Roma, 22 lug. (askanews) – Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea, che si svolgerà tra domani e giovedì mattina a Francoforte, dovrebbe sancire una interruzione nella manovra di riduzione dei tassi di interesse, dopo otto tagli operati a partire da giugno del 2024 – con una pausa proprio nel luglio di un anno fa – e poi in maniera consecutiva in tutte le successive riunioni. È lattesa dominante degli analisti per gli esiti del direttorio, che comunicherà le sue decisioni alle 14 e 15 di giovedì, mentre mezz’ora dopo si svolgerà la consueta conferenza stampa esplicativa della presidente Christine Lagarde.
Lunico elemento che potrebbe vivacizzare la riunione, sarà la contestuale pubblicazione delle indagini sullattività delle imprese nellarea euro (indici Pmi). In particolare se riportassero netti deterioramenti il consiglio Bce si troverebbe in una posizione più scomoda. Ma difficilmente in misura tale da riconsiderare il mantenimento dei livelli dei tassi, che aveva ampiamente segnalato.
Dal 4% raggiunto nel settembre del 2023, il tasso che resta utilizzato come principale riferimento, quello sui depositi, è stato ridotto al 2% lo scorso giugno. Un livello che è ampiamente considerato neutrale o quasi. Anzi, dai verbali del Consiglio era emerso che alcuni lo ritenevano addirittura espansivo. In sostanza, la Bce dovrebbe limitarsi a formalizzare una pausa per tutta la fase estiva: il successivo direttorio monetario si terrà il 10 settembre.
Questo mentre oltre Atlantico la situazione della Federal Reserve – il cui direttorio (Fomc) sui tassi di interesse si svolgerà la settimana successiva, il 30 luglio – è molto più “animata”, in senso negativo.
Diversi esponenti dellamministrazione Trump hanno rilanciato le pressioni sullistituzione monetaria. Tra questi anche il segretario di Stato al Tesoro, Scott Bessent, che dopo aver lanciato il sasso ha poi ha proverbialmente nascosto la mano.
Ieri in una intervista a Cnbc, a una domanda diretta sul se il presidente della Fed, Jerome Powell, debba dimettersi, Bessent aveva risposto: “penso che quello che ci serve è esaminare lintera istituzione, se abbiano avuto successo nei loro compiti. Dobbiamo chiederci se lorganizzazione ha funzionato”. Non proprio un “no”, quindi.
Successivamente, già ieri era sembrato smorzare i toni e oggi ha ulteriormente aggiustato il tiro, affermando, stavolta a Fox Business, di ritenerlo “un bravo servitore pubblico” e di “non vedere nulla che mi faccia ritenere che dovrebbe dimettersi”.
Una linea ambigua che potrebbe riflettere da un lato la volontà di spingere Powell alle dimissioni, ma dall’altro quella di voler evitare uno scontro aperto – ipotesi su cui finora le reazioni dei mercati sono apparse piuttosto negative – peraltro mentre è controversa la stessa possibilità che la Casa Bianca abbia il potere di rimuovere il capo della Fed.
Il tutto dopo che per mesi il presidente Usa Donald Trump non ha risparmiato le sparate più colorite contro Powell – è arrivato a insultarlo definendolo “uno stupido” – lamentandosi per lassenza di tagli ai tassi di interesse.
Listituzione monetaria finora ha motivato lassenza di tagli ai tassi con lincertezza collegata a una delle misure chiave di Trump, i dazi commerciali, che potrebbero far risalire linflazione. E per parte sua il presidente si è sistematicamente rifiutato di commentare le sparate che lo hanno preso di mira. E ha ripetutamente affermato di voler arrivare a fine mandato: scade a maggio del 2026. Oggi aprendo una conferenza sulle regole prudenziali delle grandi banche, Powell non ha fatto cenno alla questione.
Alcuni esponenti della Fed, tra cui la vicepresidente Michelle Bowman, hanno iniziato a mostrare aperture sulla possibilità di un taglio a luglio. Finora sono sembrati minoritari. Intanto oggi sono ripartiti i deprezzamenti del dollaro, con leuro che nel pomeriggio sale a 1,1733 sulla valuta Usa. (fonte immagine: Federal Reserve).
