Addio al Rosatellum: proporzionale con premio di maggioranza, ritorno delle preferenze e indicazione del candidato Premier. Novità anche per gli italiani all’estero. Giorgia Meloni esulta, le opposizioni denunciano una “legge truffa” e preparano i ricorsi alla Consulta
ROMA – L’Italia cambia le regole del voto in vista delle elezioni politiche dell’autunno 2027. Con 227 voti favorevoli e 164 contrari, l’8 ottobre scoro la Camera ha approvato definitivamente la nuova legge elettorale, mandando in pensione il Rosatellum. Nessuna sorpresa dal voto segreto, che ha confermato la compattezza della maggioranza di centrodestra. Il nuovo sistema, ribattezzato Stabilicum dai sostenitori e Melonellum dai critici, punta a garantire governi più stabili, ma ha provocato uno scontro durissimo tra maggioranza e opposizioni.
ECCO LE PRINCIPALI NOVITÀ:
Proporzionale con premio di maggioranza. I seggi vengono distribuiti in proporzione ai voti, ma il premio di 70 deputati e 35 senatori scatta se la stessa lista o coalizione arriva prima e supera il 42% dei consensi in entrambe le Camere. Il totale, premio compreso, non potrà superare 220 deputati e 113 senatori, esclusi i seggi della circoscrizione Estero. Se queste condizioni non si verificano, si applica il proporzionale puro.
Tornano le preferenze. Gli elettori potranno indicare fino a tre preferenze, rispettando l’alternanza di genere, tra sei candidati presenti sulla scheda. Resta però il capolista bloccato, scelto direttamente dal partito.
Indicazione del candidato Premier. Ogni lista o coalizione dovrà comunicare, insieme al programma, il nome del candidato alla presidenza del Consiglio. Il suo nome non comparirà sulla scheda elettorale e resteranno intatte le prerogative del Presidente della Repubblica nella nomina del Governo.
Soglie di sbarramento. Confermate al 3% per le singole liste e al 10% per le coalizioni, con i meccanismi di recupero previsti dalla legge.
Più firme per i piccoli partiti. Le formazioni non rappresentate in Parlamento dovranno raccogliere fino a 6 mila sottoscrizioni per collegio, contro le precedenti 1.500, salvo le esenzioni previste.
Voto fuori sede. Diventa stabile la possibilità di votare nel luogo di domicilio temporaneo, a determinate condizioni, per motivi di studio, lavoro, salute e assistenza familiare.
MELONI: “ORA GLI ITALIANI POTRANNO SCEGLIERE” – Grande soddisfazione da parte della Presidente del Consiglio, che rivendica la riforma come un passo avanti verso una maggiore stabilità dei governi e una più ampia possibilità di scelta per gli elettori. “Con l’approvazione definitiva della nuova legge elettorale, quando gli italiani torneranno a votare potranno scegliere tutto: il partito, la coalizione, il programma, il candidato Premier e, di nuovo, il proprio parlamentare”. Per Giorgia Meloni, governi stabili e maggiore partecipazione significano più continuità, responsabilità e capacità di rispondere ai bisogni dei cittadini. La Premier sottolinea anche la compattezza del centrodestra: “A chi sperava di vederci divisi, oggi rispondiamo con i fatti: siamo uniti, compatti e determinati”. E conclude: “Avanti così”.

LE OPPOSIZIONI: “UNA LEGGE TRUFFA” – Durissima la reazione delle opposizioni, che hanno protestato nell’Aula di Montecitorio esponendo cartelli contro la riforma. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, accusa il governo di essere “indifferente ai problemi degli italiani” e di voler “manomettere la Costituzione” pur di modificare le regole elettorali. Ancora più sarcastico Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, secondo il quale nella nuova legge “manca solo indicare che il premio di maggioranza va a una premier con gli occhi chiari”. Entrambi contestano soprattutto l’eliminazione delle precedenti garanzie sull’equilibrio di genere tra i capilista, temendo una riduzione della presenza femminile in Parlamento. Per Riccardo Magi, segretario di +Europa, la legge presenta profili di incostituzionalità e la battaglia deve ora proseguire nelle sedi giudiziarie.
PRONTI 30 RICORSI ALLA CONSULTA – Lo scontro, infatti, non si ferma al Parlamento. La Rete per un voto libero e uguale, composta da costituzionalisti, avvocati e cittadini, ha annunciato il deposito di 30 ricorsi davanti ai tribunali dei 29 distretti di Corte d’Appello, a partire dal 26 ottobre, giorno dell’entrata in vigore della legge. Sei i principali profili di possibile incostituzionalità individuati dai promotori: il premio di maggioranza e i suoi effetti sull’autonomia delle due Camere, il meccanismo di assegnazione dei seggi, la libertà di scelta degli elettori, l’equilibrio di genere, l’indicazione obbligatoria del candidato Premier e l’aumento delle firme richieste ai piccoli partiti. Secondo il costituzionalista Enrico Grosso, alcuni aspetti della riforma richiamano disposizioni già censurate in passato dalla Corte costituzionale. L’obiettivo è ottenere una pronuncia prima delle elezioni del 2027, possibilmente già a febbraio. Ma tempi ed esito restano incerti: saranno i giudici a decidere se sottoporre le questioni alla Consulta. La legge è stata approvata, ma la battaglia sulle regole del voto è tutt’altro che conclusa.





