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“Basta che se magna”, non più apprezzato dagli elettori

 

Ora è confermata l’attrazione degli ultra-conservatori verso il comunismo. Dopo l’atteggiamento servile del Presidente americano Donald Trump verso Vladimir Putin, ecco che il Wall
Street Journal
propone: “Meet MAGA’s Favorite Communist” (Incontrate il comunista preferito dai MAGA).

 

La sorpresa è che a far apprezzare l’ideologia comunista ai capitalisti ultra-conservatori americani è il filosofo marxista sardo Antonio Gramsci (1891-1937), capo del Partito Comunista d’Italia (PCd’I) dal 1921 al 1924. Gramsci trascorse molti anni in prigione (dal 1926 al 1937) poiché antagonista nei confronti del regime fascista del tempo.

 

Nei suoi scritti, Gramsci sviluppò la strategia, oggi apprezzata dai MAGA (Make America Great Again, lo slogan di Trump), per la quale la cultura e non l’economia rappresenta la base per le vittorie politiche e sociali. Ed ecco perché l’ultra destra di Trump vuole riformare le Università, le tradizioni sociali ed i media (vedasi gli attacchi alla Tv pubblica Pbs ed il servizio radiofonico Voice of America).

 

Per Gramsci al centro della lotta di classe c’è l’egemonia culturale e non quella economica. Principio contraddetto dai risultati storici, per cui in Italia il Partito Comunista non è mai andato al potere, seppur la sinistra abbia avuto una grande influenza nelle Università, nella stampa, e nelle organizzazioni sindacali.

 

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Negli Usa, l’elettorato americano aveva in passato sempre seguito un’altra filosofia italiana: “Colla Francia o colla Spagna, basta che se magna”, la famosa frase resa nota nel 1500 dopo l’accordo tra la Corona d’Aragona ed il Regno di Francia per la spartizione del Regno di Napoli. Infatti, si era sempre creduto che gli americani votassero con il portafogli e non con l’ideologia. La situazione era cominciata a cambiare già nel 1990 con il candidato presidenziale Usa Pat Buchanan, che predicava come la lotta per il potere sarebbe stata “una battaglia culturale tra i tradizionalisti ed i multiculturalisti global-elitisti”, ed elogiava Putin come uno dei suoi “paleoconservatori”.

 

Oggi la filosofia di Gramsci non è solamente apprezzata da entità MAGA come la casa editrice americana Passage Press e da giornalisti come Curtis Yarvin (che ha influenzato il vice presidente Usa, JD Vance), ma anche da conservatori come Giorgia Meloni, Marine Le Pen, Jair Borsonaro e Javier Milei. L’attivista  politico conservatore americano Christopher Rufo ha riassunto questa filosofia per il Wall Street Journal: “Gramsci ci fornisce lo schema di come la politica funziona”.

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