Mostre, incontri e documentari per raccontare il Made in Italy. A Il Cittadino, la curatrice Clara Tosi Pamphili parla di artigianato, intelligenza artificiale e opportunità in Canada

Daviau e Chantal Durivage. Da sinistra, in prima fila: Rebecca
Scano, Enrico Pavone, Clara Tosi Pamphili e Antonio Franceschini
MONTRÉAL – Con l’inaugurazione della mostra ‘Italia è Moda’, esposta fino al 23 agosto presso il Fairmont The Queen Elizabeth Hotel di Montréal, si è dato ufficialmente il via alla seconda edizione delle Giornate della Moda Italiana nel Mondo, il format lanciato l’anno scorso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) come strategia di promozione internazionale del sistema-moda italiano attraverso la rete diplomatica e culturale. Con il sostegno dell’Ambasciata d’Italia a Ottawa, del Consolato Generale d’Italia a Montréal, dell’Istituto Italiano di Cultura di Montréal e dell’ICE di Montréal – Delegazione Commerciale d’Italia, Italian Trade Agency, in occasione del vernissage di apertura, sono intervenuti per illustrare i contenuti dell’iniziativa e le collaborazioni in corso: Enrico Pavone, Console Generale d’Italia a Montréal; Rebecca Scano, Capo dell’Ufficio Culturale, Comunicazione e Stampa e Portavoce dell’Ambasciata d’Italia ad Ottawa; Elisa Valentin, sous-ministre adjointe alle relazioni con Europa, Africa, Medio Oriente e alla mobilità internazionale giovanile del Ministero delle Relazioni internazionali e della Francofonia del Québec; Francesca Calamaro, Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Montréal; Jean-François Daviau, cofondatore e Presidente del M.A.D. Festival; Clara Tosi Pamphili, curatrice della mostra ‘Italia è Moda’ e Antonio Franceschini, Responsabile Nazionale CNA Federmoda. Il Console Generale d’Italia, Enrico Pavone ha rappresentato il valore del settore moda italiano portando i numeri che questo rappresenta per l’Italia ed ha illustrato le possibili opportunità che questo ha in Québec, mentre Rebecca Scano, dell’Ambasciata d’Italia ad Ottawa, ha esplicitato il supporto che la Farnesina intende dare al settore e come in Canada si possano sviluppare azioni di supporto. La Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Montréal, Francesca Calamaro, nel presentare l’iniziativa e il ruolo delle Associazioni italiane del settore, ha evidenziato l’importanza della collaborazione con il M.A.D. Festival (Mode Arts et Divertissement), e ancora sulle possibili collaborazioni bilaterali si sono soffermati Elisa Valentin e Jean-François Daviau. A chiudere gli interventi è stato Antonio Franceschini, Responsabile Nazionale CNA Federmoda che ha ribadito il valore che l’artigianato e le piccole imprese hanno nel contesto della moda italiana ed il valore aggiunto rappresentato dalle filiere e dai distretti produttivi.
Il programma montrealese. Lunedì 17 agosto, al Fairmont The Queen Elizabeth Hotel, Clara Tosi Pamphili, curatrice del progetto, storica della moda, docente, vicepresidente di PalaExpo e fondatrice di A.I. Artisanal Intelligence, è stata protagonista di un incontro condotto dal giornalista Stéphane Le Duc. Il programma è proseguito martedì 18 agosto all’Istituto Italiano di Cultura di Montréal, con la proiezione di Grand Tour – Viaggio attraverso le Accademie delle Arti e dei Mestieri, un documentario scritto e diretto da Alessandro Manieri che ha portato il pubblico nelle accademie di alcune prestigiose maisons italiane. Giovedì 20 agosto, sempre all’IIC, è stato poi proiettato Costumitaly, documentario dedicato al ruolo del costume nel cinema e nel teatro e ai grandi maestri italiani, tra cui Piero Tosi e Danilo Donati; un viaggio tra moda, cinema e storiche sartorie, per valorizzare il patrimonio artigianale italiano. Da lunedì 24, la mostra è stata poi trasferita da Montréal a Philadelphia per la seconda tappa del 2026.




