Roma, 13 giu. (askanews) – Byd punta a diventare un costruttore europeo a tutti gli effetti, non solo per vendite e presenza commerciale, ma anche per produzione, forniture, prodotti, design e assistenza. E accelera sul radicamento industriale nel continente, mentre il dibattito Ue sul Made in Europe cambia la geografia degli investimenti.
Per questo il gruppo vuole accelerare anche nella ricerca del secondo impianto produttivo in Europa, in attesa dellavvio della produzione nel primo stabilimento in Ungheria entro la fine dellanno. Con Altavilla stiamo lavorando su questo, vogliamo accelerare, ha detto Stella Li, vicepresidente di Byd riferendosi alla ricerca di una struttura produttiva, senza però indicare un Paese in particolare. La scelta dipenderà dalla disponibilità di siti esistenti, dalla competitività della filiera e dallevoluzione del quadro normativo europeo.
Sul tema, oggi a Roma a all’evento Marco Polo organizzato dal gruppo è intervenuto anche Alfredo Altavilla, special advisor per lEuropa di Byd, spiegando che la casa cinese privilegia lacquisizione di impianti già esistenti e sottoutilizzati. Siamo interessati a tutti gli stabilimenti esistenti in Europa sottoutilizzati i cui proprietari sono interessati a venderli, ha affermato, escludendo ipotesi di condivisione produttiva con altri costruttori.
Il nostro processo produttivo è abbastanza peculiare, ha spiegato Altavilla, rendendo poco praticabile una logica di contract manufacturing o di produzione condivisa. Più coerente, per Byd, è rilevare un sito e gestirlo in autonomia. Fra i paesi indiscrezioni stampa hanno indicato la Spagna ma “la decisione finale non è stata presa”, ha detto Altavilla.
Il progetto invece dell’impianto in Turchia “è stato messa in stand-by, ha detto Altavilla, collegando la decisione allevoluzione delle regole europee sul contenuto locale delle auto e al dibattito sul Made in Europe. Altavilla ha chiesto chiarezza sulle regole, in particolare sullipotesi di una soglia del 70% di contenuto europeo. A noi della percentuale non ce ne frega assolutamente niente. Noi arriviamo dovunque dobbiamo arrivare, ha detto. Il problema, ha aggiunto, è capire con quali regole si stabilisce questo numero: a quale livello della filiera si calcola la quota locale, chi certifica, come vengono considerate le batterie e cosa accade nel periodo di transizione.
La strategia europea di Byd passa anche dalla filiera. Stella Li ha spiegato che il gruppo sta qualificando 200 fornitori locali in Europa per ridurre lesposizione alle catene globali e aumentare il contenuto regionale. In futuro vogliamo fare tutto il più possibile localmente, ha detto. Accanto agli impianti, Byd punta a costruire una presenza più solida nella rete commerciale e nellassistenza. Non abbiamo solo bisogno di quantità, abbiamo bisogno di qualità, ha affermato.
Il radicamento riguarda anche i prodotti. Altavilla ha indicato lobiettivo di coprire i principali segmenti europei nellarco di due anni massimo con modelli pensati per il mercato locale. La Dolphin G è il primo prodotto veramente europeo nato da questo team di sviluppo prodotto. Al lavoro cè un team di sviluppo prodotto specifico per lEuropa, mentre il design sarà curato in Italia a Milano.
Byd resta invece fredda sulle joint venture tradizionali. Siamo aperti a ogni opportunità, ma Byd non è adatta alle joint venture, ha detto Li, spiegando che la velocità decisionale del gruppo mal si concilia con governance complesse. Altavilla ha infine chiarito che non ci sono interlocuzioni in corso con il governo italiano su un nuovo impianto. Non abbiamo avuto interlocuzioni con il governo italiano, ha detto. Il punto, ha spiegato, è che Byd cerca brownfield e i brownfield che ci sono in questo Paese sono di proprietà di altri.
