Roma, 10 ott. (askanews) – “Con tutti i partiti che c’erano, ne serviva proprio un altro? Rivolto la domanda: con tutta l’astensione che c’è, era proprio necessario aspettare così tanto per provare a dare un’altra offerta ai cittadini?” E’ con questa domanda che Ernesto Maria Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, presenta ‘Più Uno’, il movimento diventato partito, oggi a battesimo a Roma con la prima assemblea. Al fianco di Ruffini l’ex capo della Polizia Franco Gabrielli. “L’esattore e lo sbirro”, li chiamano i maligni. “Sempre meglio di un evasore e un delinquente”, la replica ironica dell’ex poliziotto.
“Il compito di Più Uno – spiega Ruffini – sarà quello di portare tutti gli uno che sono rimasti a casa perché non si sentono rappresentati dall’attuale offerta politica. Di fronte a questo astensionismo e allo scempio che è stato fatto della rappresentanza dei cittadini con l’approvazione della legge elettorale da parte della destra penso che sia necessario riportare tutti quanti a occuparci di questo paese”.
Nel manifesto, presentato oggi insieme al nuovo logo, al centro la parola “uguaglianza”, con un’idea di “riformismo” che è “radicalità” ma non “estremismo”. Radicalità che vuol dire “andare alla radice dei problemi, non accontentarsi di governarne gli effetti, ma intervenire sulle cause che li producono”. L’obiettivo è quello di “una comunità nazionale più libera perché offre più possibilità, più solida perché meno divisa, più competitiva perché mette a frutto un numero maggiore di talenti, più europea perché consapevole del proprio ruolo”.
Per farlo serve una coalizione unita, con un programma chiaro e condiviso. Più concentrata sulle idee e meno sulla scelta del leader. “Penso che sia doveroso in questo momento che tutte le forze politiche di centrosinistra siano generose e si trovi un nome indipendentemente dallo svolgimento delle primarie, perché si dimostrerebbe grande responsabilità politica. Dopodiché un terzo nome non esiste se prima non ci si mette d’accordo sul cosa si vuole fare e cosa si va a proporre ai cittadini perché il problema non è di trovare una persona, donna o uomo che sia, ma il problema è cosa si sta offrendo come offerta credibile ai cittadini per dire siamo meglio noi per governare il futuro di questo Paese i prossimi anni con un patto che dovrebbe durare più di una legislatura”, ha detto. Se poi ci saranno le primarie, che non auspica, è “ovvio che dovremmo esserci e vedremo poi come, sperando che siano a doppio turno con il voto possibilmente digitale, ma è l’ultimo dei problemi”. Però, ha chiarito, “non bisogna vincere le primarie, bisogna vincere le elezioni e cercare di far sì che la destra non rivinca le prossime elezioni”.
Anche perchè le politiche rappresenteranno “uno spartiacque, anzi due”. Il primo è costituzionale perché “la posta in gioco dichiarata dalla destra non è solo il governo ma soprattutto la conquista della presidenza della Repubblica” e “portare il Paese verso il presidenzialismo di fatto senza dirlo”. E’ questo l’obiettivo di una destra che prova “indifferenza verso la Costituzione e l’equilibrio dei poteri”. Il secondo spartiaque è l’Europa: “Si discute se abbia ancora senso un’Europa unita, a iniziare dalla difesa comune. Ovunque crescono destre che vogliono smontare l’Europa e il confine tra estrema destra e conservatori si fa sempre più labile. Anche questo si decide alle prossime elezioni: da che parte sarà l’Italia in Europa e da che parte sarà l’Europa nel mondo. L’Europa è il nostro bene comune e va difeso”.
“Abbiamo scelto di essere nel centrosinistra – ha concluso – perché è lì che vivono le idee in cui crediamo, l’uguaglianza scritta nella Costituzione, l’Europa come casa comune, uno Stato che rimuove gli ostacoli invece di alzarli. Non siamo di centro, lo abbiamo detto in queste settimane, siamo di centrosinistra e non crediamo che il centro sia un pezzo da aggiungere a qualcun altro per completarlo. Crediamo nell’ambizione di tenere insieme le culture che vogliono cambiare il Paese: il cattolicesimo democratico, la sinistra riformista, la tradizione liberale, l’europeismo, l’ambientalismo. E abbiamo l’ambizione di parlare a tutti, non a una parte del Paese, e quell’ambizione però si è persa per strada. Noi vogliamo riprenderla, provarci, senza chiedere a nessuno nella nostra casa di lasciare fuori dalla porta la propria storia”.





