Oltre 200 incendi sono fuori controllo, mentre il fumo invade il Canada e il Nord-Est degli Stati Uniti. Il Premier attribuisce al governo Trudeau i ritardi nella lotta ai cambiamenti climatici, ma l’opposizione lo accusa di scaricare le responsabilità. Trump punta il dito contro Ottawa e minaccia nuovi dazi

MONTRÉAL – Prosegue l’emergenza incendi in Canada, dove oltre 200 roghi sono fuori controllo, soprattutto in Ontario, la provincia maggiormente colpita (dati aggiornati a venerdì 17 luglio). Secondo il Centro interagenzie canadese per gli incendi forestali (CIFFC), sono 207 gli incendi non contenuti su un totale di 897 attivi. Dall’inizio dell’anno sono già andati in fumo 2,8 milioni di ettari di territorio. L’Ontario ha chiesto l’intervento del governo federale e sta ricevendo il sostegno di vigili del fuoco provenienti da altre Province, tra cui Alberta e Yukon. Sono stati mobilitati oltre 80 aerei ed elicotteri antincendio, mentre altri 39 velivoli sono pronti a raggiungere le zone più isolate per evacuare le comunità, in gran parte indigene. Finora non sono state segnalate vittime.
Il fumo ha provocato un forte peggioramento della qualità dell’aria in numerose città canadesi e statunitensi. Toronto, Detroit, Chicago e Washington figurano tra le città con l’aria più inquinata al mondo secondo IQAir, mentre Environment Canada ha avvertito che le condizioni potrebbero restare molto scarse per tutto il fine settimana.

Sul piano politico, il Primo Ministro Mark Carney ha respinto le critiche sulla gestione della crisi climatica, sostenendo di aver ereditato i problemi dal precedente governo guidato da Justin Trudeau. “Sono appena arrivato. Questa situazione non è il risultato delle azioni del nostro governo”, ha dichiarato, affermando che il Canada ha sofferto per anni di investimenti insufficienti nella riduzione delle emissioni e di rapporti difficili con alcune province. Carney ha spiegato di voler cambiare approccio, puntando su nuovi investimenti per ridurre i gas serra e difendendo il progetto di cattura della CO2
Pathways, collegato al futuro oleodotto dell’Alberta. Le sue dichiarazioni hanno suscitato la dura reazione del leader del Bloc Québécois, Yves-François Blanchet, secondo il quale il Premier non può prendere le distanze da un governo composto in larga parte dagli stessi Ministri dell’era Trudeau. Blanchet ha inoltre criticato la scelta di favorire nuovi progetti petroliferi, ritenendoli incompatibili con gli obiettivi climatici del Paese.
Nel dibattito è intervenuto anche il Presidente americano Donald Trump, che su Truth ha accusato il Canada di non gestire adeguatamente le proprie foreste, ritenendolo responsabile del fumo che ha raggiunto gli Stati Uniti. Il tycoon ha annunciato che sentirà Carney per conoscere le misure adottate contro gli incendi e ha sostenuto che i costi dell’inquinamento dovrebbero essere aggiunti ai dazi già imposti al Canada. Alle sue critiche si sono uniti anche alcuni parlamentari repubblicani del Michigan e dell’Ohio, che chiedono misure più severe nei confronti di Ottawa.
(V.G.)





