Roma, 22 ott. (askanews) – Come certe telenovele che andavano in onda sulle reti commerciali negli anni Ottanta, quando “anche i ricchi” piangevano ma, in generale, piangevano tutti, ricchi, poveri e ceto medio, molto meno di oggi – con mezzo Paese bloccato, i supermercati che cominciano a svuotarsi al Sud e le pompe di benzina a secco – va in scena l’ennesima querelle tra i due ex alleati del Terzo Polo, Carlo Calenda e Matteo Renzi.
E’ una nuova puntata dell’antica, lunghissima, tenzone all’origine del naufragio del Terzo Polo e fattrice di una litigiosità tra i due, che affonda le radici non solo in diverse scelte politiche, ma anche in una “diversità” rispetto all’altro, che ciascuno dei due rivendica orgogliosamente, e che si declina, di volta in volta, in attacco polemico, battuta sarcastica, accusa, indifferenza ironica, allusione a pillole e composti farmaceutici e, ogni tanto, anche offesa. Con la capacità, comunque, di stare sempre sul tema del giorno e oggi, dopo i sospetti di “guerra ibrida” rilanciati dal ministro Crosetto e smentiti dal collega Piantedosi, dopo la richiesta di informativa avanzata dalle opposizioni e dopo quattro anni di guerra in Ucraina, il tema del giorno non poteva che essere la Russia.
Dunque, il caso deflagra dopo le parole di Calenda al “Corriere della Sera” a proposito delle presunte interferenze russe sui paesi europei e sulle loro dinamiche politiche. Giugno 2016, oltre dieci anni fa, referendum sulla Brexit. “Con Matteo Renzi eravamo insieme al governo, telefonammo a Putin per chiedergli se c’erano loro dietro la campagna dei Comitati in Gran Bretagna. Lui ci rispose: ricordatevi che la stampa è libera…”. Il tempo di leggere la rassegna stampa e Renzi fa rispondere l’ufficio stampa di Italia Viva, che smentisce tutto, quelle di Calenda sono “frasi lunari” ma non solo solo “fake news” – insomma mai chiamato insieme Putin per chiedere conto del referendum inglese – ma “costituiscono piuttosto l’ennesimo segnale di una mitomania progressiva del segretario di Azione”. E, si sa, esattamente come un’altra categoria di persone, “i mitomani non possono essere smentiti: devono essere solo aiutati”.
Arriva, ovviamente, la replica di Calenda che conferma “parola per parola quanto detto sulla telefonata con Putin, Renzi e l’allora ministro dell’Industria russo”, fatto peraltro “raccontato in mille interviste” e “scritto in un mio libro” e, a scanso di equivoci, di telefonate del genere “resta traccia” nella segreteria di Chigi. Insomma, basta verificare. Poi l’affondo: “Probabilmente Renzi, che ricordo fino all’invasione su larga scala dell’Ucraina faceva parte del Cda di una società russa, non vuole far dispiacere a vecchi e nuovi clienti ricordando questi trascorsi”.
Manco a dirlo segue nuova nota dell’ufficio stampa di Italia Viva che, mentre, oramai, indica Calenda come “il mitomane” e ribadisce che non era presente al fatto: “La telefonata in cui Renzi chiamò Putin per chiedergli conto delle interferenze russe e di Russia Today fu effettuata dal solo Renzi, che si trovava in quel momento nella sua casa di Pontassieve”. Basta (o forse no).





