WORLD PASTA DAY
di Alessandra Cori
Il 25 ottobre scorso si è rinnovato il World Pasta Day, attraverso eventi, maratone social e celebrazioni in tutto il mondo, per ribadire il ruolo strategico del comparto nel panorama agroalimentare italiano e internazionale.
L’industria italiana si conferma leader mondiale del settore: nel 2025 sono state prodotte oltre 17,3 milioni di tonnellate di pasta nel mondo, di cui in Italia quasi 4,2 milioni di tonnellate. Di queste, 2.456.940 tonnellate (+2,1% rispetto al 2024) di pasta, per un valore di quasi 4 miliardi di euro, vanno all’export, di cui 1,3 milioni di tonnellate è destinato ai paesi dell’Unione europea.
Inoltre, l’aumento dell’export registrato nel 2025 si conferma anche nel primo semestre del 2026. È dunque un dato di fatto che l’industria pastaria italiana rappresenti un asset strategico dell’agroalimentare italiano, nonostante uno scenario caratterizzato da pesanti dazi all’export in USA, inflazione, conflitti, aumento dei costi delle materie prime e cambiamenti climatici che influenzano i raccolti del grano duro.
La pasta è un simbolo identitario dell’Italia e un patrimonio culturale che negli anni si conferma sempre di più capace di generare valore economico.
A prescindere dalle polemiche sulla valorizzazione del grano duro italiano e del fatto che restiamo comunque deficitari di oltre il 40% di materia prima, la filiera in senso stretto, dalla coltivazione del frumento duro nazionale all’industria molitoria fino a quella della trasformazione e produzione della pasta, ha raggiunto un fatturato di 13,5 miliardi di euro, generando 3 miliardi di euro di valore aggiunto, con una produzione nazionale di 4,2 milioni di tonnellate, di cui circa il 60% destinato ai mercati internazionali. Il comparto coinvolge 128 mila imprese e sostiene 32 mila occupati, confermandosi uno dei pilastri dell’industria alimentare italiana. Ma se si allarga il quadro anche alla cosiddetta “filiera estesa”, che comprende, ad esempio, la fornitura di packaging e la logistica fino alla ristorazione, il valore generato arriva a 24,6 miliardi.

Ma la pasta non ha solo un ruolo nel sistema economico: è anche catalizzatore di convivialità. Secondo uno studio di Unione italiana Food, oltre 8 italiani su 10 non rinunciano alla socialità del consumo e il 68,6% dei giovani ha consumato pasta “fuori orario” nell’ultimo anno, soprattutto in occasioni legate alla socialità. Il valore della filiera è dimostrato anche dal fatto che, mentre i consumi alimentari sono fermi da un decennio, pasta, pane e cereali resistono e aumentano del 2,2%.
Lo studio ha indagato “come sarebbe una vita senza la pasta”, decretando che per oltre 9 italiani su 10 sarebbe più povera sia dal punto di vista culturale che gastronomico. Inoltre, oltre 3 italiani su 4 la associano a piacere ed emozione e oltre 8 su 10 la considerano simbolo di eccellenza del Made in Italy. Inoltre, per il 43,4% degli intervistati, è anche una soluzione al carovita, grazie al suo prezzo accessibile.
Altri dati evidenziano che, tra i cambiamenti negli stili di vita che potrebbero in futuro condizionare il consumo di pasta, secondo gli italiani, ci sono principalmente quelli legati a salute e sostenibilità, seguiti dall’apertura al nuovo, intesa come contaminazione tra cucine diverse e ricerca di nuove ricette e abbinamenti. Il fattore tempo, fra pasti veloci e consumi fuori casa, rimane un condizionamento per oltre la metà degli intervistati. Gli italiani chiedono alla pasta del futuro di mantenere principalmente due promesse: restare accessibile economicamente e simbolo dell’eccellenza alimentare italiana. L’apertura a nuove esigenze alimentari è richiesta, ma senza rinunciare al legame con la tradizione.
I pastai di Unione Italiana Food concretizzano l’impegno per il futuro della pasta in un manifesto che indica tra le priorità “la costruzione di una filiera più competitiva, il sostegno all’export e l’investimento nei giovani e nell’innovazione”.
“La leadership italiana della pasta va ben oltre i risultati commerciali – commenta Paolo Barilla, Presidente di Unione Italiana Food – ma il contesto globale sta cambiando rapidamente e impone alle imprese di continuare a innovare e adattarsi a scenari sempre più complessi. La sfida è quindi preservare ciò che rende unica la pasta italiana, investendo al tempo stesso in ricerca, sostenibilità, tecnologie e nuove competenze. La sfida dei prossimi anni sarà dunque continuare a innovare senza perdere la nostra identità”.





