Roma, 8 mag. (askanews) – Negli ultimi anni i lavoratori stranieri hanno generalmente contribuito a espandere lofferta di lavoro nelle economie dellarea euro, alleviandone le eventuali carenze e sostenendo la crescita economica, in particolare nei Paesi in cui i mercati occupazionali risultavano tirati. Ma questo non è avvenuto in Italia: lo rileva un articolo di analisi pubblicato dalla Banca centrale europea sul suo blog.
Lo studio si concentra sul ruolo dei lavoratori stranieri nei mercati dellarea valutaria, in particolare tra 2019 e 2024, e guarda esclusivamente alle dinamiche del lavoro da parte di lavoratori stranieri e al loro diretto impatto sulla crescita economica. Non analizziamo – precisano gli autori – altre conseguenze economiche e sociali dellimmigrazione”.
“Il contributo positivo dei lavoratori stranieri alla crescita economica è variato tra le maggiori economie dellarea, a riflesso di fattori specifici dei singoli paesi. Paesi con tassi di partecipazione relativamente più bassi, come lItalia, hanno visto un aumento della crescita economica sostenuta da maggiori livelli di partecipazione dei lavoratori nazionali. Qui – dice lo studio – i lavoratori stranieri non hanno contribuito in maniera sostanziale alloccupazione e in questo modo alla crescita del prodotto”.
In Paesi in cui i tassi di partecipazione al lavoro sono diminuiti a seguito dellinvecchiamento della popolazione, come la Germania secondo lo studio “i lavoratori stranieri hanno aiutato a mitigare gli effetti dellinvecchiamento e della riduzione della forza lavoro nazionale. In Spagna, lafflusso di lavoratori stranieri ha anche contribuito in maniera rilevante alla crescita , complementando il contributo positivo ma modesto derivante dalla popolazione nazionale che stava invecchiando. Sia in Francia che in Olanda – si legge – i lavoratori stranieri hanno dato contributi rilevanti, sebbene in termini relativi inferiori a quelli di Germania e Spagna”. (fonte immagine: ECB).
