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Cancro al seno, Del Mastro: “Cn ribociclib nuove chance per le pazienti ad alto rischio”

(Adnkronos) – “Oltre 38mila donne in Italia ogni anno ricevono una diagnosi di tumore al seno con recettori ormonali positivi e Her2 negativo, una forma di tumore che può beneficiare delle terapie ormonali. Per una parte delle pazienti con caratteristiche di maggiore rischio, il trattamento può essere potenziato con farmaci mirati, come gli inibitori delle cicline. Tra questi c’è ribociclib, al centro dello studio Natalee”. A spiegarlo all’Adnkronos Salute è Lucia Del Mastro, direttore della Clinica di Oncologia medica dell’Irccs San Martino, università di Genova, intervenuta al congresso della Società europea di oncologia medica (Esmo) che si chiude oggi a Madrid. Lo studio Natalee, promosso da Novartis, ha valutato ribociclib in aggiunta alla terapia endocrina nel tumore al seno precoce Hr+/Her2- a rischio di recidiva. “Considerando i criteri dello studio Natalee, oltre il 40% delle pazienti con tumore al seno con recettori ormonali positivi potrebbe rientrare nella popolazione candidata a questo trattamento – sottolinea Del Mastro – Lo studio ha coinvolto donne considerate ad alto rischio di recidiva, sia con linfonodi positivi sia con linfonodi negativi, in presenza di altre caratteristiche biologiche associate a una maggiore aggressività della malattia. In Italia, tuttavia, l’accesso al trattamento rimborsato per le pazienti con linfonodi negativi è soggetto a limitazioni”. 

L’aumento della sopravvivenza delle donne con tumore al seno è legato a due fattori principali: la diagnosi precoce e il miglioramento delle terapie. “Riuscire a individuare il tumore in una fase iniziale aumenta le probabilità di guarigione e consente spesso di ricorrere a trattamenti meno invasivi – evidenzia l’oncologa – Un ruolo importante è svolto anche dalle terapie adiuvanti, cioè quelle somministrate dopo l’intervento chirurgico per ridurre il rischio che la malattia si ripresenti. Tra queste rientrano l’ormonoterapia e, per le pazienti che ne hanno indicazione, gli inibitori delle cicline”. L’aggiunta di un farmaco alla terapia standard può comportare un aumento degli effetti collaterali. Nel caso di ribociclib, spiega Del Mastro, “tra i principali rischi ci sono la riduzione di alcune cellule del sangue, con possibili conseguenze sulle difese immunitarie, e l’aumento degli enzimi epatici, che può indicare un’alterazione della funzionalità del fegato. Si tratta di effetti che, nella maggior parte dei casi, possono essere monitorati e gestiti durante il trattamento, anche se in alcune pazienti può rendersi necessaria la sospensione della terapia”. 

“Nonostante i progressi, una parte delle pazienti presenta metastasi già al momento della diagnosi o sviluppa la malattia a distanza dopo l’intervento e le successive terapie. In questi casi, quando si parla di tumore al seno metastatico, l’obiettivo delle cure è generalmente tenere la malattia sotto controllo il più a lungo possibile, preservando la qualità di vita. Oggi solo una piccola percentuale di donne con malattia metastatica può arrivare alla guarigione – conclude Del Mastro – Per questo la ricerca continua a puntare su trattamenti più efficaci e personalizzati, capaci di ridurre il rischio di recidiva e migliorare le prospettive delle pazienti”. 

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