L’intervista a Clara Tosi Pamphili. Clara Tosi Pamphili è una delle personalità più influenti della scena creativa italiana attuale, come curatrice, storica della moda e docente, impegnata nella valorizzazione dell’eccellenza del saper fare artigianale italiano e nel promuovere il dialogo tra tradizione manifatturiera e creazione contemporanea. Concepisce e dirige mostre, progetti di ricerca ed eventi internazionali dedicati al rapporto tra artigianato, innovazione e identità culturale. Lei si è laureata in Architettura con Giorgio Muratore e con una tesi in Storia delle Arti Industriali. Seguendo la multidisciplinarità dell’approccio verso l’arte, come è avvenuto nella sua carriera il passaggio verso la moda? “Inizialmente in effetti mi piacevano la matematica, il calcolo, le strutture, volevo progettare ponti… poi mi sono innamorata della storia delle arti applicate, scoprendo esempi come quello di William Morris [textile designer britannico dell’800] e a discipline del design che ho trovato molto sviluppate in Francia e in Inghilterra, ma non in Italia. La mia passione per il cinema mi ha trainata verso un interesse per gli abiti e costumi di scena”. Attualmente si dedica dunque principalmente alla ricerca e la conservazione degli archivi di sarti e costumisti italiani, rivelando un patrimonio unico… “Con Nova Arca, di Costantino Pamphili e Leonardo Lombardelli, abbiamo sviluppato un sistema di archiviazione digitale che offre una visione completa del prodotto, sia esso un’opera d’arte o un manufatto sperimentale. Nova Arca: The New Encyclopedia of Making proclama di avere come mission il mettere l’intelligenza artificiale al servizio dell’artigianato umano. È un database di materiali, prodotti, artigiani, schede sugli aspetti commerciali, l’export, il fatturato, ma anche su aspetti non oggettivi, il perché, il come. È utile per i musei, per i collezionisti, ma soprattutto per tramandare un sapere. Inserisce anche dati diciamo emotivi, trasversali. Il tailleur rosa di Jacqueline Kennedy non è rimasto iconico perché era di Chanel, ma perché ha avuto un significato politico… Le più importanti sartorie al mondo di costume cinematografico, anche per i film americani, sono romane e hanno ragione di avere degli archivi. Le prime sartorie di fine ‘800 trasformavano vestiti vecchi, manipolavano capi noleggiati. Per questo nell’esposizione abbiamo appeso i capi, senza manichini: l’abito è un documento da leggere”. Quando ha sentito l’esigenza di mettere su un progetto suo sull’artigianato e l’alta qualità sartoriale? “Una ventina d’anni fa, quando Silvia Fendi, presidente di AltaRoma, mi ha chiamata a lavorare per lei. Non si voleva contrastare Milano, capitale della moda, ma creare e mettere in luce qualcosa di diverso… io dico sempre che gli artigiani sono scienziati, non sono solo manovali, c’è un saper fare di testa”. E questo passaggio generazionale? Questo uso dell’intelligenza artificiale? “È solo che positivo. È evoluzione vera e propria. Vedo l’intelligenza artificiale come un frigorifero per uno chef; è uno strumento che serve. Sono un’ottimista di natura, ci sarà sempre una capacità selettiva. E poi, questa generazione è più generosa, più incline all’open source e alla condivisione, meno schiava dell’aspetto economico e più attenta a quello etico. Trovo che i giovani siano più attenti ai discorsi sul futuro e indubbiamente innamorati dell’artigianato. Un po’ come è successo con la cucina: 20 anni fa se dicevi che facevi il cuoco sembrava un mestiere umile, oggi? Il know how ha tutto un altro valore”. Cosa pensa che manchi ancora nella promozione e protezione dell’artigianato sartoriale italiano? “Dovremmo perdere un po’ il complesso di sembrare poveri che ci portiamo dietro ancora dal dopoguerra. Questo credere che crearsi e cucirsi le cose da soli, girare un cappotto, sfoderare, rammendare, riparare, sia da pezzenti. La nostra forza maggiore è proprio quella, è nell’artigianato”. In questa esposizione itinerante ‘Italia è Moda’ cosa si mette in mostra? “Qui abbiamo portato 13 brand, dal piccolo al grande. Abiti, scarpe e accessori dalle grandi maison ai giovani designer. Il percorso comprende pelletteria, calzature, occhialeria, gioielleria e cosmetica, arricchiti da contenuti audiovisivi e installazioni digitali. Tra i pezzi più prestigiosi figurano due costumi originali del film Casanova di Federico Fellini, disegnati da Danilo Donati e realizzati dalla Sartoria Farani, premiati con l’Oscar per i migliori costumi nel 1977. Ma una mostra è un’orchestra, non puoi
togliere nessuno perché ne risente il suono generale. Dobbiamo essere molto più orgogliosi anche delle piccole storie, è una questione di narrazione”. Première in Canada? Cosa ne pensa di Montréal? “Ho sempre immaginato Montréal come avveniristica, la metropoli dell’Expo, degli anni ’60 senza proibizionismo, un posto speciale. In Canada non c’è una tradizione di moda e un’abitudine naturale allo stile e questo si vede. Ma c’è una curiosità
che apre a delle opportunità, servirebbe forse un discorso formativo e informativo. È un nuovo mondo da scrivere rispetto all’Europa”.





