testa e siamo più forti di prima. Ci dispiace di avervi fatto perdere tutte le vostre scommesse ma – spoiler – continueremo”.
Quindi l’annuncio: “Io ci sono. Pronta insieme a voi ad affrontare le sfide dei prossimi mesi”. E chiarisce di non temere le primarie, “non temiamo il voto, siamo il Pd”. Ripete anche quanto disse, quella volta a porte chiuse, alla fine della direzione Pd di giugno: “C’è chi in questo paese non vuole un’alleanza progressista al governo e non vuole una persona di sinistra a palazzo Chigi. Io posso solo offrire le mie aggravanti personali, essendo donna avendo 40 anni, essendo libera e non conforme proprio a tutti gli standard”. Poi però aggiunge: “Ma se questo valesse nel paese nella società io non sarei qua”.
La leader Pd però, a modo suo, senza una polemica frontale, di fatto risponde anche a Conte sull’Ucraina: “Abbiamo sostenuto e continueremo a sostenere il popolo ingiustamente invaso in Ucraina dall’offensiva militare di Putin che continua ad andare avanti”. Perché “la pace giusta non è la resa alle ragioni dell’aggressore”. Certo, serve una svolta negoziale, un “negoziatore” dell’Ue, ma senza interrompere gli aiuti a Kiev. Con un avvertimento: “Dobbiamo fare una promessa solenne però: che non faremo mai più alle destre il regalo di dividerci. Nessuno in un momento come questo può non sentire la responsabilità di mandare a casa questo governo”. Parole subito apprezzate da Guereini. Quindi un impegno: “Mai più larghe intese”. La corsa di Elly Schlein è iniziata.





