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Carney sfida Trump

Tra Canada e Usa torna la guerra commerciale

Negoziati falliti. Washington impone dazi del 50% su circa 28 miliardi di dollari di merci canadesi. Ottawa prepara ritorsioni dall’8 settembre. Tre canadesi su quattro appoggiano il rifiuto dell’accordo

 

OTTAWA – Torna il gelo tra Washington e Ottawa e si riaccende una guerra commerciale mai completamente archiviata. Lo scontro era iniziato nel marzo 2025, quando Donald Trump aveva imposto dazi del 25% sulla maggior parte delle merci canadesi e del 10% sui prodotti energetici. Il governo di Justin Trudeau aveva risposto con controdazi del 25% su 30 miliardi di dollari di prodotti americani. Era stato poi il nuovo Primo Ministro Mark Carney a scegliere la strada della de-escalation: dal 1º settembre 2025 Ottawa aveva eliminato gran parte dei controdazi, mantenendoli però su acciaio, alluminio e automobili. Una tregua che aveva attenuato le tensioni senza risolverne le cause.

 

Ora il braccio di ferro riparte. Le trattative sono naufragate venerdì 21 agosto a Washington, dopo oltre una settimana di negoziati serrati e quando un’intesa sembrava vicina. Ottawa ha giudicato le ultime condizioni poste dagli Stati Uniti incompatibili con i propri interessi economici e con la propria autonomia decisionale. Dalla mezzanotte di sabato sono così entrati in vigore nuovi dazi americani del 50% su circa 800 categorie di prodotti canadesi, per un valore complessivo di circa 28 miliardi di dollari. La lista è particolarmente eterogenea e i prodotti sono suddivisi in tre categorie: alcolici, prodotti lattiero-caseari e veicoli a motore. La risposta canadese non si è fatta attendere. Carney ha annunciato controdazi di pari valore, secondo il principio “dollaro per dollaro“, che entreranno in vigore l’8 settembre. Le contromisure colpiranno circa 28 miliardi di dollari di merci statunitensi, interessando settori come acciaio, legname, carta, elettrodomestici e prodotti agricoli. Il Primo Ministro ha utilizzato parole durissime per descrivere la situazione, parlando apertamente di una “guerra”sul fronte commerciale. “Ci hanno chiesto troppo e offerto troppo poco”, ha spiegato, sostenendo che il Canada non poteva accettare un accordo che avrebbe compromesso interessi considerati fondamentali.

 

Secondo Ottawa, infatti, la posta in gioco va ben oltre il semplice livello delle tariffe. Tra i principali ostacoli al raggiungimento dell’intesa figurano le richieste americane sulla libertà del Canada di stringere accordi commerciali con altri Paesi, sulla tutela della lingua francese e della cultura canadese e sul settore della componentistica automobilistica. “Siamo padroni del nostro destino”, ha rivendicato Carney, ribadendo la volontà di diversificare gli scambi commerciali e ridurre la dipendenza canadese dagli Stati Uniti.

 

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Trump, dal canto suo, ha attribuito a Ottawa la responsabilità del fallimento dei negoziati, tornando anche a provocare l’ingombrante vicino: “Hanno goduto dei vantaggi di essere il 51º Stato senza esserlo». Il Presidente americano ha inoltre minacciato un’ulteriore escalation, annunciando dazi del 50% dazi su tutte le auto, i camion (grandi e piccoli), la componentistica automobilistica e l’acciaio Made in Canada a partire dal 1º gennaio 2027.

 

Sul fronte interno, la linea dura di Carney ha raccolto un sostegno molto ampio. Secondo un sondaggio Angus Reid, il 76% dei canadesi e l’85% dei quebecchesi approva la decisione del governo federale di non accettare l’accordo proposto da Washington. Anche i Premier provinciali hanno sostenuto la scelta di Ottawa. Il leader conservatore Pierre Poilievre, pur appoggiando il rifiuto dell’intesa, ha però chiesto a Carney di convocare la Camera dei Comuni e di rendere pubblico il testo dell’accordo respinto. “L’amministrazione americana l’ha visto, il governo canadese l’ha visto. I canadesi devono poterlo vedere”, ha affermato.

 

Adesso a preoccupare sono soprattutto le conseguenze economiche. Secondo Ottawa, i nuovi dazi americani metterebbero a rischio circa 56 mila posti di lavoro in Canada. Una stima elaborata da un economista dell’Università di Calgary porta invece il possibile bilancio vicino ai 90 mila posti, di cui circa 18 mila in Québec. La Prima Ministra della Belle Province, Christine Fréchette, ha chiesto che i controdazi siano “strategici”, in modo da limitare i danni alle imprese canadesi, annunciando allo stesso tempo misure di sostegno per aziende e lavoratori. Le preoccupazioni sono alimentate dalla profonda integrazione delle due economie. Le catene produttive attraversano quotidianamente la frontiera e una lunga escalation rischia di tradursi in costi più elevati per le imprese, prezzi maggiori per i consumatori e perdita di posti di lavoro su entrambi i lati del confine.      

      (V.G.)

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