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I figli degli immigrati ringraziano l’Italia con intimidazioni, saccheggi e violenze

Le violenze, i vandalismi e i saccheggi di negozi di lusso avvenuti recentemente a Milano ad opera di una massa di giovani tra cui fanno spicco per numero di presenze gli immigrati di seconda generazione, soprattutto magrebini, sono oggetto di mille discussioni, analisi e polemiche nel Belpaese dove le chiacchiere abbondano. Molti italiani, buonisti di natura e amanti del diverso, invocano a discolpa di questi vandali il malessere esistenziale di giovani che vorrebbero tanto parlare ma che nessuno ascolta.

 

Io stesso ho constatato innumerevoli volte in Italia, dove mi reco spesso, questo malessere. Ma l’ho constatato negli italiani, ormai tutti in avanti con gli anni, e l’ho sperimentato io stesso. Il malessere è causato dalla presenza di una moltitudine di individui originari di altri paesi, che fanno i propri comodi e spesso intimidiscono con il loro fare aggressivo e antisociale gli italiani. A Trieste, città che conosco bene, frequenti sono gli scontri violenti tra gruppetti di afgani e di pachistani. Sui treni il controllore evita in genere di verificare il biglietto agli stranieri di una certa provenienza geografica, se questi si tengono in gruppo, per tema di una loro reazione violenta. Nella metropolitana di Roma vi sono decine di borseggiatori e soprattutto borseggiatrici, giunti da altrove, che agiscono impunemente. L’ultima volta che mi sono trovato a Roma sono stato preso a bersaglio, nella metropolitana, per ben due volte da borseggiatori-borseggiatrici dai metodi quasi violenti che agiscono in gruppo. Gli episodi di comportamenti illeciti da parte di questi nuovi italiani, di cui io sono stato testimone diretto, sono troppo numerosi perché io ne parli qui.

 

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E come reagiscono gli italiani a questo vero e proprio caos? Agli italiani, i quali in gran parte godono nel dire “io non mi sento italiano”, non bisogna chiedere solidarietà e coraggio nel difendere il proprio Paese. Loro ragionano in termini ideologici, universalistici, sostanzialmente antinazionali. Il loro vero nemico è chi appartiene alla fazione avversa. Gli odi civili sono una loro specialità. E oggi molti di loro odiano a morte la Meloni e il suo governo.

 

In Canada si impara che nulla è più educativo della sanzione. Ma le sanzioni sono carenti in Italia, a causa anche della latitanza dei preposti alla sorveglianza (ad esempio gli addetti al controllo dei tornelli nelle metropolitane). Inoltre, i poliziotti hanno le mani legate e temono anche per la propria incolumità, venendo non di rado aggrediti e malmenati da immigrati senza fissa dimora. Tra i magistrati, invece, numerosi sono quelli ideologizzati fino al midollo e contrari all’azione dell’attuale governo. In definitiva, la causa principale del disordine italiano è la remissività nei confronti di un abusivismo immigratorio che da decenni affligge un Paese abitato da un popolo che è stato dominato nei secoli dagli stranieri e che è un analfabeta in materia d’immigrazione. A mio parere, il “sanfranceschismo” del popolo della penisola, l’ecumenismo vaticano, l’internazionalismo marxista, e la cosiddetta moral suasion e l’antisovranismo del presidente Mattarella, presidente ideale dell’intera umanità, sono le concause dello sfascismo attuale.

 

In Italia è stata fatta valere l’idea che l’istituzione di corsi d’arabo per i poliziotti permetterebbe finalmente di capire i desiderata dei “maranza”. Io immetterei, invece, nei ranghi dei nuovi tutori dell’ordine un certo numero di italo-magrebini, i quali, sono sicuro, comunicherebbero molto bene con i loro connazionali. Ma affinché questa comunicazione potesse avere i dovuti effetti, si dovrebbe permettere a questi agenti di usare lo stesso convincente linguaggio che la polizia locale usa in Tunisia, in Egitto, in Algeria o in Marocco contro i devianti e i trasgressori. Sono sicuro che, grazie a questi nuovi agenti dell’ordine italo-magrebini, i risultati positivi per l’ordine pubblico non tarderebbero a farsi sentire nel Belpaese.

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