di Alessandra Cori
Con l’accordo commerciale UE-India possono aprirsi grandi opportunità per il settore agroalimentare Made in Italy, ma non per tutti i settori. Alcune tipologie di produzioni saranno infatti avvantaggiate dall’apertura di uno dei più grandi mercati al mondo, un paese con 1,4 miliardi di abitanti, ma altre, invece, difficilmente otterranno benefici immediati e diretti.
La popolazione indiana è sostanzialmente vegetariana e pertanto tra i settori che difficilmente beneficeranno dell’apertura delle frontiere ce ne sono due che invece sono veri e propri fiori all’occhiello del Made in Italy alimentare. Fuori dai giochi sono, ad esempio, i salumi italiani che non riusciranno a farsi largo sulle tavole degli indiani neanche se ci fosse un azzeramento dei dazi all’ingresso su quel mercato.
Allo stesso modo non ci saranno grandi opportunità per il comparto lattiero caseario. Il motivo è da ricercarsi nell’uso di caglio animale, non conforme ai dettami della religione induista. Aspetto quest’ultimo che blocca la promozione dei nostri formaggi.
Ma se queste sono le note dolenti dell’accordo, è anche vero che dall’intesa sono previste grandi opportunità. Ad esempio, si potrebbero aprire significative chance di mercato per l’olio d’oliva anche se c’è da fare un enorme lavoro di avvicinamento al consumo per persone che difficilmente hanno avuto finora contatti questo alimento, centrale nella Dieta Mediterranea.
Allo stesso modo, grandi spazi si possono aprire per il comparto dolciario e dei prodotti da forno. Categoria che vanta oggi veri e propri appassionati in tutto il mondo e che ha tutte le carte in regola per fare breccia anche nei palati indiani.
Tuttavia, dove si nutrono davvero grandi aspettative è nel settore dei vini e dei distillati. Settori finora molto penalizzati dai pesantissimi dazi all’ingresso, con percentuali di imposizione fino al 150% e che, con l’accordo, adesso scenderanno gradualmente, nel giro di 7-8 anni, fino ad avvicinarsi alla soglia del 20%.

In questo modo si aprirebbe per il vino e i distillati italiani davvero un’opportunità sconfinata. Basti pensare che, a causa dei dazi elevati, lo scorso anno in India sono arrivati vini europei per circa 7 milioni di euro. E ad appena 2 milioni è ammontato il fatturato in India dei vini italiani su un giro d’affari totale all’export di 8 miliardi.
“Questa partnership – ha commentato il presidente dell’Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi – offre una possibilità commerciale in un mercato con una classe media in rapida ascesa, ma soprattutto rappresenta una reazione chiara e positiva dell’UE alle tensioni geo economiche sofferte dal Vecchio Continente. Il vino italiano ha estremo bisogno di politiche commerciali aperte per diversificare maggiormente un raggio di azione ancora limitato, se si considera che il 60% del proprio export è concentrato in soli cinque Paesi. Questo accordo, come quello con il MERCOSUR – per cui auspichiamo l’applicazione provvisoria – è perciò importante e dimostra l’importanza della diplomazia del business”.
“La firma dell’accordo di libero scambio con l’India – ha ribadito il presidente di Federvini, Giacomo Ponti- rappresenta un traguardo di straordinario valore per i nostri comparti e per l’economia europea nel complesso. Esprimiamo soddisfazione per l’impegno profuso dalla Commissione Europea nel rimuovere barriere che, per decenni, hanno reso le nostre produzioni marginali in un mercato dalle ampie prospettive di sviluppo. La riduzione progressiva dei dazi, che scenderanno fino al 20-30% nell’arco di sette anni, restituisce finalmente competitività ai nostri prodotti. In uno scenario internazionale segnato da instabilità e necessità di diversificazione, l’apertura dell’India costituisce una direttrice di crescita strategica per la resilienza della nostra filiera”.





